Andrea Vitali, scrittore burrocentrico

andrea vitali 1E’ nato a Bellano nel 1956, sulla sponda orientale del lago di Como, dove ancora vive e svolge la professione medica, ma è a tutti noto quale autore di numerosi romanzi di successo, tra cui La figlia del podestà, Olive comprese, Almeno il cappello, Zia Antonia sapeva di menta e tanti altri volumi. Andrea Vitali è un autentico autore di best sellers, i cui libri di punta sono tutti editi da Garzanti. Per le edizioni Mondadori, nella nuove collana “Madeleines” ha invece pubblicato quest’anno  la “food novel” – come si dice oggi che il cibo va tanto di moda – Le tre minestre, testo in cui al centro del racconto vi sono i ricordi e i sapori dell’infanzia. Terminata la parte narrata, il libro chiude con un ricco ricettario che ripercorre l’intera narrazione. Volete dunque sapere cosa domina – perfino sfacciatamente – in tutto il libro? Il burro. Scopriamo così che Vitali è un autore burrocentrico, come lo erano del resto le sue zie, soprattutto, le tre minestre/ministre del racconto. Addirittura: nel ricettario proposto in coda al libro, il burro compare anche là dove oggi non è più utilizzato, essendo stato ormai totalmente sostituito dall’olio da olive, ma, appunto, si tratta di una storia che rievoca l’infanzia vissuta in prima persona dall’autore. Vitali tuttavia riconosce, anche all’intero della stessa narrazione, che si tratti effettivamente di “demonizzato alimento”, però l’abitudine era l’abitudine: “… il burro era, oltre che alimento, anche elemento insostituibile nella personalissima biochimica della zia Cristina. Il suo metabolismo non poteva farne a meno. Mancandole, ne pativa una sorta di crisi di astinenza con effetti variabili tra i quali la provazione di sonno (che le era altrettanto necessario per prendere qualunque decisione), fenomeni di disorientamento spazio-temporale o di franco sonnanbulismo”. Ciò che non deve assolutamente sorprendere, è invece il fatto che in un luogo in cui pur si produceva un po’ d’olio da olive, intorno al lago di Como, il consumo di burro era di gran lunga prevalente. Tant’è che nelle ricette sono rare le prosenze dell’olio, che non viene nemmeno chiamato per nome: è l’olio e basta, senza alcuna qualifica legata alla tipologia da cui si ricavava. E l’olio tra l’altra compariva alquanto raramente da solo in ricetta; e quando compare, è sempre in combinata con il burro. Questa, dunque, è stata la consuetudine fino a non molto tempo fa nell’Italia del Nord. Non era certo terra di consumo d’olio da olive, nonostante la presenza di qualche sparuto olivo. La conversione è solo storia recente. E che Dio allora benedica l’avvenuta conversione, nelle cucine degli italiani del Nord, all’olio da olive. Amen.

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Una risposta a Andrea Vitali, scrittore burrocentrico

  1. anna scrive:

    Purtroppo non sempre è così. Io vivo nell’Oltrepò Pavese e oramai da parecchi anni ho eliminato il burro sostituendolo con l’extra vergine anche nella preparazione dei dolci.
    Recentemente sono stata quattro giorni in vacanza in Liguria e ho notato che nell’albergo dove soggiornavo con mia nipote spesso nella preparazione dei piatti utilizzavano il burro che decisamente stonava in un territorio come quello delle Cinque Terre dove si produce dell’ottimo olio.

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