Complicazioni alle dogane per gli oli di oliva. C’è rischio paralisi

Agenzia delle Dogane di FirenzeI burocrati ne fanno solo una questione formale, ma non capiscono le esigenze delle aziende. Sono estranei alla realtà, si nutrono solo di carte e non hanno altri pensieri. Così, ora che siamo giunti alla prova del nove, si sta iniziando ad assistere ai primi cedimenti di fronte alle disposizioni della legge numero 9 del 14 gennaio 2013. E’ un vero pasticcio all’italiana. Io l’ho sempre detto. In Italia meno leggi si fanno, meglio è. C’è troppa superficialità in chi decide di imporre leggi dall’esplicito taglio demagogico. Sappiamo tutti che la legge “Salva olio italiano” è stata imposta con la forza. E così, come al solito, quando si decide di far qualcosa intorno agli oli di oliva, si riesce sempre e soltanto a creare complicazioni su complicazioni, determinando danni su danni. In queste ore, per esempio, ho avuto modo di leggere un documento delle Agenzie delle Dogane di Firenze, e sono rimasto allibito. Anche un calvo si metterebbe istintivamente le mani tra i capelli, per l’incredulità e lo sgomento. In Italia, purtroppo, sono ormai in pochi ad avere la sensibilità nel tutelare le sorti dell’economia italiana. Sembra che si decida solo in maniera istintiva, mossi dalla fretta, forse anche dalla mancanza di una profondità di sguardo. C’è come l’incapacità di valutare la realtà nella sua complessità. Il rischio di paralizzare un settore già in forte sofferenza non è così lontano. Si può incappare in un corto circuito istituzionale davvero difficile da sbrogliare. La grottesca idea di applicare le disposizioni relative all’etichettatura riportate nella “Salva olio italiano (sic!)”,  ad oggi peraltro dichiarata inapplicabile dall’Europa, sta iniziando a causare seri danni alle imprese che lavorano con l’estero. Mi sembra quanto meno paradossale tale azione di contrasto all’export, tanto più in tempi di grande crisi e di forte competitività sui mercati. Così, nel grande teatro dell’assurdo che è l’Italia, la mancanza di circolarità di idee sortisce effetti devastanti. Si sta lentamente mettendo in ginocchio tutto un sistema. Le Istituzioni sembrano non rendersene conto. C’è un’arroganza diffusa e strisciante, mista forse anche a superficialità. Si agisce puntualmente senza sentire le parti. Si impone tutto con la forza, senza preoccuparsi delle conseguenze. Mi chiedo come tutto ciò possa accadere. C’è grande imbarazzo. Mi chiedo come si possa risollevare le sorti di un Paese in declino, se ancora si insiste nel coltivare il proprio lento e inesorabile annientamento.

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Una risposta a Complicazioni alle dogane per gli oli di oliva. C’è rischio paralisi

  1. massimo scrive:

    Il problema qui è ben più grave. La legge Mongiello è una legge italiana dichiarata non compatibile dalla UE. Ma anche le stesse norme UE non sono applicabili quando si parla di export, ossia di vendite al di fuori della stessa Unione.
    La dogana in ogni caso, occupandosi di IMPORT ed EXPORT non può far rispettare norme che hanno valore solo all’interno degli Stati Europei.
    Un’azienda che esporta deve rispettare le norme del Paese di destinazione , questo è il principio. Così si si vende in Europa valgono le norme europee sull’etichettatura, sull’origine.
    Quando si vende al di fuori dei confini UE , valgono le norme in materia di etichettatura del Paese di destinazione .

    Alcuni esempi possono chiarire la questione. Gli Stati Uniti hanno obbligato da diversi anni, (prima ancora che lo facesse l’UE) , le aziende che intendono vendere nei loro Stati ad indicare precisamente l’origine degli oli con l’indicazione dell’origine degli oli impiegati. Così avremo oli extra vergini , ad esempio , con oli di Spagna, Italia, Grecia. O oli fatti solo con oli di origine italiana.
    Non è ad esempio obbligatoria l’apposizione della shelf life. O ancora non si è obbligati ad indicare chi ha di fatto confezionato ed esportato l’olio ma solo l’indicazione di un nome facilmente rintracciabile nelle Yellow pages.
    Ci sono tanti altri esempi di altri Paesi extra UE che adottano regole e principi in contrasto con la normativa europea .

    D’altronde immaginiamo cosa accadrebbe in Italia se qualsiasi prodotto presente nello scaffale , proveniente dall’estero ( fuori dalla UE) seguisse le proprie norme nazionali…

    Lingue diverse, indicazioni diverse, in buona sostanza sarebbe una Babele ed i consumatori ne sarebbero disorientati .

    Il vero e cruciale problema è la profonda ignoranza di chi ci comanda o di chi ci controlla che al contrario dovrebbe ben conoscere le norme internazionali.
    È un grande problema che penalizza tutto il settore e rischia di creare un corto circuito con danni miliardari per un Paese allo stremo e per giunta ingovernabile.

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