L’olio da olive non può ammettere discriminazioni

Alfonso PascaleRecuperare il buon senso significa aprire la propria mente e non farsi ingannare da chi demonizza l’altro da noi. La politica del disprezzo verso tutto ciò che è “straniero” è pura demagogia, ma soprattutto è segno di stoltezza. Non cederò d’un sol passo alla insensatezza di una associazione di categoria agricola che sta purtroppo dominando ormai da troppo tempo la scena in Italia, imponendo una azione di forza a più livelli, ed esercitando pressioni su stampa e sistema politico. Vi do’ la mia parola: non verrò mai meno al mio impegno. Sarò sempre sarò al fianco di tutti i lavoratori della terra, senza distinzione di patria, sesso, razza, religione o ideologia. Segnalo, al riguardo, il meraviglioso e autorevole saggio che lo storico dell’agricoltura Alfonso Pascale ha scritto per olioofficinaalmanacco, dal titolo: “Per un’economia civile e non autarchica dell’olio di oliva”. Si tratta di un saggio che l’autore ha giustamente definito “scritto corsaro”.

 

olioofficinaalmanacco1Ebbene, per vostra conoscenza, vi riporto alcuni stralci utili, tratti dal saggio di Pascale, giusto per rendere l’idea. Il resto, lo potete leggere su olioofficinaalmanacco.

La parola d’ordine “olio tutto italiano” appare una sorta di istigazione al suicidio collettivo

E’ penoso e ignobile che s’insinui un odioso pregiudizio: l’idea che l’olio e le olive degli altri paesi che s’affacciano sul Mediterraneo siano di per sé scadenti

Conoscere le culture alimentari di un gruppo e scambiare i cibi può costituire una pratica che favorisce l’integrazione

Le multiformi identità hanno tutte pari dignità. Nessuna possiede, sul piano simbolico, uno spessore culturale che sovrasta l’altra

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