Libri buoni per nutrire di sapere la nostra estate

io e i libri 1Leggere è come mangiare, ci si nutre allo stesso modo. Lo si può fare contro voglia o con grande piacere, se non perfino con un forte senso di appagamento. Il nostro approccio con i libri, in fondo, è giusto dirlo, può forse dipendere in gran parte dalle proposte che si aprono al nostro sguardo. In qualche modo ci condizionano le segnalazioni dei libri, in negativo come in positivo. Tant’è che non sempre – occorre ammetterlo – troviamo in libreria tutto ciò che merita di prestare la giusta attenzione. Spesso vi sono i libri scelti per essere destinati a scalare le classifiche. Così, per non rimanere prigionieri del conformismo, ho preparato per voi una lista di libri buoni e saporiti, in grado di nutrire la mente e renderla più sensibile ai temi irrinunciabili, o comunque anche a quegli aspetti divertenti e leggeri, ma non per questo meno utili e preziosi.

Ecco la lista dei libri per l’estate che ho selezionato per voi. Non compare l’olio, già, anche perché perché l’uomo non può vivere di solo olio. Tuttavia, se qualcuno volesse ad ogni costo un titolo in cui l’olio entra nella sfera della narrativa, ebbene, c’è un mio romanzo pubblicato nell’ormai lontano 2005, L’olio della conversione, per l’editore Besa, disponibile ora, visto che è trascorso tanto tempo da quando è uscito, solo nelle librerie on line, su Amazon, Ibs, Bol, Libreria universitaria, Feltrinelli, eccetera.

C’è invece un romanzo dell’esordiente Courtney Miller Santo, che ha per titolo Le radici dell’albero d’ulivo ed è edito da Mondadori.

Le note esplicative sono tratte dai risvolti di copertina. Quest’oggi vi segnalo soltanto i libri di narrativa. Con un altro post, più avanti, segnalerò la saggistica e – perché no? – anche alcuni utili manuali.

 

L’OLIVO IN NARRATIVA

Courtney Miller Santo, Le radici dell’albero d’ulivo, Mondadori

La famiglia Keller è davvero particolare: cinque generazioni di sole donne, riunite sotto lo stesso tetto in una vecchia casa che sorge nei pressi di un grande uliveto, nel cuore della California. Anna Keller, l’indomita matriarca, ha centododici anni ed è determinata a diventare la persona più vecchia del mondo. Emigrata dall’Australia nel 1898 all’età di quattro anni, con il suo temperamento volitivo governa la casa che divide con la figlia Bets, ora novantenne, la nipote Callie, la bisnipote Deb e la trisnipote Erin. La veneranda età e l’ottima salute di Anna e Bets attirano l’attenzione di un genetista interessato a scoprire la chiave della loro longevità. Qual è l’elisir di lunga vita di questa dinastia tutta al femminile? La risposta è forse racchiusa nelle radici degli alberi d’ulivo arrivati dall’Australia con Anna e i suoi genitori, da molti anni fonte di sostentamento della famiglia?
Anna è convinta che ci siano verità relative alle sue origini che lei custodisce da più di cent’anni e devono rimanere celate. E, come Anna, anche le altre Keller nascondono dei segreti. Pur essendo unite dai legami familiari e dalla casa in cui abitano, la loro vita insieme non è sempre stata facile, e sta per diventare ancora più complicata ora che Erin, la più giovane, è tornata, sola e incinta, dopo essere stata costretta ad abbandonare una promettente carriera di cantante lirica. Il suo ritorno e l’arrivo del genetista intenzionato a studiare la famiglia riaccendono emozioni tenute sepolte per troppi anni, scatenando rivelazioni che scuoteranno i loro equilibri nel profondo.

 

I MIEI TITOLI DEL CUORE

Giuseppe Pontiggia, L’arte della fuga, Oscar Mondadori

Uscito nel 1968 e successivamente, nel 1990, in un’edizione rivista dall’autore che qui si presenta, il libro evoca fin dal titolo una partitura musicale, fatta di variazioni intorno a un tema, e l’immagine della fuga in senso letterale. Il lettore incontra in queste pagine “fughe, inseguimenti, delitti, insomma il meccanismo e i fatti di un giallo: però ignora non solo chi è l’assassino, ma chi è la vittima”. Opera sperimentale, ma di uno sperimentalismo mai gratuito, che non sacrifica il gusto del narrare, libro prismatico e polifonico, L’arte della fuga è un canovaccio dei romanzi possibili, nel quale i topoi del genere poliziesco si caricano di significati allusivi. Un prontuario di trame, da godersi tutto d’un fiato, come per il più classico “giallo”, o da assaggiare qua e là, scoprendo nei frammenti di prosa e poesia che lo compongono, nell’alternanza e nella variazione dei toni, un’investigazione che si fa interrogativo sulla sostanza stessa dell’essere umani.

 

Mo Yan, Le rane, Einaudi

Tutti i bambini della regione di Gaomi sono venuti al mondo grazie alle cure e alla sapienza delle mani di Wan Xin, l’unica levatrice della zona. Il suo è un talento naturale che in breve tempo la trasforma nell’amata custode dei segreti della maternità. Ma quando, a metà degli anni Sessanta, il partito è preoccupato per l’esplosione demografica e decide di porvi rimedio, Wan Xin diventa la severa vestale della politica per il controllo delle nascite imposta dal regime e si applica a praticare aborti e vasectomie con lo stesso zelo con cui portava nel mondo nuove vite. Col passare degli anni la campagna per il controllo demografico acquista un carattere di violenza repressiva a cui la stessa Wan Xin non riesce a sottrarsi: in un drammatico inseguimento, una donna partorisce su di una zattera in mezzo al fiume pur di salvare la vita al figlio. Quando all’inizio degli anni Novanta, la stretta del regime si allenta, Wan Xin vede crollare i motivi e gli ideali in cui aveva creduto e con cui aveva messo a tacere la sua coscienza. Finché, in una drammatica notte, tornando a casa, si smarrisce in una zona paludosa: il gracidare delle rane le ricorda il pianto dei bambini mai nati, i corpi gelidi degli animali, come piccoli feti abortiti, la circondano, la ricoprono, spingendola a un ripensamento di tutta la sua vita.

 

Guido Conti, Il grande fiume Po, Mondadori

Un barcaiolo che ha fatto fortuna traghettando le persone da una sponda all’altra quando ancora non esistevano i grandi ponti; una pionieristica repubblica sorta su un’isola in mezzo al fiume; un cacciatore di cadaveri che, all’alba della Liberazione, si muove tra le rive per pescare i corpi dei soldati morti e privarli dei loro ori. Queste sono solo alcune delle vicende straordinarie che affiorano lungo il corso del Po e che Guido Conti ha scelto di andare a recuperare compiendo un vero e proprio viaggio, dalle sorgenti fino al delta. Conti ha risalito il tratto del Monviso che conduce a Pian del Re, dove la scritta “Qui nasce il Po” sancisce solennemente l’inizio del percorso, ha costeggiato il fiume lungo gli argini, ha raccolto curiosità e leggende dalla voce diretta delle persone, a camminato tra campagne e città raccogliendo aneddoti e facendo rivivere la storia epica di un fiume che ha visto passare gli elefanti di Annibale, i cavalli di Attila, le armi dei Lanzichenecchi e le truppe dei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi. Ma soprattutto ha ripercorso la storia della letteratura che è nata sulle sponde del grande fiume attraverso i miti, i volti, i personaggi e le anime che hanno tratto dal Po linfa vitale, ispirazione, energia. Un viaggio lungo il quale rileggere Ovidio, Virgilio, Petrarca, Folengo, Ariosto e insieme tanta narrativa contemporanea, scoprendo itinerari e cortocircuiti del tutto inattesi.

 

Bianca Garavelli, L’ oscurità degli angeli, Giuliano Ladolfi

Nove racconti. Nove storie in cui la vita mostra le sue ragioni segrete, le sue vibrazioni angeliche, a volte oscure. Perché non sempre ciò che appare è ciò che pulsa dentro la realtà. E possiamo scoprire di non avere mai perso la nostra poesia delle origini. Anche quando la vita sembra chiudere le strade, allontanarci da chi amiamo, cancellare gli appuntamenti, incupire il mondo intorno a noi. Perché, come le rose a dicembre, niente è mai fuori tempo massimo. All’interno si segnala anche il racconto “L’Olivo della Strega”.

 

Ermanno Olmi, L’apocalisse è un lieto fine, Rizzoli

“Ho bisogno della bellezza, così come amo ogni anelito dell’uomo per compararsi a essa. Rinuncerei a qualsiasi merito artistico pur di riuscire a fare della mia vita un’opera d’arte.” È il principio che guida Ermanno Olmi in questa esplorazione di una vita, delle sue poche certezze e dei suoi molti incontri. Cresciuto nel pieno della disfatta fascista e testimone critico della rinascita nazionale, Olmi è stato giovanissimo fornaio, impiegato ragazzino, regista precoce. Ha vissuto direttamente l’abbandono delle campagne e l’esplosione della società dei consumi e per questo, divenuto protagonista della stagione d’oro del cinema italiano, ha scelto di rappresentare non i lustrini del Boom, ma la cecità di uno sviluppo che ha strappato il nostro Paese alle sue radici contadine. Proprio questa ferita è il cuore filosofico della sua illuminante autobiografia. L’Apocalisse è un lieto fine non è infatti solo il racconto di una vita densa e affascinante, degli incontri e dei successi che l’hanno segnata. È soprattutto la profonda, urgente riflessione con cui l’artista che ha saputo cogliere gli ultimi echi della civiltà rurale ci mette in guardia davanti al declino di un’altra epoca umana: la nostra. Abbiamo dimenticato cosa vuol dire “far bene” e coltivato a dismisura l’etica del male minore. Produttività, arricchimento e potere continueranno a rinchiuderci nelle loro gabbie fino a quando non saremo pronti a imparare l’eterna lezione della terra.

 

ALTRI TITOLI

Mauro Corona, Guida poco che devi bere, Mondadori

Consapevole di aver trascorso anni di bevute colossali – cantati e celebrati anche nei suoi libri – Mauro Corona ora cambia passo: si guarda indietro con lucidità e con l’atteggiamento critico di chi sa che nella vita gli è andata bene e sente che è arrivato il momento di mettere in guardia i giovani, perché non prendano con leggerezza, e tantomeno con esaltazione, l’alcol, nemico subdolo e accattivante. Non si considera un medico, né uno psicologo, né un “indicatore di vie con l’indice puntato”: è sempre lui, uno che ha fucilato la serenità della sua vita con l’alcol, nello specifico il vino. E sa benissimo che raccomandare ai giovani di non bere è come pretendere che non piova, quindi tanto vale dare loro qualche dritta per “bere bene senza fracassarsi il naso”.
Richiamando i suggerimenti che lui, a sua volta, non ha mai ascoltato, rievocando le memorabili avventure tra i monti di Erto e la valle del Vajont, e le sbronze che hanno tagliato le gambe dei suoi compagni e le sue, Mauro Corona stila un elenco di consigli, anzi, di veri e propri comandamenti.
Tenendosi volutamente alla larga da falsi moralismi, solleva un problema importante e lo affronta con la sua consueta ironia, regalandoci un vademecum agile e spassoso e dedicando a tutti noi, noi bevitori, un augurio irriverente ma profondamente saggio: “Bevete e divertitevi, ma non cancellate con l’alcol le vostre tracce”.

 

Roberto Perrone, La cucina degli amori impossibili, Mondadori

Forse due ristoranti “stellati” sono troppi per un piccolo borgo, anche se quel piccolo borgo è incastonato nello splendido scenario della Riviera ligure: la rivalità diventa inevitabile e il conflitto aperto molto probabile. È quello che succede tra i Cavasso e i Maggiorasca, le famiglie titolari dei due ristoranti, da sempre vicinissime, da sempre irriducibilmente contrapposte. Cesare Cavasso, uomo eccentrico e autoritario, cuoco di genio, ma abituato a tiranneggiare parenti e sottoposti, sostiene che Vittorio Maggiorasca, ex sous chef nel suo ristorante prima di mettersi in proprio, gli abbia rubato le ricette; Vittorio, al contrario, ritiene che sarebbe stato Cesare a ispirarsi alle sue idee. La loro rivalità dura per due decenni, senza che Vittorio riesca a ottenere l’agognata terza stella (quella che fa veramente la differenza). Fino all’improvvisa morte del patriarca Cavasso. Per i Maggiorasca è finalmente il momento di sorpassare i rivali, rimasti senza guida; e per farsi sostenere in questa impresa fanno rientrare la figlia Rossella, che nel frattempo è diventata socia di un ristorante a Boston. Sullo stesso aereo che la riconduce in Italia c’è anche Augusto Cavasso, il figlio di Cesare, affascinante giocatore di basket, che è divenuto una star della NBA dopo essersi allontanato vent’anni prima dall’Italia per non dover seguire le orme del padre. Tra i due, che non si conoscono, scatta un’attrazione fortissima, ma basta scendere dall’aereo perché tutto si complichi.

 

Anne Holt, La ricetta dell’assassino, Einaudi

L’omicidio di un notissimo chef, proprietario di uno dei ristoranti più chic di Oslo, mette a dura prova i detective della polizia. Brede Ziegler era un personaggio molto ben introdotto nella mondanità locale, eppure nessuno sembra avere informazioni attendibili sulla sua vita privata o su come si sia fatto strada. Anzi, l’uomo pareva sempre eludere chi cercasse notizie su di lui, trasformandosi continuamente. Tornata al lavoro dopo una lunga pausa di riflessione e solitudine presa dopo la morte di Cecile, la compagna di una vita, Hanne Wilhelmsen riesce a sciogliere il caso grazie all’aiuto di Marry, una prostituta ormai “agée”.

 

Edna O’Brien, Ragazze di campagna, Elliot

La timida e romantica Caithleen sogna l’amore, mentre la sua amica Babà, sfrontata e disinibita, è ansiosa di vivere liberamente ogni esperienza che la vita può regalare a una giovane donna. Quando l’orizzonte del loro piccolo villaggio, nella cattolicissima campagna irlandese, si fa troppo angusto, decidono di lasciare il collegio di suore in cui vivono per scappare nella grande città, in cerca d’amore ed emozioni. Nonostante siano fermamente decise a sfidare insieme il mondo, le loro vite prenderanno però vie del tutto inaspettate e ciascuna dovrà imparare a scegliere da sola il proprio destino. Il romanzo segna l’esordio narrativo dell’autrice, nel 1960, ed è fortemente autobiografico. Suscitò sentimenti di sdegno e condanna, il libro fu bruciato sul sagrato delle chiese e messo all’indice per aver raccontato, per la prima volta con sincerità e in maniera esplicita, il desiderio di una nuova generazione di donne che rivendicava il diritto di poter vivere e parlare liberamente della propria sessualità.

 

Masolino d’Amico, Il giardiniere inglese, Skira

Lancelot “Capability” Brown (1716-1783) disegnò il paesaggio inglese, creando oltre 170 parchi sia per committenti privati sia per la Corte, che lo incaricò di sistemare i giardini reali di Windsor e di Hampton Court, dove diede vita a una felice armonia di specchi d’acqua, colline, distese erbose e suggestioni architettoniche dell’antichità classica che rievocavano le atmosfere di Nicolas Poussin e di Claude Lorrain e preannunciavano la sensibilità romantica. Masolino d’Amico, con la sua profonda conoscenza della letteratura e del gusto inglesi del Settecento, costruisce una trama raffinata e divertente, che ci conduce alla ricerca di questa singolare figura.

 

Ketty Magni, Il cuoco del papa, Cairo

Nato in una famiglia di umili origini, Bartolomeo Scappi fin da piccolo mostra una spiccata attitudine naturale a districarsi in cucina. La prima ad accorgersene è la madre che lo sprona a intraprendere la strada per diventare cuoco. Dopo una lunga gavetta, la sua carriera lo porta a Roma, a quella corte di sfrenatezze mascherate da castità che è il cuore dello Stato della Chiesa. Qui viene conteso da cardinali e nobili, fino a quando Pio IV lo vuole con sé come cuoco personale. Il maestro gastronomo serve più di un pontefice. Lui, che ha placato anche l’appetito smodato dell’imperatore Carlo V, viene convocato da porporati e cardinali ogni qual volta questi devono sfoggiare la propria potenza agli ospiti. Ma il successo a Bartolomeo non basta. Ha un sogno segreto, l’Opera, tutto il suo sapere culinario fissato sul bianco delle pagine. Lo vedrà realizzato a settant’anni, in un florilegio di ricette come teste di storione con viole paonazze, fegato di vitella con sugo di melangole, piccioni fritti con zucchero e cannella. Ma Bartolomeo coltiva anche un altro sogno, proibito: la bellissima Claudia Colonna. Proverà per lei l’intenso sapore di un amore impossibile che in una notte di passione rubata alle convenzioni dei tempi gli regalerà un figlio che, per quelle stesse convenzioni, non sarà mai suo. In fondo al volume un glossario di termini culinari e 10 ricette rinascimentali.

 

Giuseppe Pederiali, Mangiami adagio, Barbera

Una food novel all’italiana, un romanzo da leggere e “mangiare”… Dopo il terremoto che ha sconvolto la pianura padana nel 2012 Joseph Binachi, figlio di un immigrato che ha fatto fortuna a Chicago, torna nel suo paese di origine, San Prosperoso di Sopra. Joseph ha quarantanni, un sacco di soldi, un profondo legame con le sue origini e soprattutto non ha una moglie. E tornato in Italia per ritrovare i sapori e gli odori raccontati da suo padre e il piccolo paesino emiliano è pronto ad accoglierlo con tutti gli onori del caso e a conquistarlo con la bontà della propria cucina e la bellezza delle proprie donne. Chi sarà la fortunata?

 

Erica Bauermeister, l’arte di cucinare desideri, Garzanti

Il ristorante di Lillian è un luogo speciale. Un luogo in cui tornare a sorridere e guardare al futuro con occhi diversi. Nella sua cucina Lillian non prepara solo piatti prelibati, ma li arricchisce con un ingrediente segreto in grado di scacciare la malinconia e dare voce alle emozioni più profonde. Un ingrediente che Lillian conosce fin da bambina perché l’ha aiutata a ritrovare l’affetto di sua madre. Intorno a lei, gli allievi della sua scuola di cucina e i suoi aiutanti ricercano quella stessa magia per dare una svolta alle loro vite. Come Chloe che, delusa dall’amore, ha paura dei sentimenti che prova; Finnegan che, fuggendo da un doloroso passato, si rifugia nella scrittura; o Isabelle che ha perso il gusto dei ricordi. Lillian sa che per ogni problema esiste la ricetta perfetta: una crostata di frutta per riassaporare la felicità, una zuppa fumante per farsi sorprendere di nuovo dal destino, un arrosto per avere nuovamente fiducia. Nessuno può tenere chiuso il proprio cuore davanti a un manicaretto preparato dalle sue mani. Nemmeno Al, il misterioso cliente che, dietro un’apparente sicurezza, nasconde una ferita: la crisi del suo matrimonio che ha fatto crollare le sue certezze. Anche per lui Lillian ha il rimedio giusto. Questa volta, però, è lei a essere in cerca di una risposta. La vita l’ha messa davanti a una notizia inaspettata e deve trovare il coraggio di guardare nel profondo, dentro sé stessa.

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3 risposte a Libri buoni per nutrire di sapere la nostra estate

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  3. Enzo Lo Scalzo scrive:

    APPENA LETTO MAURIAC, 1925 ” François Mauriac, Le désert de l’amour”.
    Una storia di sempre, stranamente ripetibile… Mi ha fatto compagnia per due notti, un francese aulico…
    Va bene per 18-81!
    Grazie del tuo elenco!

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