E’ una vita che i produttori d’olio cambiano a ogni pie’ sospinto etichetta. Fino a quando?

porte1Su facebook accadono a volte tanti piccoli miracoli. Non c’è soltanto spazio per sentimenti negativi. Sui social network le persone si incontrano come un tempo nelle piazze. Così, quando le persone sono animate da una visione positiva ed edificante,  quasi percepiscono come fosse reale, e non più virtuale, tutto il calore umano cui quotidianamente aspirano; e noi, in fondo, siamo ciò cui aspiriamo. Ecco allora la bellezza di certi dialoghi, tanto che a volte mi piacerebbe riportali per intero così da renderli ancora più pubblici e manifesti, pane per tutti. Quest’oggi per esempio  ho letto Alessandra Paolini fissare in bacheca un commento amaro: “Sapete qual è il colmo per un produttore d’olio italiano? Ricevere un’offerta per una tiratura di etichette metalliche! Vai a smaltirle, poi, ad ogni cambiamento! Il lato allegro della vita”. Potete ben immaginare i commenti che sono seguiti alla gentile e discreta provocazione. Le vittime della burocrazia sono ormai senza respiro, non ce la fanno più, sempre a dover cambiare etichetta, con la paura ogni volta di sbagliare ed essere puniti con una sanzione. Eppure i burocrati camminano al nostro fianco, quasi a controllarci. Li ho visti io, a Milano, in fiera, a Tutto Food, orgogliosi di se stessi. Sono coloro che si fingono amici, compagni di viaggio, ma poi agiscono per se stessi, non per il bene altrui. Sono persone che finalizzano il proprio impegno per sottrarre l’anima e la spensieratezza a chi lavora. Ti dicono: “Vedrai, le leggi che noi imponiamo al legislatore, sono pensate per tutelare te e l’olio che produci”. A parole le loro promesse sono così belle, prospettano un mondo diverso e tante ricchezze, ma poi, nei fatti, si scopre che è tutto un disastro. Troppa burocrazia. E’ una vita che i produttori d’olio cambiano a ogni pie’ sospinto etichetta. Anzi, la bottiglia d’olio extra vergine di oliva non è più avvolta da un’etichetta, ma da un lenzuolo. Per trovare spazio a tutte le diciture imposte dai burocrati, ci vogliono spazi immensi e tanta pazienza. Tutto cambia, non si ha mai l’etichetta definitiva. E chi come Alessandra ha adottato le bottiglie in metallo, o vi applica una etichetta adesiva, o rinuncia a stampare direttamente le confezioni. Quanta pazienza. In tanti mi chiedono consiglio, ma cosa si potrà mai dire loro, per confortarli? Abbandonare la coltivazione degli olivi? Invitare gli imprenditori agricoli a produrre oli da seme? Avete notato che chi opera nel comparto oli di semi non è afflitto dalla perversa azione di quei pazzi  bulimici che sfornano leggi su leggi pur di far soccombere le persone di buona volontà? Questa è la situazione. Non c’è via d’uscita. Siamo proprio in uno stato di decadenza senza fine. Forse sarebbe il caso di reagire e sostenere la buona causa della semplificazione. Non si può più andare avanti così.

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2 risposte a E’ una vita che i produttori d’olio cambiano a ogni pie’ sospinto etichetta. Fino a quando?

  1. adele scrive:

    Sapete da dove tiro le forze? Esse fuoriescono dalla storia degli ulivi, dal loro silenzio, loro senza alcun rumore ci danno una piccola gioia, ogni giorno, loro che con tanta pazienza vanno avanti, vanno avanti anche con la burocrazia, vanno avanti se gli uomini litigano, loro vanno avanti anche senza di noi, sta a noi decidere cosa fare, e’ l’uomo che decide, sempre!

  2. alessandra scrive:

    l’unico caso in cui il calore fa bene all’olio! Grazie a chi è dalla nostra parte

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