Più umiltà e meno sfrontatezza dietro ai fornelli

Matteo Scibilia alla conferenza stampa di Olio Officina Food FestivalIeri sera, sul proprio profilo facebook, lo chef Matteo Scibilia, dell’Osteria Buona Condotta di Ornago, ha scritto un pensiero che estendo volentieri a chi segue il mio blog: “Ormai c’e una grande divisione nel mondo della ristorazione. Pochi e sempre gli stessi chef sotto i riflettori. Sempre gli stessi giornalisti protettori e non si capisce se per capacità o per successo sulla clientela. Questo incredibile momento di grande mediaticita del nostro settore, tra blogger e simili, sembra un circo che gira su se stesso”. E’ una considerazione amara e profondamente vera, la condivido e sottoscrivo. Purtroppo si è indifesi. Il circo attrae, è sufficiente fare un salto in libreria e notare come i libri più esibiti e venduti siano quelli firmati (ma non necessariamente scritti) dai tromboni televisivi. Mai disperare. Esiste una soluzione per uscire dalle celebrazioni mediatiche, ma temo che la gente sia attratta anch’essa da chi sta sotto i riflettori. Bisogna prenderne atto, e continuare a lavorare. Nel silenzio. C’è sempre un pubblico di qualità che non si ferma a ciò che emerge in superficie. Consoliamoci così. Spero almeno non si volgarizzi negli anni a seguire il mondo dell’olio, in tal caso sarebbe la fine di una visione dell’olio che ho sempre associato all’etica. O, come la scrittrice Laura Bosio ha riferito nel corso della serata inaugurale di Olio Officina Food Festival, all’umiltà e all’umorismo, valori fondanti, sui quali si spera possa far riferimento, per molto tempo ancora, l’olio da olive. La buona cucina, al contrario, è oggi la vittima sacrificale di un’epoca che sacrifica tutto nel nome della spettacolarizzazione fine a se stessa. C’è infine la sfrontatezza di chi, come alcuni chef innominabili, dopo aver per lungo tempo reso pornografia l’alta cucina, oggi invocano il ritorno alla cucina semplice e a prezzi accessibili. Questi soggetti hanno la mia più totale disistima, talmente grande da provare anche un senso di fastidio al solo citarli.

Luigi Caricato

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2 risposte a Più umiltà e meno sfrontatezza dietro ai fornelli

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  2. Cinzia Tosini scrive:

    Leggo concetti importanti, ne analizzerò uno per volta. Il primo: “E’ un momento di grande mediaticità del nostro settore, tra blogger e simili, sembra un circo che gira su se stesso. Matteo Scibilia dell’Osteria Buona Condotta ”. Dunque, nonostante è risaputo che non mi piace il termine blogger, rientro in questa categoria mediatica. Ho un blog nato dalla passione di sempre per la terra, i suoi prodotti, e le persone. Un blog nato come terapia di vita, dopo che la stessa mi ha travolto facendomi cadere. Mi sono rialzata così, scrivendo quello che vivo. Detto questo entro in merito, i blog sono diari in rete che nascono dalle passioni. Questi contenitori ci permettono di darne diffusione. Insisto poi viste le recenti polemiche, che blogger e giornalista sono figure ben diverse. Il blogger scrive per lo più trasmettendo il proprio credo e le proprie emozioni. Il giornalista è tale, perché esercita in esclusiva questa professione. Entrambe queste figure possono aiutare la promozione della terra in un momento difficile come questo, “facendo bene”. E’ fondamentale l’aiuto di tutti per la diffusione delle realtà produttive, per il territorio, per la nostra Italia. Insisto, “non è una gara”. So solo che, per noi blogger, l’energia e non solo quella per fare quello che facciamo è di grande sacrificio. Per quanto mi riguarda comunque sia e comunque sarà, continuo imperterrita, nonostante tutto, tenendo i piedi per terra, e ricordando perché ho iniziato a fare tutto questo. Quindi se questo momento di grande mediaticità può servire ad aiutarci “tutti” perché no!

    E ancora… “La gente è attratta da chi sta sotto i riflettori. Luigi Caricato”. Purtroppo è una società che si ferma a guardare più le veterine che i contenuti. Qualche giorno fa una persona mi ha scritto chiedendomi se ho uno zio americano per ciò che faccio. Mi ha quasi divertito la cosa visto la semplicità con cui vivo, ma mi ha fatto riflettere, su quanto possa ingannare la visione apparente delle cose. E’ per questo che, nonostante ritengo buona cosa la conoscenza sul web, mi è fondamentale conoscere dal vivo le persone. La conoscenza è mezzo indispensabile per dare giudizi concreti. Quindi se il tempo e la conoscenza non rivela contenuti i riflettori si spengono in fretta.

    E ancora… “In libreria i libri più esibiti e venduti sono quelli firmati (ma non necessariamente scritti) dai tromboni televisivi. Luigi Caricato”. Vero purtroppo, libri dai contenuti leggeri, specchio di ciò che ama leggere la gente. Forse complice è la televisione con i suoi messaggi comunicativi per lo più di poco spessore. Forse perché si sta vivendo un momento difficile e si vuole evadere. Sta di fatto che gli editori seguono l’onda del marketing. Sta a noi cavalcare l’onda giusta…

    E ancora… “Alcuni chef innominabili, dopo aver per lungo tempo reso pornografia l’alta cucina, oggi invocano il ritorno alla cucina semplice e a prezzi accessibili. Luigi Caricato”. Dunque io sono quella “fastidiosa” per alcuni di loro… quella “rompi”, quella che a volte li prende in giro per l’uso delle foglie di ostrica o per l’esagerata esasperazione dei piatti. Quella che ordina in posti in cui non è di consuetudine farlo, una frittata di cipolle, o la mozzarella in carrozza, o le verdure in pastella dicendo loro che forse una foglia di menta avrebbe migliorato il tutto. Io sono l’elemento disturbante per molti. Le mie sono provocazioni. Ricordo quando una sera, la persona a cena con me, ha passato ironicamente il coltello allo chef perplesso dalle mie richieste. Io rappresento come dico spesso la gente, l’appassionata che trae puro piacere dal cibo. Sono le persone come me che dovrebbero dire più la loro. Questo ovviamente con tutto il rispetto per gli esperti del settore. Preciso che con alcuni chef sono amica, li rispetto e li ammiro per la loro bravura. Sono offerte diverse, semplicemente questo. Per quanto mi riguarda amo le tradizioni e la cucina semplice di una volta, casomai un pochino rivisitata. E’ possibile che non riesco a trovare un cuoco che mi faccia, a volte persino che conosca, i “ciceri e tria” fatti come vanno fatti?? E’ vero, è una specialità leccese, ma perché non fare corsi di cucina regionale anziché fare i “fuochi d’artificio” nei piatti?! Concludo con un ricordo. Una sera ormai quasi due anni fa ero a cena, per un caso fortuito, in un ristorante con allora 3 stelle Michelin. Dopo le mie provocazioni iniziali che hanno contribuito a stemperare l’atmosfera steccata, il proprietario mi ha raccontato che era stato condotto per un incontro lavorativo in un locale analogo al suo. Bè la cosa l’aveva infastidito alquanto. Mi disse: “Ma caspita, non potevano portarmi a mangiare in un locale in cui servivano due fette di culatello e così di seguito…” Allora è così, a quanto pare la verità è che la semplicità nei piatti piace anche a loro!

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