Aiuto, ci sono troppi sapientoni in giro. Pericolosi

FinestroniPiù vado avanti nel mio lavoro di comunicatore, più mi spavento. E’ appena terminato Olio Officina Food Festival e, interrogandomi sui risultati conseguiti, mi dico ampiamente soddisfatto, ma non basta. Si sta muovendo qualcosa, in termini di positività trasmesse. Si sta facendo un lavoro capillare, ma non è sempre facile smontare tanti castelli in aria. In giro ci sono troppi sapientoni, e così, se continuo a interrogarmi sul da farsi, mi chiedo il motivo per cui vi sia ancora tanta ignoranza in giro. Ciò che è più terribile, è che chiunque apprenda qualcosa intorno all’olio, facendo un corso o autoeleggendosi esperto, si senta in dovere di dare lezioni, e così si leggono e si ascoltano un marea di assurdità. Io, francamente non so bene se sia meglio il tempo in cui eravamo in pochi a occuparci d’olio o il tempo attuale in cui sono in tanti a occuparsene, ma lo fanno causando grandi danni. Senza umiltà. Che fare? Fare gli educatori e portare per mano verso la strada della conoscenza questi presunti esperti o ignorarli e correre da soli per la propria strada? Con quali vantaggi? Non è facile dare una risposta. Il fatto è che sono in tanti, davvero in tanti, a comportarsi come schegge impazzite. Spero siano almeno in buona fede, così sarà possibile correggerli. I loro errori si fondano sulla ignoranza della materia prima olio, ma soprattutto sull’ignoranza delle dinamiche del comparto. Ci vuole molto coraggio ad andare avanti in tale stato di mortificante e dilagante confusione. Che Dio ci aiuti.

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9 risposte a Aiuto, ci sono troppi sapientoni in giro. Pericolosi

  1. massimo scrive:

    Ho trascorso buona parte dei miei cinquant’anni ” coltivando” due passioni: giocare a calcio e produrre evo.
    Quanto piacere e quanta bellezza nelle due attivita’; e quanta nausea nell’ ascoltare saccenti opinioni e descrizioni da chi mai ha dato un calcio ad un pallone e mai ha preso in mano un attrezzo per potare!!
    Nonostante questo non ho perso la voglia di combattere , perche’ la classe vera sgorga dalle mani e dai piedi , un po’ meno dalla bocca. Portiamoli piu’ in campo e meno a convegni e a corsi teorici.
    Premetto che sono ligure…..quando iniziai a ristrutturare abbassando le piante, mi diedero del pazzo. Ora devo convincere che le olive non son prodotte dalle radici.
    Il processo del cambiamento : gli stessi che all’alba ti danno del pazzo, a mezzogiorno ti copiano, alla sera ti dicono “l’avevo detto io..” .
    Al mio paese raccoglievano i frutti da dicembre a febbraio . Ora devi fare attenzione che la raccolta non sia troppo anticipata .
    La strada imboccata e’ quella giusta. Sta a noi non farci deviare dalle sirene , che cantano , o se cantano!

  2. La risposta dell’amico – mi permetti l’uso di questa parola Fausto? – Delegà mi spinge a un commento. A metà mese sono stato invitato a una piccola «conversazione» sull’olio da parte della titolare di un bel negozio che propone prodotti alimentare frutto di passione e ricerca. Le avevo proposto un produttore, uno dei non pochi bravi che abbiamo qui, sul Garda e sull’Iseo, ma lei mi ha risposto «magari dopo Carlos, tu sei bravo ad incuriosire, a gettare il classico sasso nello stagno». Ecco se sarò davvero bravo a fermarmi lì, a dire che l’Olio Extravergine è cosa viva, ricca di storia, di simbolismi, se sarò capace di suggerire alcuni siti, alcuni libri sui quali documentarsi, se mi riuscirà di proporre qualche visita a un bravo ulivicoltore, penso che quella serata avrà fatto percorrere un piccolissimo ma positivo passo nella cultura del prodotto. Cultura che penso sappiate ancora agl’inizi, molto più che quella del vino – e questo la dice lunga sulla situazione – così da far pensare a molti che le sensazioni di amaro e piccante siano difetti, che il piccante sia acidità (sic)… Ho già coinvolto gli oli di un paio di amici, perdonatemi ma io li sento tali, uno invierà il suo olio monocultivar da Mignola, giochiamo un poco ecchediamine, l’altro il suo splendido prodotto da Tonda Iblea e avremo anche un FS17 gardesano. Sbaglio?

  3. Fausto Delega scrive:

    Luigi, come sempre sollevi un problema reale, diffuso, fastidioso, fuorviante nelle sue implicazioni a livello di comunicazione. La mia opinione é comunque meglio in tanti, non troppi, in buona fede, e perciò pronti ad una umile affermazione: sono qui per imparare, capire, conoscere, in compagnia dei miei dubbi, chiedendomi sempre dove possa migliorare il mio servizio per gli altri nella diffusione di passione e amore per ulivo e i suoi oli. Paola chiede esempi di cosa circola in giro a danno eretico, direi però più idiota, della comunicazione sugli evo. Mi permetto di raccontare un paio di cose che ho sotto gli occhi qui a Vienna, dove io ed altri amici, preparati ed umili, cerchiamo di porre rimedio a imprecisioni ed a vere e proprie sciocchezze che qui, in un paese certo lontano dal cimiare degli ulivi , vengono sparse come verità… facendo danno. La prima accade qui quando si confonde il ruolo del produttore con quello del divulgatore e si iniziano da parte di oliandoli con nomi locali conferenze sull’evo con annoianti descrizioni di parametri chimici che lasciano spesso gli astanti confusi e annoiati e poi magari si termina promuovendo il proprio olio, prodotto in Italia da austro-oliandoli, come il migliore , il top, l’eccellenza. Senza sapere che l’eccellenza parte dal cuore e dai pensieri di chi cura e mette mano negli uliveti e chiede alle olive il loro olio: solo oliandoli umanamente eccellenti possono produrre eccellenze, diversamente é molto difficile ciò avvenga. Oppure chi racconta, sempre qui, favole sulla denocciolatura , straparlando di oli evo e citando, offendendone la memoria, il grande Veronelli, senza aver colto neanche le virgole della sua filosofia di approccio al tema. Oppure , peggio ancora, chi parla con enfasi miracolistiche degli effetti degli evo o , al contrario, con affermazioni, sempre udite qui a Vienna, di nocività a cotto. Nessuno che invece qui inizi a comunicare di oli evo cercando di far conoscere profondamente gli uliveti-comunità di ulivi- e gli ulivi ,i loro modi, ad esempio, di ragionare con i suoli, i terroir. Terreni sui quali qualsiasi altra pianta non avrebbe nessuna possibilità vitale e che loro invece, gli ulivi, dominano magari da centinaia di anni. In pochi hanno capito, come Luigi Caricato, che anche l’arte, la musica e la poesia salveranno e racconteranno l’olio e gli uliveti. Le api e i mieli racconteranno degli ulivi e degli oli. La cultura nella sua più alta accezione é alla base, secondo me, della comunicazione degli evo, non il ripetere a memoria testi, tecniche e dati imparati senza poi saperli collocare e collegare alla vita che oli e ulivi ” vivono” realmente, nel rumore immenso di una vallata silenziosa. Chiudo con una provocazione. Come afferma aprendo il suo ultimo libro il grande maestro Daniel Baremboim -La musica sveglia il tempo- nella musica i silenzi sono altrettanto importanti delle note, così credo che a volte bisognerebbe spiegare e far ” sentire” anche i silenzi dell’olio non solo le parole che in molti “a pappagallo” ripetono.

    • Luigi Caricato scrive:

      Sono sagge considerazioni, le tue, caro Fausto. Chissà se capiranno. Molti per essere più incisivi (e sbrigativi) si rigugiano dietro alle parole. Pronunciano con fare ieratico la parola “eccellenza”, pensando sia sufficiente da sola. Dimenticano che l’eccellenza è fatta da varie tappe, da tanti gradini di una scala che conduce verso l’alto e che vanno percorsi tutti. Denigrare ciò che precede l’eccellenza è un errore madornale e frequente. L’eccellenza è meno eccellenza se non ci sono le tappe intermedie, ma questo i nuovi soloni non lo capiscono, e così combinano distastri che nuocciono a una sana cultura dell’olio. Anche su questo dobbiamo riflettere

  4. paola zan scrive:

    si possono elencare le eresie che circolano sull’olio? a quali danni ti riferisci in pratica? e come possono circolare tali assurdità? la gente beve proprio … di tutto!

    grazie,
    un’amica dell’olio, della scuderia di Artedamangiare

    • Luigi Caricato scrive:

      Sono tante le eresie, ma quando non sono formulate da eretici diventano pericolose.
      Le eresie se dettate da saggezza sono formidabili, offrono spunti dialettici. Quando invece si affermano stupidaggini più che eresie sono pure idiozie.

      E’ che in diversi per esaltare sviliscono tutto ciò che sta intorno, e così anziché fornire un buon servigio alla comunicazione, infondono paure, incertezze, preoccupazioni.

      Il mondo dell’olio avrebbe bisogno degli artisti, i quali pur non avendo familiarità (dal punto di vista tecnico) con il prodotto olio, lo vivono e lo interpretano tuttavia meglio, con spensieratezza e grande apertura mentale.

      Le frasi sull’olio realizzate da Arte da Mangiare, e pubblicate su olioofficinaalmanacco, sono davvero magnifiche…

      Un amico che ama gli artisti e che crede molto nel progetto di Arte da Mangiare
      Luigi

    • massimo scrive:

      Di eresie ne circolano veramente tante e molte sono coniate da chi nemmeno te lo aspetti, facendo leva sulla profonda ignoranza di tanti. Il potere comunicativo fa il resto. In aggiunta ci sono moltissime contraddizioni. In questo ci sono molte assonanze con la politica. C’è abbastanza materiale da scriverci un libro.

      • Luigi Caricato scrive:

        Tutto si gioca sull’ignoranza. Solo che da un lato c’è l’ignoranza di chi non sa ma ascolta. Dall’altro lato c’è l’ignoranza di chi non sa e sa benissimo di non sapere, ma pontifica ugualmente sapendo che anche altri non sanno e perciò avendo gioco facile tira a campare vendendo il nulla: cioè se stessi.

        Il guaio è che le conseguenze dell’ignoranza le pagheremo a caro prezzo

    • ettore franca scrive:

      Gentile Paola, in occasione del 20° anniversario di O.L.E.A (Organizzazione Laboratorio Esperti e Assaggiatori) ho curato il volume “OLEA – l’olivo e l’olio” in cui ho scritto il capitolo “Stupidario” nel quale sono raccolte le “informazioni” che girano lasciando il segno, fino a diventare verità, fra consumatori confusi spesso dalle ripetute sciocchezze di quanti, autonominati esperti, diffondono la loro “cultura” abborracciata tanto più credibile se sparsa con un microfono davanti o una telecamera di fronte.

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