L’olivicoltore ama il proprio lavoro e aspira alla libertà

Ex Colonia penale Tramariglio, Parco naturale di Porto Conte, Alghero

Ex Colonia penale Tramariglio, Parco naturale di Porto Conte, Alghero

Scrive sul proprio profilo facebook Alessandra Paolini, cuore pulsante di Agricola Doria: “Una vita a difendersi dalle erbe infestanti per morire soffocati da enti infestanti! L’Italia è diventata un paese che parla la sola lingua del sopruso!” Impossibile non condividere e far proprio tale giudizio. Il fatto è che la burocrazia è l’invenzione di quella parte dell’umanità che preordina il proprio tornaconto servendosi di uno strumento impeccabile, buono per compiere abusi di potere e uscirne sempre indenni. La colpa, in fondo, quando nulla funziona come dovrebbe, è tutta della burocrazia, quasi non ci fossero responsabilità. Così, giusto per stare sul tema, permettetemi una divagazione: avete notato che l’olio extra vergine di oliva è il prodotto più soggetto a regolamentazione, al punto da ingessare il comparto per i tanti incartamenti e registri da compilare? Con la scusa di tutelarne la purezza, si pone un freno a mano, inchiodando proprio le piccole e medie aziende agricole che solo a parole si intendono tutelare. La burocrazia impedisce alle aziende di fare il salto in avanti, le blocca rendendole dipendenti da chi ne amministra e gestisce l’enorme onere burocratico. Vince chi fa parte della famiglia, perché attraverso l’appartenenza al gruppo si fa percepire un senso di sicurezza, ma non si è mai veramente liberi se non si è pienamente se stessi e autonomi. La vera dimensione della pienezza, la si può raggiungere solo liberandosi dalle maglie della burocrazia e, soprattutto, dalle maglie di chi alimenta la burocrazia allo scopo di rendere prigioniere le aziende agricole. E’ forse l’ora che gli olivicoltori che amano il proprio lavoro si sgancino da coloro che li rinchiudono in gabbia.

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Una risposta a L’olivicoltore ama il proprio lavoro e aspira alla libertà

  1. alessandra scrive:

    Luigi, come spesso accade, leggo quanto da te scritto e penso tu stia a sbirciare con una lungimirante e sapiente torcia nei meandri occulti delle mie/nostre giornate, ed ecco qui che il mio sfogo serale, limitato e concentrato in un post frettoloso e amaro, trova il giusto racconto nel tuo post! è proprio così! ieri mi hanno sbattuto nell’orecchio ribelle che io “sono figlia di nessuno”! Sarà! In effetti io, ringraziando la Divina Provvidenza, ho avuto ed ho una splendida famiglia che, insieme agli altri stupendi valori, mi ha trasmesso quello della libertà, della dignità, del lavoro, del sacrificio, della coerenza e, tra gli altri, anche una profonda fedele devota affezione ad una terra lavorata ed amata con onestà e sacrificio oramai da quattro generazioni. Se questo è nessuno, sono felice di essere figlia di nessuno! Invero però, perché la tonta mi piace farlo ma ancora non ci sono diventata, il mio presunto essere orfana si riferiva a ben altro! a quell’altro che indigna, come se, il non voler padroni, stia a significare non voler esistere lavorativamente parlando! Io non ho padroni. E forse ho pure capito perché! Io non offro contropartite che non siano altro che il mio spirito critico e collaborativo, non mi chino, non mi genufletto, non apro alcuno diga che non sia quella del mio presunto o vero buonsenso. Sono una scomodissima ribelle (a dire il vero il termine sarebbe un altro, me lo hanno pure spiegato agli albori del mio esistere lavorativamente parlando). Non sto bene nelle cooperative, non sto bene nelle associazioni, non sto bene nei gruppi, eppure amo l’associazionismo, amo l’aggregazione, amo l’andare insieme. Che atroce controsenso, no, Luigi? Nella mia azienda c’è spirito di gruppo e porto mille cicatrici per aver voluto a tutti i costi instaurarlo e difenderlo, ma fuori dalla mia azienda, o trovo legami faccia a faccia e diventano forti e trasparenti, o sono una reietta dal gregge. Sì: sono figlia di nessuno e ne sono felice! Io matrigne non ne voglio: troppo impegnate a guardarsi allo specchio! Buona giornata incontro agli aquiloni

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