L’ulivo che canta

Pur essendo nato nel Salento, non ricordo poesie o canzoni che cantino o celebrino l’olio da olive, o l’olivo, ed è così strano. Come se la pianta che domina tuttora la scena in Puglia non abbia meritato il suo cantore. Quest’estate ho preso così, per me e per un caro amico, un cd musicale: L’ulivo che canta, di Tonino Zurlo, edito da AnimaMundi, senza trovarvi subito ciò che desideravo, salvo poi individuarlo nelle settimane successive. Ed è stata come una scoperta progressiva. Non conoscevo tra l’altro Zurlo in qualità di scultore del legno d’olivo, giacché non è solo autore delle proprie canzoni. E’ artista su più fronti. Dovrò assolutamente mettermi alla ricerca di artisti che lavorino tale materia prima. Non artigiani del legno: artisti. Nel cd che vi ho segnalato si legge, a proposito di Zurlo, come lui recuperi tronchi d’ulivo destinati al fuoco interrogandoli per svelarne “le identità celate tra le venature”. E’ sufficiente scorrere il libretto che accompagna il cd per ammirare alcune sue sculture: “Nascono così – si legge nel testo di presentazione – le smorfie apotropaiche, le linee drammatiche, le figure plastiche in cui forme animali e antropomorfe coesistono”. Poi, inserito il cd nel lettore, mi consegno ai ritmi incalzanti della musica. Nelle sue canzoni si affaccia a un certo punto la “fattora”, ingaggiata un tempo dai proprietari terrieri per sorvegliare i raccoglitori di olive, obbligandoli a lavorare quasi senza sosta. Erano altri tempi. C’è tutta un’anima segnatamente “civile”, di denuncia, nelle canzoni di Tonino Zurlo, tra suggestioni di un insolito blues contadino.

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