L’olio da olive è bellezza e bontà. Basta con l’insistere continuo su frodi e sofisticazioni

bottigliaIl Molise dell’olio scommette sui giovani. Giovani si fa per dire. Giovani adulti. Sì, perché l’Italia è un Paese per vecchi. E la generazione dei quarantenni viene considerata giovane in questi anni solo perché a occuparsi di agricoltura sono in pochi e i giovani giovani, ventenni-trentenni, sono rarità. La passione però non ha età. A San Martino in Pensilis prende corpo proprio oggi, e fino al 30 aprile, la seconda edizione di Extrascape, un concorso organizzato dall’associazione Molisextra. Si parlerà di tutto, perfino di frodi e sofisticazioni. Peccato che una iniziativa così lodevole, segnatamente positiva, debba macchiarsi di un tema così funesto. La questione frodi e sofisticazioni non può passare mai in secondo piano e va affrontata seriamente, sia ben chiaro, ma il continuo girarci intorno, come fa Coldiretti e friends non mi piace. Meglio piuttosto ragionare intorno a temi più ardui, come l’educare il consumatore, il fare cultura attiva e propositiva, senza doversi sporcare con temi così delicati, troppo esposti a facili speculazioni, evidenziati in maniera esasperata, soprattutto nell’ultimo periodo. Il tanto clamore fa pensare a un comparto di farabutti, a soggetti poco raccomandabili, a delinquenti incalliti. Non è così. Io mi rifiuto di considerare la filiera dell’olio da olive  in modo così nefasto. Per me non è così, lo dimostrano i numeri. Preferisco piuttosto trattare l’argomento a porte chiuse, puntando semmai sui risultati concreti non sulle ipotesi di frodi. Meglio trattare il tema a indagini concluse, qualora ci fossero indagini, non invece prestando il fianco a speculazioni, come si sta facendo da diversi anni a questa parte per pura propaganda. A che pro, poi?

I giovani di MoliseExtra partono tuttavia da un interessante e condivisibile concetto, incentrato sul ruolo della cosiddetta “tracciabilità culturale”, intesa quale “vera bussola capace di orientare il consumatore”. Fin qui siamo d’accordo, il consumatore ha necessità di una guida che lo porti nella direzione giusta, sensibilizzandolo verso una scelta appropriata e intelligente, in una parola: etica. Attenzione, però. Una sana  “tracciabilità culturale” non può in alcun modo prescindere da una sana comunicazione di qualità, non gridata sempre al megafono. Io la penso così, e chi si muove in senso contrario non avrà mai il mio appoggio. Ritenendomi persona libera e indipendente, non intendo fare il gioco che Coldiretti e Unaprol stanno portando avanti nell’ultimo periodo quale scusa per non affrontare seriamente i problemi reali del comparto.

Il problema dell’olio da olive, della sua perdita di valore, non sono le frodi o le sosfisticazioni, ma l’assenza di una strategia commerciale e, soprattutto, di una politica olivicola e olearia. Troppo fumo negli occhi, che non giova a nessuno. Il sensazionalismo serve solo a nascondere le responsabilità reali di chi avendo avuto a disposizione ingenti quantità di danaro pubblico ha fallito miseramente.

Mi fermo qui, per ora. Chi si trova nel Molise faccia pure un salto, un po’ per curiosità, un po’ per sostenere l’impegno dei giovani di MoliseExtra. Per il resto, ritornerò su un argomento che non può essere costantemente tenuto al centro dell’attenzione come fosse il primo e unico problema, dimenticando che l’olio da olive è soprattutto bellezza e bontà, non ombre e malaffare.

Concludo con una domanda ai due rappresentanti delle Istituzioni presenti a Extrascape: Cosimo Piccinno, il generale della Divisione Carabinieri Tutela della Salute, e il  tenente colonnello del Corpo Forestale dello Stato Amedeo De Franceschi.

Chiedo loro:

Esiste un vero problema frodi e sofisticazioni in Italia, nel settore olio da olive?

E per vero, a scanso di equivoci, intendo dire un problema grave e di tale portata da farci preoccupare.

In secondo luogo, se tale problema esiste in maniera seria e preoccupante, quanto incide allora in percentuale?  

Ed esattamente: quanto, in percentuale, incide la problematica frodi, e quanto, in percentuale, la problematica sofisticazioni?

E, in particolare: quanto incide la problematica frodi e sosfisticazioni degli oli da olive rispetto ad altri comparti alimentari.

Infine, visto che i soggetti istituzionali presenti a Extrascape sono a conoscenza dell’entità del fenomeno frodi e sofisticazioni nel comparto olio da olive, mi piacerebbe sapere se corrisponde al vero l’affermazione del presidente di  Coldiretti Sergio Marini, quando recentemente ha sostenuto che “quasi il 50 per cento dell’olio venduto in Italia come extra vergine, non ha le caratteristiche per esserlo”. Da persona particolarmente attenta al settore olio da olive, mi  preme sapere la verità. Corrisponde dunque al vero tale affermazione o è una invenzione del presidente di Coldiretti Marini?  E se corrisponde al vero dove sono gli organismi di controllo? Perché non intervengono di fronte a un dato così allarmante? Perché non sequestrano il 50 per cento dei finti extra vergini?

Sarebbe il caso di fare un po’ di chiarezza, non vi pare? Così, giusto per capire se questa storia delle frodi resta una questione che rientra nella ordinarietà del crimine – come in tanti altri settori – o è un fenomeno così talmente agghiacciante, come denuncia Coldiretti, da dovermi sentire in colpa per aver sottovalutato il fenomeno.

coldiretti, 50aAvro mai una risposta chiarificatrice?

Se è un fenomeno gravissimo, scendo in campo anch’io. Se non lo è, perché allora debbo rovinare la poesia di chi come me costruisce sapientemente, giorno dopo giorno, una sana  comunicazione dell’olio, senza infangare il lavoro di tanta brava gente che non può sentirsi sempre raccontare la storia delle frodi e delle sofisticazioni se poi queste problematiche rientrano in un dato di ordinaria amminstrazione, pur grave in sè, sia ben chiaro, ma di ordinaria amministrazione.

Attendo risposte qui nel mio blog da parte degli organizzatori di Extrascape e dei due rappresentanti delle Istituzioni. Grazie.

Luigi Caricato

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2 risposte a L’olio da olive è bellezza e bontà. Basta con l’insistere continuo su frodi e sofisticazioni

  1. raffaele scrive:

    non lo so se la metà di olio commercializzato non è extravergine, quello che è certo è che le sacrosante normative (SIAN ed il resto) per come sono fatte colpiscono solo le piccole e medie aziende, chi fa le vere frodi è organizzato per farle tanto le sanzioni sono uguali per me che magari ho dimenticato di scaricare 10 kg. o per la grande multinazionale X che vende 10 milioni di bottiglie. Per non parlare di chi i controlli li fa: quasi sempre personale non qualificato che non conosce il mondo e che va ad ispezionare il frantoio un anno si e l’altro pure ma si guarda bene dal verificare cosa vendono gli ipermercati. Le dico io dove sono gli organismi di controllo, sono a rovinare le giornate dei frantoiani, che certamente hanno a che fare solo con prodotto italiano ma che vengono colpiti da sanzioni alla minima fesseria chi invece vende una bottiglia di extra a 2.90 sorprese non ne ha e se anche ne avesse a tutti i mezzi per affrontarle.

    • massimo scrive:

      Raffaele comprendo la sua amarezza. Tuttavia le posso assicurare che i controlli sono fatti a tappeto, ovunque e nessuno ne è esentato. Da quello che mi risulta pochi sono i controlli ai mercatini vari, per niente nel porta a porta. Ma stia pur tranquillo che i controlli all’interno dei supermercati da parte dei vari organismi (NAS, NAC , Ispettorato, ecc. ) sono fatti. Probabilmente lei conosce solo il suo ambito e giustamente nota ciò che succede intorno al suo frantoio, e alla sua impresa, ma deve tenere conto che i controlli sono fatti anche sui container destinati all’export, sono fatti persino in Europa. L’Italia è il Paese più controllato al mondo, e abbiamo un Ministero che risponde al nome di “repressione frodi” , unico al mondo (in altri Paesi si chiama ministero per il controllo della qualità dei prodotti alimentari stop).

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