Messaggio alle persone di buona volontà

attenzionePermettetemi di esprimere tutta la mia preoccupazione per lo stato della realtà in cui versa il mondo dell’olio. Non è così facile uscire dalla pozzanghera delle polemiche strumentali, montate ad arte in maniera virale da un’organizzazione di categoria che tutto vuole tranne il bene del Paese e del comparto oleario e agricolo in senso lato. Si è perfino affermato, negli ultimi mesi, che il 50 per cento degli extra vergini presenti sul mercato non sia nemmeno extra vergine. Una affermazione grave quanto insensata, purtroppo istituzionalmente mai punita né tanto meno smentita. In questa logica perversa delle continue accuse, si sta evitando di lavorare all’unità della filiera dell’olio. Anziché unire le forze, si pensa a dividerle. Anziché essere coesi, si tenta di separare i diversi protagonisti della scena. C’è più di qualcuno che già da diversi anni ha affermato che non vi sia una filiera dell’olio, ma addirittura due: quella dei buoni e quella dei cattivi. O meglio: una parte che si è autoproclamata buona, convinta di esserlo senza però mai giudicarsi, e l’altra, ignara di esserlo, che si ritrova dalla parte dei cattivi per giudizio altrui per di più prevenuto e parziale. Ebbene, pensare a una separazione tra i vari soggetti che compongono la filiera olio di oliva, equivale a dare un colpo mortale a una filiera che già non se la passa molto bene. Il clima d’odio e di separatismo che si sta tentando di imporre non giova a nessuno. Nella totale assenza di dialogo di chi si autoproclama essere parte buona e non cattiva, non sarà più facile poi ricostruire dopo aver distrutto. Io quest’oggi dedico il mio post a una riflessione che mi sembra urgente e non più procrastinabile. Occorre stare attenti, anche perché quando prende corpo la spirale dell’odio è difficile poi ricucire. Non c’è da essere ottimisti così come vanno oggi le cose. Si sta assistendo a una forma di imbarbarimento mai conosciuta prima, a una radicalizzazione delle posizioni che assomiglia molto a certi comportamenti talebani che lasciano stupefatti, tanto più perché manifestati in un periodo di grande crisi conomica e morale, in un momento storico di grande travaglio e così delicato da invitare tutti a essere più uniti. Il mio sogno è vedere piccole e medie imprese, unite anche con le grandi, percorrere una strada comune che porti a ridare valore all’intera gamma degli oli di oliva. C’è necessità di costruire una casa che accolga tutti, pur nelle differenze.  Un’utopia, forse; ma non ci sono altre vie percorribili. Oltre a tale considerazioni, non ho altro da aggiungere, se non rivolgere un appello all’unità. Per quanto possa servire in un contesto in cui un confronto reale tra le parti non c’è mai stato.

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5 risposte a Messaggio alle persone di buona volontà

  1. Luigi Caricato scrive:

    A beneficio di chi legge, riporto il commento che lo scrittore e storico dell’agricoltura Alfonso Pascale ha riportato sul mio profilo facebook:

    Favorire la contrapposizione e la conflittualità tra l’agricoltura e gli altri soggetti economici significa destinarla ad un rapido declino. La storia d’Italia ci insegna che la modernizzazione delle campagne è dipesa dalla capacità della società contadina di aprirsi al mercato, nazionale e internazionale, di integrarsi con il mondo urbano e di recepire gli stimoli innovatori.
    Non c’è mai stata nel nostro Paese un’agricoltura come universo autonomo e semovente, guidato esclusivamente da logiche interne, dai meccanismi economici della sua riproduzione. Ma c’è sempre stata un’interdipendenza tra società rurale (contadina e agraria per intenderci) e il resto della società.
    Questa è stata la sua caratteristica di fondo, la sua forza, la sua modalità di sviluppo che il capitalismo, da una parte, e l’intervento pubblico, dall’altra, non hanno mai potuto annullare perché essi stessi, nel nostro Paese, ne sono stati profondamente segnati.
    Alfonso Pascale

    Colgo l’occasione per annunciare l’uscita, a breve, del bel volume di Pascale, dal titolo “Radici & Gemme” per l’editore Cavinato: http://www.ibs.it/code/9788889986271/pascale-alfonso/radici-gemme-societa.html

  2. massimo scrive:

    La concorrenza internazionale, la banalizzazione del prodotto portata avanti dalla GDO, la standardizzazione della produzione superintensiva spagnola, la frammentarietà della produzione italiana, i mancati investimenti in “cultura” dell’olio a livello non solo italiano ma mondiale, ed al contrario i forti investimenti nazionali in qualità, perchè finanziati dalla UE e quindi con fondi appetibili a chi si struttura ad hoc, la non uniformità dei controlli sia nei Paesi produttori che nei Paesi di destinazione, la scarsissima produzione italiana sia nazionale che territoriale (di cui non si conoscono dati certi, ad esempio come in Spagna) , tutto questo favorisce le potenziali frodi. In questa babele, nessuno guadagna, come testimonia anche il report da me scritto e pubblicato sul sito di olioofficina, scaricabile gratuitamente. Come possono convivere oli da basso prezzo con oli di alta gamma? Così come convivono vini da tavola e i vari Brunello, Amarone, Chianti, Barolo eccetera, con prezzi che oscillano dall’euro fino a cifre anche molto elevate. Nel settore dell’olio di oliva non sono nè tutti santi nè tutti frodatori. Mai fare di tutta l’erba un fascio. E’ la stessa cosa che succede anche in altri comparti. L’unica via d’uscita , è quella dell’Unione tra gli attori dotati di buona volontà ed etica e ci sono. N.B. sul sito del Mipaaf è possibile notare come i settori più “frodatori” sono quelli del vino ( ed in passato si sono avuti gravi rischi per la salute) e quello delle sementi. L’olio è nelle retrovie.

  3. Come far incontrare un primo prezzo della Gdo comunque richiestissimo con arte, passione e sacrificio di tantissimi produttori appassionati!
    Come poter dialogare con i Signori del mercato se non mantenendo il più possibile le distanze e gridando a gran voce:”Io faccio un’altra cosa!” .
    Riccardo
    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/olio-acido-processo-distributore-salvadori-carapelli-monini-1581067/?fb_action_ids=10200584052195463&fb_action_types=og.recommends&fb_source=other_multiline&action_object_map=%7B%2210200584052195463%22%3A120109224863892%7D&action_type_map=%7B%2210200584052195463%22%3A%22og.recommends%22%7D&action_ref_map=%5B%5D

    • Luigi Caricato scrive:

      Ci sono spazi per tutti, nel grande magma del mercato.
      Purché il mercato sia virtuoso, s’intende.
      Il primo prezzo esiste su ogni merce, l’importante e’ che sia un primo prezzo dignitoso.
      Per il resto, chi vuole un prodotto base non lo si può costringere ad acquistare un prodotto di gran lusso, ancorché eccellente.
      Occorre lavorare, semmai, per far desiderare a un vasto pubblico l’eccellenza nella consapevolezza che i prezzi siano adeguati alla qualità presente in bottiglia.
      Le pare?

      • …ed è esattamente quello che cerco di fare quotidianamente con la formazione e l’informazine del pubblico, nella ristorazione come tra la gente, presto anche tra i giovanissimi nelle scuole come conoscenza del gusto e messaggio di sana alimentazione; sensibilizzare alla qualità nel rispetto dei gusti e soprattutto delle tasche di ciascuno.
        Parlo di produttori e di oli conosciuti e ritracciabili, tanto “anonimi”quanto più volte segnalati qui come in altre colonne di prestigio; quando potrò fare lo stesso anche con “l’altra metà” dell’extra vergine, quando ad Olio Officina Food Festival interverranno anche i Signori che riempiono gli scaffali di prodotti da primo prezzo, ne sarò ben lieto e allora vedrò realizzato il suo sogno di una casa comune, di un percorso unito nella filiera dell’olio da olive.
        Altrimenti, nostro malgrado, target e interessi differenti continueranno a segnare fronti contrapposti.

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