L’Italia che fa male all’Italia. Non è “Dolce Vita” questa

Dolce Vita extra light olive oil. Foto di Luigi CaricatoMi sono sempre chiesto se abbia senso insistere sui valori del made in Italy, depotenziandoli in modi molto discutibili. Già il nome è un campanello d’allarme: “Dolce Vita”, richiamando forzosamente il celebre film di Federico Fellini. Poi l’amara sorpresa: il nome dell’olio riportato in foto è stato associato a un comune olio di oliva, seppure extra light, nemmeno a un extra vergine. Non solo: l’olio di oliva “Dolce Vita” lo si trova sia nella versione comune, sia in quella extra light. Sono bottiglie di cui ho preso visione su uno scaffale di un supermercato in India, a pochi chilometri da New Delhi. E’ l’Italia che fa male all’Italia. Sì, perché l’azienda che sfrutta l’italianità, la Compagnia alimentare italiana, ha sede in provincia di Frosinone, a Broccostella. L’aspetto più triste della vicenda, è che in etichetta compaia perfino la dicitura “100% italiano”. Che senso ha – mi chiedo, e vi chiedo – svilire a tal punto il nostro Paese, fino ad arrivare a sfruttare l’origine anche per promuovere un comune e generico olio di oliva? Se ha un senso farlo con gli oli extra vergini di oliva, purché siano autentici oli italiani, non vi è alcuna ragione farlo con gli oli di oliva, una categoria merceologica di tutto rispetto, senza alcun dubbio, ma non tale da far avvertire la necessità di contrassegnare la provenienza. Il riferimento al 100% italiano è nel caso specifico una ingiuria al buon senso. Non sarebbe forse il caso di restituire la dignità perduta all’Italia dell’olio attraverso un atto di auto reponsabilità? Le leggi magari consentono anche tali assurdità, ma non possiamo consentirlo noi.

Luigi Caricato

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