I tre millimetri che salvarono l’olio extra vergine di oliva italiano

bottiglia e metroOra sì che possiamo dormire con grande tranquillità. La neo ministro Nunzia De Girolamo ha diramato un comunicato stampa per comunicare la propria soddisfazione. Con il via libera della Commissione europea, ogni problema legato all’origine degli oli è risolto. C’è da gioire. Non dico al punto da organizzare in ogni angolo del Paese tanti coreografici caroselli. Io già li immagino i contadini lungo le strade sui trattori e le api car con le bandierine a esultare. Questo forse no, ma chi ha voluto con forza una maggiore trasparenza sta senza dubbio conoscendo momenti di incontenibile euforia. La gioia, immagino, sia tanta. La titolare del dicastero agricolo sostiene che con la nuova regolamentazione “sarà finalmente possibile verificare con maggiore facilità le caratteristiche dell’olio e la sua origine”. Le informazioni contenute in etichetta sono la chiave di svolta per il rilancio degli oli extra vergini di oliva Sembrerebbe dunque un grande successo per il comparto oleario. “I consumatori – aggiunge la De Girolamo – potranno comprendere in modo più semplice la provenienza e sapere se si tratta di olio italiano o proveniente da altri Paesi”. Il nodo della questione è tutto qui: italianità vera, vera, garantita, oppure, per converso, produzione estera”. Tutto il resto è poca cosa. Secondo tale logica, tutte le problematiche che attraversano il settore sono implicitamente secondarie. Infatti, la De Girolamo insiste: “A differenza di quanto previsto finora, le informazioni contenute in etichetta dovranno essere riportate utilizzando caratteri di dimensioni adeguate, da inserire tutte nello stesso campo visivo. Le dimensioni di tali caratteri, pari a tre millimetri per le confezioni più diffuse in commercio, sono superiori di circa tre volte rispetto a quanto già previsto dalla normativa europea sulle informazioni alimentari. Ciò – aggiunge il Ministro – permetterà di avere un’informazione più corretta per i nostri consumatori, che meritano di sapere quello che mangiano e quello che acquistano”. Bene, lascio a voi le considerazioni del caso.

Il regolamento entrerà in vigore dal primo gennaio 2014. Gli oli “immessi in libera pratica prima di questa data potranno essere commercializzati fino all’esaurimento delle scorte”. Nel comunicato stampa si legge la seguente espressione, per l’esattezza: “oli legalmente fabbricati ed etichettati”. Sarà che io presto molta attenzione all’aspetto linguistico, ma quel “fabbricati” mi sembra davvero fuori luogo, perfino sgradevole, quasi a significare che gli oli si possano per certi versi “fabbricare”, come a dire che dietro a una bottiglia, nel senso più estensivo del termine, si possa a volte nascondere astuzia o frode. Insomma, il linguaggio va usato con la massima prudenza.

L’espressione “oli legalmente fabbricati”  l’avrà sicuramente concepita un burocrate, non certo la giovane Ministro. Ciò che mi sorprende, semmai, è che tutte le energie intellettuali si stiano concentrando sull’indicazioni riportate in etichetta. Nessuno che parli di una educazione del consumatore, nessuno che si concentri sulla formazione professionale degli operatori. Certo, un’altra novità riguarda le bottiglie destinate alla ristorazione.

Introducendo infine l’uso obbligatorio di un sistema di chiusura allo scopo di impedire la disastrosa pratica del rabbocco, può anche apparire un modo rapido ed efficace di risolvere un antico problema, ma fino a quando si insisterà nell’individuare soluzioni epidermiche, creando continue leggi e tanta burocrazia, si giungerà a un nulla di fatto.

Manca ancora un sano approccio educativo. Per anni non si è fatto nulla al riguardo. Possiamo anche credere che l’abbondanza di legislazione possa dare buoni risultati, ma i problemi reali, quando non si affrontano sul piano ontologico scendendo nelle dinamiche dei comportamenti umani, saranno destinati a restare insoluti.

Esultino pure i burocrati, io vado per la mia strada. Continuerò nella mia opera incessante di educazione rispettosa del consumatore, senza mai forzare la mano.

Il consumo consapevole non lo si può imporre per legge.

Creare nuove complicazioni a carico dei produttori, significa soltanto metterli in ginocchio

Luigi Caricato

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7 risposte a I tre millimetri che salvarono l’olio extra vergine di oliva italiano

  1. massimo scrive:

    Si può legiferare quanto si vuole in materia di olio di oliva, ma l’unico effetto è quello di rendere la vita molto difficile a tutte le imprese.

    Si possono obbligare le aziende a scrivere qualsiasi cosa sulle etichette, principale, retro, laterale e si possono obbligare a farlo con qualsiasi dimensione di carattere che si vuole.

    Ma se lo scopo è quello di far vendere più olio di qualità , tutto ciò non serve.

    Piuttosto creerà maggiore burocrazia, nonché maggiori costi alle aziende tali da rendere loro la vita impossibile e facendole forse scappare dal comparto.

    Ciò che invece serve è la CULTURA .

    Quindi l’unica cosa che si deve fare prima di ogni altra è investire in CULTURA. Solo così le cose possono veramente cambiare.

    Così potrà accadere anche per l’olio, quanto già succede per il vino servito al ristorante , allorché il cliente può scegliere tra un vino in caraffa , della “casa” o un vino eccellente in bottiglia.
    E nessuno se ne lamenta.

    Ampia libertà al consumatore, quindi.

  2. Amalia scrive:

    Come sempre il problema è dell’apparire…
    Far apparire il made in Italy come il miglior prodotto per gongolare dell’italica arte del sapersi vendere.
    Tuteliamo il prodotto Made in Italy, ma a benedirsi il produttore (imprenditore o agricoltore) in Italy, cioè colui che veramente “makes”.
    Mi ricorda un po’ il fare di un personaggio storico che per convincere dell’italiota potenza e costruire alleanze vantaggiose mostrava la copiosa flotta aerea della regia aeronautica, facendo passare uno dopo l’altro sempre gli stessi aerei ed imbrogliando così sul numero complessivo.
    Mi ricorda anche il fare, sempre tutto italiota, di associazioni a tutela di quella sfortunata categoria degli operatori agricoli rappresentata per circa 10 lustri che svantaggiata resta, ma che può vantare in termini associativi ben 1.550 metri quadri di esposizione in eventi fieristici in un momento in cui, per rispetto ad una crisi ancor più generale, è doveroso, direi quasi obbligatorio, mostrare la potenza economica del settore agricolo. E beati gli agricoltori che se la passano così bene!
    In definitiva, chi se ne importa della sostanza. Pensiamo a lucidare la carrozzeria della nostra macchina. Tanto, se il motore non va, non fa niente. Gli altri penseranno comunque quanto sia bella e potente…

  3. giovanni breccolenti scrive:

    La vera sfida è in effetti proprio questo, la formazione: bellissima parola ma in sostanza a cosa dovremmo formare il consumatore? La risposta logica è “a mettergli a disposizione un bagaglio di conoscenze tecniche e sensoriale minime che gli facciano almeno riconoscere, pregi e difetti di un olio, in modo che possa decidere consapevolmente cosa comprare e quanto spendere.
    Il punto è che la maggior parte degli oli extravergini in commercio sono oli che, anche se rientranti nella categoria(qualche volta ho i miei fondati dubbi), sono di bassa qualità, senza profumi freschi, con minimi tenori di polifenoli e al limite del difetto, per non parlare del famoso sentore di una cultivar spagnola.Ecco, se mai si arrivasse ad avere un consumatore consapevole la domanda che mi pongo è: comprerebbe ugualmente questi oli solo per il fatto che costano poco? Probabilmente in gran parte si (soprattutto per i prezzi) ma nel momento in cui si entra nell’ambito di una conoscenza piu’ approfondita di un prodotto e si viene a conoscenza di come deve essere il prodotto quando viene fatto con tutti i crismi, io penso che ogni tanto sarà disposto a spendere un po’ di piu’ per avere un prodotto migliore.Alla lunga molti potrebbero non rinunciare mai ad avere oli sempre piu’ buoni.
    Allora ben venga la formazione, questo dovrebbe essere l’obbiettivo di tutti i meravigliosi produttori Italiani(e non) ma che sia seria e fatta da persone piu’ che competenti e che amano veramente questo prodotto.

  4. valeria ajovalasit scrive:

    concordo trovo orrenda la parola fabbricato, spero sia frutto di una cattiva traduzione, comunque è una bella notizia
    Valeria Ajovalasit

  5. massimo scrive:

    L’informazione per il consumatore è importante. Ma in generale dobbiamo domandarci, fatto 100 la popolazione italiana in quanti leggono o sanno leggere un’etichetta? Bisogna essere obiettivi , facciamo quindi un pò di cronistoria:
    prodotto Olio Extra Vergine di Oliva :
    1) non esisteva nessun obbligo di origine fino a qualche tempo fa; risultato: il consumatore premiava l’olio in promozione;
    2) dopo varie lamentele si è resa obbligatoria l’origine con l’obiettivo di incrementare le vendite dell’olio Italiano 100%; risultato: il consumatore premia gli oli in promozione;
    3) nuove disposizioni: quale olio promuoverà il consumatore?

    A proposito di origine, per il grano ( e quindi per la pasta) non esiste nessun obbligo, eppure c’è stata Cernobyl e, con ogni probabilità siamo un pò tutti radioattivi e non perchè ci piace ascoltare la musica alla radio.

  6. Antonella Piraino scrive:

    L’informazione è fondamendale, la chiarezzo lo è altrettanto ma non hanno motivo di esistere se non c’è la cultura di ciò che è buono.

  7. stefano scrive:

    Sono d’accordo, le indicazioni chiare in etichetta sicuramente sono importanti, ma bisogna fare molto per la formazione e cultura a operatori, utilizzatori, e al consumatore finale.

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