La felicità è un albero d’ulivo

Al BanoIo leggo sempre in ritardo i giornali. Ho così poco tempo a disposizione da prolungare sempre più i tempi di lettura, non solo dei periodici. Sfoglio proprio oggi, tra i tanti giornali, Natural style di dicembre 2012. Nell’ultima pagina compare una nota di Diana de Marsnich su Al Bano Carrisi. Riporto tal quale il pensiero del noto cantante salentino: “Ho un rapporto molto profondo con gli alberi d’ulivo. Ne ho 3.500 da cui ricavo un olio eccezionale. Sono alberi che sento nel mio Dna: mi hanno ispirato tanta musica”. E’ sincero, credetemi sulla parola. Lo è perché è un uomo che ama profondamente la sua terra. Ha solide radici contadine, veraci, di cui si vanta con orgoglio. Produce vini nella sua tenuta. Lo sapete tutti, ormai. Anche perché il cantante di Cellino San Marco coglie ogni possibile occasione per auto promuoversi. Al Bano ricava anche il prezioso succo di olive dai suoi olivi Cellina di Nardò e Ogliarola di Lecce. Non ho mai degustato il suo olio, tuttavia mi sorprende, ma forse neanche più di tanto, che l’abbia definito “eccezionale”. C’è sempre questa tendenza a ritenere l’olio di propria produzione il “migliore”. A prescindere se lo sia oggettivamente o meno. E’ eccezionale e basta. Una errata concezione del concetto di qualità, secondo cui tutto l’olio prodotto è eccezionale, unico, speciale, e forse anche impareggiabile. Quest’oggi ho ricevuto tra l’altro una email riservata in cui si legge di una cooperativa che propone “un prodotto di altissima qualità ad un prezzo basso”, e questa, invece, sarà l’occasione di un altro post sul quale mi dilungherò. Ciò che piuttosto mi sembra giusto evidenziare, è che ormai per molti sia invalsa l’abitudine di limitarsi a spremere le olive. Il resto è storia nota: l’olio spremuto è senza dubbio straordinario e, chissà, forse perfino sublime.

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