Prete Liprando, l’olio crismale, Pasqua ed Enzo Jannacci

enzo-jannacci, foto tratta da InternetConfesso che la scomparsa di Enzo Jannacci lascia un grande vuoto. Non ho mai avuto il piacere di conoscerlo di persona, ma ho apprezzato il cantante e medico in maniera indiretta, attraverso due suoi estimatori: Sara e Andrea. Sara è stata compagna di studi in università a Milano, e lei ne era particolarmente affascinata, e, se non ricordo male, Jannacci è stato il medico personale. Andrea, invece, è il figlio dello scrittore Giuseppe Pontiggia. Colleziona tutti gli album, con tanto di dedica, e ora avrei il piacere di ascoltarli tutti. Andrea non è soltanto un estimatore, lo ha conosciuto e frequentato, essendo stretto amico del figlio di Enzo. Dedico perciò il mio post odierno al compianto Enzo, e visto che il mio blog fa perno espressamente sull’olio, mi viene subito in mente la sua canzone “Prete Liprando e il giudizio di Dio”, risalente al 1965. Il sacerdote milanese si offrì volontario il giorno di Pasqua per battezzare i catecumeni imponendo il crisma di Erlembaldo. Erano anni difficili, di grandi tensioni. Il giovedì santo del 1075 il capo dei patarini Erlembaldo rifiutò per la seconda volta l’olio crismale consacrato da preti che egli riteneva simoniaci. Anche i sacerdoti della cattedrale rifiutarono di celebrare i riti al di fuori dalla tradizione canonica. Erano tempi in cui Milano era al centro di lotte cruenti. I patarini si opponevano al concubinaggio. Alla fine i patarini vennero anche cacciati da Milano e Liprando, prete patarino, venne torturato e sfigurato al viso, perdendo naso e orecchie.

Ma ecco il testo della canzone, “Prete Liprando e il giudizio di Dio”, testo di Dario Fo, musica di Enzo Jannacci, che potete ascoltare QUI.

Landolfo, cronista del Millecento, ci ha tramandato le “Storie del Comune di Milano” fra cui questa del giudizio di Dio, protagonista prete Liprando. Noi abbiamo cercato di musicarla con un certo impegno, e la dedichiamo a tutti quelli – e sono tanti – che pur essendo testimoni di fatti importantissimi e determinanti dell’avvenire della civiltà, neanche se ne accorgono!

Prete Liprando, ben visto dai poveri Cristi,
andò dall’arcivescovo Agiosolano, in Sant’Ambrogio:
“Sei ladro e simoniaco – gli disse –
venduto all’Imperatore, quel porco..” “Cus’ee?!? –
disse l’Arcivescovo infuriato –
Come ti permetti, prete? Sono ex-combattente;
ho fatto la prima crociata, e anche la terza!
(…la seconda no, perchè ero malato…)
Prete Liprando rispose: “Lo so, più d’una città hai conquistata;
lo so, più d’una città tu hai insanguinata;
e adesso, Milano tu vuoi, incatenata, vederla prostrata!”
“Liprando, a ‘sto punto esigo il Giudizio di Dio:
dovrai camminare sui carboni (s’intende, ardenti!);
le fascine di legna, quaranta (“Quaranta?”)
s’intende, le pago io.
Se tu non uscirai per niente arrostito,
io me ne andrò dalla città solo e umiliato,
e per giunta, appiedato!
“Prete Liprando, domani, al calar del sole
affronterà il Giudizio di Dio in Piazza Sant’Ambrogio!”
Quaranta fascine furono ammucchiate in una catasta;
la gente veniva fin da Venegòno e da Biandrate:
“Indietro, su, non spingete, per Diana!
C’è il fuoco, non lo vedete? ” “Ma io non vedo niente;
non vedo un’accidente! Son venuto da Como per niente!”
“Tornate tutti a casa! Non se ne fa più niente!
Il Papa, da Romas l’ha proibito: lo spettacolo è finito!”
“Ed io lo faccio lo stesso! – disse prete Liprando –
ma le fascine, quaranta!- io non ce le ho!…”
…La gente portava le fascine fin da Biandrate;
facevano un sacco di fumo: la gente tossiva,
tossiva e piangeva, ma non si muoveva!
Che popolo pio! Voleva vedere il Giudizio di Dio!
“Eccolo là!… Liprando è già pronto…” “Dove l’e?”
“L’è là in fondo… È pallido, ha paura!…
Ha i piedi spogliati!… Che piedi lunghi!…”
La brace è rossa, e rosse son tutte le facce…
stan tutti con gli occhi sbarrati…
“Anch’io li ho sbarrati, però non vedo niente!”
È entrato in mezzo ai carboni senza guardare:
è dentro, è tutto sudato, ma non è bruciato…
due donne son svenute! Una ha partorito,
ma in buona salute…
“Dai, non spingete!” “…ma io non vedo niente!”
“Ecco, è arrivato; Dio l’ha salvato!”
“Gloria a Liprando, che Milano ha salvato!”
“L’arcivescovo è scappato” (“Gloria a Liprando!”)
“L’avete veduto!” (“Gloria a Liprando!”)
“Il cavallo s’è impennato!…” (“Gloria a Liprando!”)
“Ecco, è cascato!…” (“Gloria a Liprando!”)
“S’è mezzo massacrato!” (“Gloria a Liprando!”)
“…e io non ho visto niente!” (“Gloria a Liprando!”)
“Non ho visto un accidente!” (“Gloria a Liprando!”)

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