L’olio della misericordia

papa-benedetto-xvi_Tratta da internet, Italia PanoramaQuest’oggi è una giornata speciale, consegnata alla storia. La rinuncia alla carica pontificia da parte di Benedetto XVI ci coglie impreparati. La paura quasi ci sovrasta, la commozione è tanta. Non è  un segnale di luce, a prima vista. La speranza di un futuro di salvezza però resiste, anche se la mancanza di amore che pervade il mondo crea disorientamento e non ci fa intravedere più il bene spontaneo e sincero. Andare avanti, in questa gabbia di esseri pronti a sbranare il prossimo per fame di danaro e potere diventa sempre più complicato, ma non possiamo rinunciare né al futuro né alla nostra salvezza. La fiducia nel domani non può venir meno. Colgo così l’occasione di questo gesto tanto coraggioso quanto audace del Papa, per portare alla vostra conoscenza un passagio molto bello tratto da una sua omelia pronunciata nel giorno della benedizione degli oli,  durante la Messa crismale del Giovedì Santo. “La parola greca elaion, olio, collegata con la parola eleos, misericordia”, ebbe a riferire Sua Santità, ci porta al nucleo originario della fede. Il Papa ha avuto modo di evidenziare come l’unzione con l’olio comporti, per il sacerdote, anche “l’incarico di portare la misericordia di Dio agli uomini”. Da qui l’invito di Joseph Ratzinger a non far mai mancare “nella lampada della nostra vita l’olio della misericordia. Procuriamocelo sempre in tempo presso il Signore, nell’incontro con la sua Parola, nel ricevere i sacramenti, nel trattenerci in preghiera presso di Lui”.

 Luigi Caricato

IPSE DIXIT

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Sono quattro gli elementi della creazione con i quali è costruito il cosmo dei Sacramenti: l’acqua, il pane di frumento, il vino e l’olio di oliva.

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L’olio dell’ulivo ha un significato ampio. È nutrimento, è medicina, dà bellezza, allena per la lotta e dona vigore. I re e i sacerdoti vengono unti con olio, che così è segno di dignità e di responsabilità, come anche della forza che viene da Dio. Nel nostro nome “cristiani” è presente il mistero dell’olio. La parola “cristiani”, infatti, con cui i discepoli di Cristo vengono chiamati già all’inizio della Chiesa proveniente dai pagani, deriva dalla parola “Cristo” (cfr At 11,20-21) – traduzione greca della parola “Messia”, che significa “Unto”. Essere cristiani vuol dire: provenire da Cristo, appartenere a Cristo, all’Unto di Dio, a Colui al quale Dio ha donato la regalità e il sacerdozio. Significa appartenere a Colui che Dio stesso ha unto – non con un olio materiale, ma con Colui che è rappresentato dall’olio: con il suo Santo Spirito. L’olio di oliva è così in modo del tutto particolare simbolo della compenetrazione dell’Uomo Gesù da parte dello Spirito Santo.

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In etimologie popolari si è collegata, già nell’antichità, la parola greca “elaion” – olio – con la parola “eleos” – misericordia. Di fatto, nei vari Sacramenti, l’olio consacrato è sempre segno della misericordia di Dio. L’unzione per il sacerdozio significa pertanto sempre anche l’incarico di portare la misericordia di Dio agli uomini. Nella lampada della nostra vita non dovrebbe mai venir a mancare l’olio della misericordia. Procuriamocelo sempre in tempo presso il Signore – nell’incontro con la sua Parola, nel ricevere i Sacramenti, nel trattenerci in preghiera presso di Lui.

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Nella Chiesa antica l’olio consacrato è stato considerato, in modo particolare, come segno della presenza dello Spirito Santo, che a partire da Cristo si comunica a noi. Egli è l’olio di letizia. Questa letizia è una cosa diversa dal divertimento o dall’allegria esteriore che la società moderna si auspica. Il divertimento, nel suo posto giusto, è certamente cosa buona e piacevole. È bene poter ridere. Ma il divertimento non è tutto. È solo una piccola parte della nostra vita, e dove esso vuol essere il tutto diventa una maschera dietro la quale si nasconde la disperazione o almeno il dubbio se la vita sia veramente buona, o se non sarebbe forse meglio non esistere invece di esistere. La gioia, che da Cristo ci viene incontro, è diversa. Essa ci dà allegria, sì, ma certamente può andar insieme anche con la sofferenza. Ci dà la capacità di soffrire e, nella sofferenza, di restare tuttavia intimamente lieti. Ci dà la capacità di condividere la sofferenza altrui e così di rendere percepibile, nella disponibilità reciproca, la luce e la bontà di Dio.

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S. S. Benedetto XVI

1 aprile 2010

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