Le oliere nei ristoranti? La cultura dell’olio non si impone per legge

Ampolle. Non è un bel vedereIo credo fortemente nella difesa e tutela dell’olio da olive, ma questa non può essere imposta per legge. La cultura si costruisce nel tempo, seminando sapere e coinvolgendo le persone con grandi investimenti che non debbono in alcun modo essere ricondotti in via esclusiva ad azioni promozionali imposte dall’alto. Per suscitare curiosità e generare passione, è fondamentale trasmettere valori certi e condivisi. Se questi mancano, o non sono avvertiti come importanti, non serve certo la via legislativa per risolvere lacune culturali latenti. L’Unione europea ha spiazzato tutti bocciando la norma che prevedeva il divieto delle ampolle nei ristoranti e l’imposizione, addirittura, di tappi anti effrazione. Tutti ora si stanno scagliando contro il commissario all’agricoltura Dacian Cioloş. Io ho pensato bene di riportare le principali dichiarazioni dei vari soggetti a capo delle varie organizzazioni agricole. Tra queste spicca il pensiero egregiamente espresso dal presidente del Ceq, il Consorzio di garanzia dell’extra vergine di qualità, Elia Fiorillo. Anche il ministro alle Politiche agricole Nunzia De Girolamo ha individuato il cuore del problema: la cultura. “Per noi si tratta di una battaglia culturale e di legalità”, ha detto. Io, al contrario, sostengo che prima ancora che un problema di legalità, si tratti di un vero e proprio deficit culturale, che, in realtà, nemmeno in Italia è stato mai colmato. Elia Fiorillo ha espresso al riguardo il pensiero più lucido, che coincide alla perfezione con il mio: “Noi italiani abbiamo il brutto vizio di credere che il mondo sia italiano-centrico, e che tutto ciò che per noi italiani è essenziale, prioritario, e di comune interesse, lo è automaticamente anche per gli altri. Non impareremo mai dai nostri sbagli e lo stupore generale innanzi alla decisione di Cioloş ne è l’ennesima prova”. Sull’argomento ritornerò, per ora vi lascio riflettere sulle dichiarazioni rese dai diretti interessati. Il problema tuttavia non sussiste, non è un caso che nessun operatore del settore abbia veramente affrontato la questione. Ciò che in particolare emerge, è il silenzio sornione di ristoratori e chef.

MINISTERO POLITICHE AGRICOLE

“Per noi si tratta di una battaglia culturale e di legalità. Quella parte del Regolamento oggi ritirata dalla Commissione europea consentiva infatti di migliorare il contrasto alle frodi in commercio anche nei ristoranti, dove i consumatori hanno il diritto di sapere che tipo di olio utilizzano. Sono certa che il Commissario Cioloş troverà il modo di tenere conto di una questione così importante per i Paesi del Mediterraneo. È fondamentale creare una cultura dell’olio paragonabile a quella del vino e per ottenere ciò questo è un passaggio importante. Il miglioramento e la difesa della qualità sono nell’interesse di tutti: produttori e consumatori”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, commenta la notizia di oggi del ritiro della Commissione europea, a seguito delle proteste di alcuni Stati membri, di una parte della proposta presentata nei giorni scorsi, all’interno delle modifiche al regolamento europeo per l’olio d’oliva relative alla commercializzazione e all’etichettatura, che prevedeva di vietare l’uso di olio di oliva senza etichette nei ristoranti dell’Unione europea.

“Il sistema Paese – ha aggiunto il Ministro – sarà compatto nell’affrontare questa sfida. Ho già parlato con il Vice presidente Antonio Tajani, con il Presidente De Castro e con l’onorevole Giovanni La Via”.

 

CEQ

Siamo dispiaciuti ma non meravigliati, afferma Elia Fiorillo, Presidente del Consorzio di Garanzia dell’Extra Vergine, CEQ, commentando le decisioni del Commissario Ciolos, sulla mancata adozione delle norme a favore della trasparenza e della tutela della qualità dell’olio di oliva.

Noi italiani abbiamo il brutto vizio di credere che il Mondo sia Italiano-centrico, e che tutto ciò che per noi italiani è essenziale prioritario e di comune interesse lo è automaticamente anche per gli altri.

Non impareremo mai dai nostri sbagli e lo stupore generale innanzi alla decisione di Ciolos ne è l’ennesima prova. Come avremmo potuto mai sperare che di fronte a norme che complicano la gestione di un prodotto tipicamente mediterraneo e ancora in gran parte estraneo alle tradizioni gastronomiche d’oltralpe, i diretti interessati ci avrebbero riempito di encomi e avrebbero gioito dinnanzi a tali proposte?

Probabilmente, se in Europa in questi anni li avessimo messi nelle condizioni di capire l’importanza della norma per la conservazione del prodotto, per il suo apprezzamento e per la tutela e trasparenza delle informazioni, oltre alle positive ricadute sull’immagine della ristorazione, non avrebbero opposto resistenza.

A nostro avviso, afferma il Presidente del Consorzio CEQ, Elia Fiorillo, la vera scommessa sul prodotto, resta quella di cambiare l’atteggiamento dei consumatori nei suoi confronti, di rivoluzionare il valore che il consumatore gli riconosce, di riposizionarlo nella sua mente e fargli assegnare priorità che oggi non ha.

Questo impegno – aggiunge FIorillo – dovrebbe costituire il primo e comune sforzo da perseguire come lobby olivicolo-olearia italiana all’estero, allora forse, certi strumenti come i divieti all’uso di oliere,  che oggi appaiono vessatori e inutili per i disinformati, in un contesto culturale più maturo, potrebbero diventare una naturale opportunità.

 

CONFAGRICOLTURA

Il divieto delle oliere e l’introduzione del tappo antirabbocco negli alberghi, ristoranti e bar erano due delle positive novità introdotte dall’ultima proposta di Regolamento comunitario sull’etichettatura degli oli che i produttori e i consumatori avevano particolarmente apprezzato. Regolamento che lo scorso 14 maggio era stato sostenuto da ben quindici Paesi membri su ventisette.

Ora, invece, il Commissario Ciolos, subendo le pressioni politiche di alcuni paesi consumatori, ha annunciato un’incomprensibile “marcia indietro” e l’intenzione di voler approfondire la questione prossimamente con ristoratori, consumatori e produttori perché la proposta non avrebbe avuto il “necessario largo consenso”.

“L’annuncio di Ciolos è inaccettabile – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi – anche per il metodo ondivago seguito. Il Commissario sembra andare in senso contrario alla tutela dei produttori e dei consumatori. A questo punto auspichiamo fortemente che il nuovo regolamento riconfermi le norme a garanzia della qualità dell’olio d’oliva nei ristoranti.”

“Le oliere, così come qualsiasi altro recipiente soggetto a refill – ha affermato poi il presidente della Federazione nazionale olivicola di Confagricoltura Donato Rossi – non garantiscono il consumatore sulla reale identità dell’olio contenuto, mancano di trasparenza nei confronti dei clienti e favoriscono il decadimento qualitativo del prodotto. La sostituzione delle ampolle con bottiglie etichettate con tappo antirabbocco, consente al contrario una veloce rotazione e offre ai consumatori maggiori garanzie anche per il termine di conservazione che sarebbe più lontano nel tempo”.

“Una presentazione adeguata dell’olio nella ristorazione – ha concluso Rossi – è fondamentale per garantire la qualità e la genuinità dei prodotti messi a disposizione del consumatore finale.”

 

CONFCOOPERATIVE

“Un passo indietro nella tutela dei consumatori dalle frodi e nella garanzia di sicurezza e genuinità dell’olio extravergine di oliva”. Così il Presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Maurizio Gardini commenta la notizia del ritiro da parte del Commissario europeo all’Agricoltura Dacian Ciolos della proposta presentata la scorsa settimana che prevedeva l’obbligo di utilizzare bottiglie d’olio sigillate e non riutilizzabili nei locali pubblici.

“Introdurre l’obbligo di bottiglie con tappi anti-rabocchi – prosegue il Presidente Gardini – era funzionale ad evitare che le bottiglie venissero riempite di volta in volta con oli di indubbia provenienza o di scarsa qualità. Una decisione quindi che avrebbe potuto scongiurare sul nascere eventuali frodi e agire così a tutela del consumatore”.

“Auspichiamo ora – conclude il presidente Gardini – che il Commissario all’Agricoltura, che ha annunciato che intende avviare una serie di consultazioni con i diversi soggetti coinvolti per lavorare ad una nuova proposta di regolamento, possa giungere presto a proporre una norma che sia a tutela e garanzia della qualità, della trasparenza e della sicurezza alimentare”.

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7 risposte a Le oliere nei ristoranti? La cultura dell’olio non si impone per legge

  1. elisabetta scrive:

    La Spagna si è in realtà molto lamentata. Ma la richiesta è arrivata direttamente dai piani alti essenzialmente della GB. Viene da chiedersi come mai, che interessi inglesi ci sono, visto che la Commissione era ormai arrivata alla fine dell’iter e come mai i Paesi produttori non abbiano voci in capitolo. L’Italia dovrebbe protestare energicamente, ma in realtà in Europa esistono più pesi e più misure e questo è un fatto.
    La cultura dell’olio extravergine è una cosa sacrosanta, ma anche il contrasto ai furbetti che vogliono lucrare sull’ignoranza e creare frodi ad hoc. Allo sforzo di parlare di olio evo bisogna affiancare anche strumenti di valorizzazione della qualità e il tappo antirabbocco anche se va a caricare un ulteriore costo sul produttore e sul consumatore è, secondo me, uno strumento utile per alimentare proprio la cultura delle varietà, del territorio, delle specificità.

  2. massimo scrive:

    Si può legiferare quanto si vuole in materia di olio di oliva, ma l’unico effetto è quello di rendere la vita molto difficile a tutte le imprese.

    Si possono obbligare le aziende a scrivere qualsiasi cosa sulle etichette, principale, retro, laterale e si possono obbligare a farlo con qualsiasi dimensione di carattere che si vuole.

    Ma se lo scopo è quello di far vendere più olio di qualità , tutto ciò non serve.

    Piuttosto creerà maggiore burocrazia, nonché maggiori costi alle aziende tali da rendere loro la vita impossibile e facendole forse scappare dal comparto.

    Ciò che invece serve è la CULTURA .

    Quindi l’unica cosa che si deve fare prima di ogni altra è investire in CULTURA. Solo così le cose possono veramente cambiare.

    Così potrà accadere anche per l’olio, quanto già succede per il vino servito al ristorante , allorché il cliente può scegliere tra un vino in caraffa , della “casa” o un vino eccellente in bottiglia.
    E nessuno se ne lamenta.

    Ampia libertà al consumatore, quindi.

  3. Luigi Caricato scrive:

    Vi riporto la posizione di UNASCO, comunicato stampa ricvuto questo pomeriggio:

    ”Una decisione che ci lascia esterrefatti e che, purtoppo, si inserisce in un pericoloso solco che va contro il significato stesso di Europa”. Questo il commento del presidente della Unasco, Luigi Canino, all’annuncio del ritiro, da parte del commissario all’agricoltura Dacian Ciolos, della proposta di vietare l’uso di bottiglie riutilizzabili di olio di oliva nei ristoranti dell’Ue. ”È grave – ha proseguito Canino- che una proposta di cui si parla da un anno, che fa parte di un piano di azione più ampio per risollevare il settore, venga ritirata a causa di una campagna stampa dai toni esasperati”.

    La Unasco non può che essere critica nei confronti della debolezza del commissario Ciolos rispetto ad una decisione che era sacrosanta. Le dure posizioni del primo ministro inglese e del premier olandese Rutte, come quelle di altri paesi del nord Europa, nei confronti della proposta si confermano un ulteriore attacco all’istituzione europea, un attacco opportunistico che antepone false priorità (oneri sulla ristorazione e ispezioni) a un tema di grande rilevanza e impatto per il comparto agroalimentare.
    ”Appare evidente – ha aggiunto Canino che solo l’Europarlamento può garantire la tutela e la valorizzazione della cultura mediterranea e per questo continueremo a batterci per ottenere il pieno allinemento al Trattato di Lisbona della legislazione agricolo”

    Le cifre parlano chiaro: il dietrofront della Commissione sul divieto all’uso di bottiglie senza etichetta e oliere anonime nei locali pubblici dell’Unione Europea a partire dall’inizio del prossimo anno favorisce frodi ed inganni che danneggiano duramente le esportazioni nazionali di olio di oliva che nella Ue valgono quasi 450 milioni di euro all’anno. L’obbligo rimane però valido in Italia grazie alla ”legge salva olio” in vigore dal primo febbraio. Una norma che prevede di far uso di imballaggi che non consentano il riempimento con altre qualità di olio rispetto a quelle indicate in etichetta nei ristoranti, sul bancone dei bar e nei servizi di catering.

    La legge nazionale sancisce una vera rivoluzione sulle tavole per il condimento più amato dagli italiani: dall’introduzione in etichetta del termine minimo di conservazione a 18 mesi dalla data di imbottigliamento al riconoscimento di nuovi parametri e metodi di controllo qualitativo che consentano di smascherare le frodi

  4. ristorante la riva scrive:

    o subito una multa per le oliere …. 2 anni fa .come mi posso difendere gli agenti anno detto che nn sono a norma con una legge varata nel 2006

    • Luigi Caricato scrive:

      Sì, per non incorrere in errore, ma soprattutto per fare un buon servizio, è bene presentare sui tavoli bottiglie d’olio sigillate, con etichettatura a norma di legge.
      Le ampolle sono bandite ed è bene eliminarle, visto che oltretutto pregiudicano la qualità degli oli.

  5. Mario De Angelis scrive:

    Ho letto tutti i commenti e tutti hanno detto parole buone verso la bottiglia con tappo anti-rabbocco – unico sistema per salvaguardare gli interessi del cliente al ristorante – ma, come la solito, gli Italiani parlano e due Stati: Inghilterra ed Olanda (che non sanno neanche da dove si ricava l’olio, n.d.r.!!!) hanno annullato la norma che stabiliva l’uso della bottiglia con tappo anti-rabbocco, norma approvata dalla maggioranza degli Stati membri…….C’è sempre quello che fa valere la sua decisione sugli altri, ma in questo caso mi meraviglia (non più di tanto però) le posizioni della Spagna e della Grecia…..Attenderemo gli sviluppi!!!

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