La via del ‘capitalismo sostenibile’ per rilanciare il comparto oleario

olio officina reportContinua con successo la diffusione dell’ebook di Massimo Occhinegro, Analisi economica su venti imprese del comparto olio di oliva. Confronto degli esercizi 2010 e 2011. Tanti i lettori che stanno scaricando gratuitamente il libro. E tante, nel contempo, le reazioni di chi legge il report, tra cui quella del produttore gardesano Guidalberto di Canossa, che riporto di seguito, in modo da condividerla con voi. “Credo – precisa l’olivicoltore gardesano – che la stragrande maggioranza dei produttori di olive e di olio non produca reddito positivo alla fine dell’annata, se i conti vengono fatti bene. Questo spiega la marginalità del comparto e la mancanza di vere imprese nel settore. Una politica che non premia la qualità e un mercato che non la paga, la frammentazione dei produttori e il quoziente di ‘politica sociale’ che si fa in generale in agricoltura, sono ulteriori motivi che spiegano lo stato di subsussistenza del comparto oleario e non solo, nel primario. Forse non solo in Italia.

Ci sono da aggiungere – prosegue il marchese Guidalberto di Canossa – la frammentazione e dispersione delle risorse di promozione, il proliferare scriteriato dei marchi di qualità e/o di origine, la mancata evoluzione da produttori ad imprenditori di migliaia di agricoltori per i quali l’olivicoltura è un aspetto marginale, i mancati controlli sulle sofisticazioni e una legislazione che spesso sembra pensata per tutelare il ‘commercio’ più che la qualità e la veridicità dei prodotti”.

Nell’olio, pare, ancora mancano passaggi che nel comparto vinicolo si sono avuti (penso agli effetti rigeneratori dello scandalo metanolo, ad esempio) e pobabilmente la strada della crescita anche culturale del settore è iniziata da poco ed è ancora lunga.
Comunque, anno dopo anno, aumentano gli agricoltori che intendono fare impresa anche nel comparto olivicolo, per passione ma con ragionevolezza, spesso a dispetto delle politiche che vogliono relegare il primario a svolgere funzioni prevalentemente ‘sociali’ e di serbatoio elettorale. Imprenditori che provano ad affrontare il mercato con le carte in regola”.

Speriamo – conclude Guidalberto di Canossa – che il Paese, all’uscita dalla grande sbornia dell’incoscenza, acquisisca quella mentità da ‘capitalismo sostenibile’ che sola permetterà la presenza del nostro olio (e non solo) sui Mercati del mondo”.

Questa che avete appena letto è un’opinione che esprime il punto di vista di chi produce, ma non è detto che tutti i produttori la pensino allo stesso modo. La materia è ricca di tante differenti visioni e perfino contrasti. Da parte mia cercherò di mettere a disposizione di tutti le varie considerazioni possibili. Certo è che il report di Massimo Occhinegro ci spinge a una reazione. Nei giorni a venire, intanto, darò spazio ad altri interventi, il prossimo in programmazione è del professor Giuseppe Caramia, presidente del Sioos, la Società italiana olio di oliva e salute.

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