Il vero olivicoltore e frantoiano sostiene il progetto Olio Officina

luigi caricatoSpesso e volentieri si pensa all’olio come prodotto finito, ma si trascura ciò che vi sta dietro: la pianta dell’olivo. Non solo. Ciò che soprattutto si ignora, o si tende a metter in secondo piano, è la fatica che sta dietro all’atto del coltivare le piante per ricavarci le olive. Ciò che più di ogni altra cosa si ignora, è che dietro l’olio che entra in bottiglia c’è tutta una lunga storia da raccontare. Ecco, con Olio Officina Food Festival, io sto compiendo proprio questa operazione. Impegnarmi a tutto tondo per dare corpo e voce a chi ama l’olivo e lavora per produrre non una semplice e generica merce, una massa oleosa buona per condire, come tanti altri oli in circolazione, ma per realizzare un prodotto culturale, come fosse un’opera d’arte. Per crederci, occorre sostenere tale processo culturale. Dietro a Olio Officina c’è un progetto, chi non lo sostiene e non ci crede continuerà a produrre olio, ma senza valore aggiunto, senza una storia alle spalle, senza un substrato culturale, senza una vera identità forte. Perché l’identità, credetemi, non la garantisce solo il territorio, ma chi quel territorio lo vive e ne esprime la piena essenza. Accolgo a braccia aperte gli olivicoltori e i frantoiani illuminati che comprendono, o comprenderanno, il senso profondo di questo mio percorso. Sostenere significa non tirarsi indietro quando si è chiamati ad agire in prima persona, da soggetti adulti.

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3 risposte a Il vero olivicoltore e frantoiano sostiene il progetto Olio Officina

  1. massimo scrive:

    Gent.mo Sig. Bovoli, ho letto la sua missiva ed onestamente sono rimasto basito. OlioOfficina Food Festival è un evento culturale , unico nel suo genere , che serve per creare e diffondere conoscenza e cultura intorno all’olio di oliva. Se non ci fossero state le sponsorizzazioni delle aziende, che con disprezzo, lei chiama “industriali”, quasi come non usassero lo stesso prodotto frutto del duro lavoro degli olivicoltori e frantoiani, l’evento non si sarebbe potuto fare.
    Mi pare che lei abbia pure partecipato come relatore. Le è stata data l’opportunità offerta dagli sponsor ed anzichè ringraziarli per un percorso comune, vista la redditività globale del settore scarsa, lei li critica, anzi li osteggia e li disprezza.
    Tenga conto che quando si sciorinano i numeri del successo del Made in Italy nel mondo, (ad esempio come fanno l’Unaprol o la Coldiretti) quei numeri grossi non sono dei piccoli frantoiani ma degli “industriali” italiani.
    Se dovessimo calcolare l’export dei “piccoli” forse non arriveremmo all’1% di quei numeri.
    Inoltre , a livello interno, tenga conto che sono proprio quelle aziende sponsor che oltre ad acquistare l’olio dalla Spagna, dalla Grecia o forse dalla Tunisia , comprano tantissimo olio dalle aziende agricole italiane o dai frantoiani italiani, in grandi numeri in autobotti. Le DOP in Italia coprono si e no l’1% del mercato nazionale.

    Il suo attacco è quindi assolutamente inaccettabile.

  2. NICOLA BOVOLI scrive:

    Caro Luigi,
    condivido pienamente le tue parole pronunciate dal pulpito di Olio Officina:
    “io sto compiendo proprio questa operazione. Impegnarmi a tutto tondo per dare corpo e voce a chi ama l’olivo e lavora per produrre non una semplice e generica merce, una massa oleosa buona per condire, come tanti altri oli in circolazione, ma per realizzare un prodotto culturale, come fosse un’opera d’arte.”
    ma non posso condividere la scelta dei tuoi compagni di viaggio (leggi Sponsor) della manifestazione delle Stelline a Milano.
    Come puoi pensare che i produttori di olio di qualità ed i frantoiani di qualità possano convivere con gli industriali dell’Olio?
    E’ vero che “paecunia non olet” ma c’è un limite a tutto!
    con immutato affetto e stima
    Nicola Bovoli

    • Luigi Caricato scrive:

      Gentile Nicola,
      la realtà è ben chiara a tutti: siamo fermi e immobili, chiusi ciascuno nel proprio orticello.
      Io tuttavia da sempre mi sono contraddistinto per la libertà piena e totale, estranea da appartenenze.
      Per me – per intenderci – contano i contenuti, le opere; e così, dietro a ogni mio progetto degno di nota c’è sempre la libera adesione di chi ci crede. Non sto a sindacare se l’adesione è sincera o meno. Conta il dire “sì, ci sto, mi sento chiamato in causa”.
      Di conseguenza coloro che sostengono i miei progetti sono benvenuti. Sempre. Senza alcuna preclusione.

      Io mi sono sempre battuto per una filiera unita e continuerò su questa strada. Tuttavia, mentre prima sollecitavo tutti a seguirmi, con passione e determinazione. Ora ho asusnto un altro atteggiamento: chi vuole, mi segua; chi non ne ha le forze, chi non ha il coraggio di osare, resti chiuso in se stesso, a coltivare le divisioni anziché le sinergie e le unioni. Ciascuno si assumerà le responsabilità del caso.

      Io provengo dal mondo agricolo per storia familiare. So cosa faccio e conosco le esigenze e le problematiche di olivicoltori e frantoiani veri. Conosco le problematiche perché le vivo intimamente.

      Se le organizzazioni di categoria che rappresentano tali soggetti fossero come me e mi sostenessero, ci sarebbe un mondo diverso. Non è così. Prendo atto che il limite culturale di taluni soggetti continui a causare danni al Paese e al settore.
      Ciascuno si prenda le proprie responsabilità. io ho la coscienza tranquilla.

      E’ paradossale, tuttavia, che l’associazionismo agricolo, o para-agricolo, mi ostacoli quotidianamente nel mio libero lavoro di persona seria e indipendente, e in alcuni casi tale associazionismo manifesta anche un’aperta ostilità. Si resta senza parole per lo sconcerto. La differenza, tra me e costoro, è che io produco cambiamenti, questa gente vive di burocrazie ed emolumenti afferrandosi alla poltrona e gestendo potere e danaro senza manco produrre risultati: un fallimento.

      Io benedico il cielo che esistano quale contraltare persone sagge e responsabili, tra le aziende agricole, tra le cooperative, tra l’associazionismo che ancora conserva l’anima originaria della propria missione, e tra le aziende di marca e tra tutti coloro che guardano alle mie opere e non alle vane parole di chi racconta il nulla e il nulla realizza. Queste persone sagge e responsabili mi sostengono a partire da se stessi, dalla propria personale adesione, esercitando con ciò un segnale evidente di grande civiltà. Lo fanno pur di sostenere un’idea, un progetto. E ci credono.

      L’espressione E’ vero che “paecunia non olet” ma c’è un limite a tutto!, con tutta franchezza la ritengo offensiva e, mi dispiace per lei che l’ha pensata e scritta, non le fa proprio onore

      Occorre una svolta, gentile Nicola, altrimenti questo Paese a furia di chiudersi a ogni possibilità di cambiamento affonda.

      Luigi Caricato

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