Sorpresa, la Spagna olearia non è come molti la immaginano

canale 5Su sito di Olio Officina Food Festival ho pubblicato un reportage dell’agronomo Angela Canale relativamente a un recente viaggio nei luoghi olivetati di Spagna. L’occasione, alcune settimane fa, è stata la manifestazione fieristica “Expoliva”. Nel corso di un viaggio-studio cui hanno partecipato alcuni appassionati d’olio è stato possibile prendere visione di un Paese che in Italia non gode purtroppo di buona fama. L’immagine che gli italiani hanno degli oli spagnoli non coincide con la realtà. Un grave errore, visto che il paese iberico è l’unico che sta investendo tantissimo nell’olivicoltura. “Ho avuto voglia di scrivere qualcosa”, mi confida la Canale. “Forse solo per non dimenticare. O forse solo per dire ai miei compagni di viaggio quanto sia stato rigenerante percorrere la strada insieme”. Leggete il testo integrale qui. E’ davvero un buon motivo per riflettere e ripensare l’immagine ingiustamente negativa che si è avuta finora della Spagna e che circola strumentalmente da noi per mettere a tacere la mala coscienza che ci ninchioda alle nostre responsabilità, per aver indebitamente sprecato tanto danaro pubblico, oltre ad aver gestito in modo – permettetemi di dirlo – vergognoso l’olivicoltura nostrana.

canaleI compagni di viaggio con i quali Angela Canale ha vissuto l’esperienza andalusa sono il produttore abruzzese Mauro Monaco; le umbre – come la stessa Canale, del resto – Palma Bartolini e Luciana Chionne; e, dal Lazio, Mariangela Marzano e Renato Marzano; e infine, dall’Emilia Romagna,  Stefano Cerni e Marco Giorgi.

Ecco alcuni stralci del testo di Angela Canale che meritano di essere messi in evidenza.

IL PAESAGGIO

Il paesaggio a occhi inesperti potrebbe sembrare uguale e monotono, ma noi cogliamo la diversità delle singole piante, in ognuna troviamo qualcosa d’interessante e di unico.

 

IL RAMMARICO

Ancora una volta noi italiani, come è successo già in passato e per altri settori, produciamo idee e tecnologie prima degli altri ma non riusciamo a fare sistema, anzi: ci attacchiamo, ci critichiamo, litighiamo… e intanto gli altri vanno avanti prendendo in mano la bandiera. A noi il rammarico, agli spagnoli l’onore di possedere tecnologia, varietà, capacità professionali nella gestione del futuro dell’olivicoltura.

 

LA PROVOCAZIONE

Ci divertiamo a fare qualche provocazione. Perché, dopo più di quindici anni che gli spagnoli colonizzano territori olivetabili con il superintensivo, utilizzando quasi ed esclusivamente la varietà Arbequina, di cui tutti conosciamo i pochi pregi e i tanti difetti, oggi ci raccontano che l”Arbosana è la migliore varietà sia sotto il profilo agronomico–produttivo che della qualità dell’olio? Le risposte sono vaghe, poco precise, ma soprattutto poco convincenti.

 

L’INVIDIA

Proviamo un po’ d’invidia alla vista di quel paesaggio e ci impossessiamo anche noi di quell’orgoglio che la gente del posto ostenta spavalda, quando ci osserva mentre ammiriamo e fotografiamo forse la più grande opera di gestione del territorio mai fatta dall’uomo, un’intera regione come l’Andalusia completamente coltivata da una sola specie e da una sola varietà. Tutto appare armoniosamente perfetto. Forse la grandiosità dell’opera sta proprio nella protezione e nel controllo che si è fatto di queste colline attraverso la coltivazione di una sola pianta.

 

IL RICATTO

In Spagna, come in Italia, si fatica a parlare di valore aggiunto per l’olio. Altra dura verità è che il prezzo dell’extra vergine supera di pochi centesimi quello del lampante… E allora chi fa il prezzo all’ingrosso dell’olio? Non è la Spagna, come vogliono farci credere, ma sono le due cooperative, forse multinazionali, che sono le uniche a ritirare l’olio. Decidono loro quanto pagarlo, mettendo in difficoltà il 60 % dei produttori di tutto il mondo, quelli di Italia e di Spagna. Sono leggi di libero mercato o è l’eterno ricatto che viene fatto a produttori sempre più vittime del sistema?

 

IL CUORE

Prima di salutarci Josè ci regala una bottiglia di olio, ha la forma di un cuore e anche noi gli regaliamo un cuore, tutto verde, che rappresenta l’olio che produciamo noi. Nonostante le differenze ci sentiamo un unico popolo che attraverso il cuore riesce a parlarsi con l’olio e l’olivo.

 

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2 risposte a Sorpresa, la Spagna olearia non è come molti la immaginano

  1. Angela Canale scrive:

    Per mancanza di tempo non siamo riusciti a visitare impianti di superintensivo. Quelli di almeno 15 anni sono soltanto nelle vicinanze di Barcellona. Sarà comunque oggetto di un prossimo viaggio. Mi sento però per dovere di cronaca di dirle che in Italia, nella provincia di Perugia, sono presenti gli impianti più vecchi di superintensivo, che risalgono al 1993, fatti con varietà italiane di nuova costituzione e brevettate per essere ad accrescimento contenuto e quindi particolarmente adatte a questo scopo.

  2. Ciotti Claudio scrive:

    Essendo un tecnico del settore volevo chiedervi se avete visitato vecchi impianti di superintensivo, per vecchi intendo i primi realizzati o quelli con almeno 15 anni di età di impianto. In caso affermativo, avete notato diminuzione di produttività e di qualità?

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