Lampa! La grande sfida

Quest’oggi ancora una volta Puglia. Salento, per l’esattezza. Il mio post è un post per immagini e testo. Le foto, molto espressive, sono di Roberto dell’Orco. Al centro del mio sguardo ho gli sguardi di alcuni coraggiosi giovani salentini che attraverso il progetto Lampa! si stanno da un po’ di tempo a questa parte impegnando per dar voce alla propria terra e infondere speranza in chi la abita. Ci mettono l’anima e tanta professionalità nell’approccio, muovendosi attraverso una serie di progetti, uno dei quali mi riguarda da vicino, perché ha a che fare con gli olivi e l’olio. Sono i ragazzi delle associazioni Lua, Laboratorio Urbano Aperto, e Terrikate. Hanno a cuore le sorti del proprio territorio e attraverso il loro impegno intendono recuperare gli oliveti in stato di abbandono. Quest’estate ho conosciuto tra gli altri Mauro Lazzari, e con lui un nutrito gruppo di giovani dallo sguardo aperto al futuro, cui lascio ora la parola, riportando un breve testo di presentazione in cui al centro di tutto  vi è Abitare i Paduli, un progetto neorurale nato all’interno del Laboratorio Urbano Bollenti Spiriti delle Terre di Mezzo. Verranno con mia grande gioia a Milano in gennaio, in occasione di Olio Officina Food Festival. Non mancate perciò all’appuntamento, venerdi 25. Hanno molto da raccontare, con tante storie ricche di molteplici esperienze e di vissuti non ancora del tutto svelati.

Ricavare oli di qualità dagli alberi secolari. Recuperare gli olivi abbandonati. Procedere con un grande rilancio del territorio. Valorizzare ogni risorsa, paesaggio e persone. E’ questo e molto altro ancora il progetto Lampa!

Ne saprete di più a Milano, per intanto ecco un’anticipazione. Giusto per rendere l’idea di cosa vi sia dietro. E oltre il testo, le bellissime ed eloquenti foto.

Nel lembo più ad est di Italia, tra il Mare Adriatico e quello Ionico,  attraversato dall’antica via istmica che collega i porti di Gallipoli e di Otranto, si estende nelle Terre denominate di Mezzo un vasto e maestoso uliveto secolare che prende il nome di Paduli.

Conosciuto sin dal XVII secolo per la produzione di olio lampante, combustibile quotato alla Borsa di Londra ed utilizzato per l’illuminazione pubblica delle capitali europee, oggi vive una condizione di persistente abbandono, legato sia alla obsoleta tecnica colturale sia alla profonda crisi del settore agricolo. Oggi questo territorio, rappresenta, per la sua storia, per la posizione geografica, e per il valore paesaggistico, un terreno ideale per sperimentare nuove forme di cura che ne impediscano il degrado, e attivino inediti modelli di produzione compatibili con le sue peculiarità.

All’interno di questo paesaggio, si inserisce, Abitare i Paduli, un progetto neorurale, che nasce dalla passione di giovani associazioni locali, all’interno del Laboratorio Urbano Bollenti Spiriti delle Terre di Mezzo. Attraverso l’adozione di uliveti secolari abbandonati, circa 170 piante tra celline e ogliarole, si è avviato un modello di produzione che prende il nome di Lampa!, il cui obbiettivo è costruire un processo ecosostenibile di produzione pubblica, dando all’olio d’oliva una nuova prospettiva in termini economici e culturali.

Lampa! è un esperimento di pratiche orizzontali di lavoro auto-organizzato, che favorisce l’incontro di persone, saperi e tecniche; ritessendo le relazioni all’interno delle comunità e con il territorio e nel contempo contribuendo al recupero del paesaggio agricolo in modo da favorire la produzione di olio di qualità.

A coordinare il progetto è il Lua, Laboratorio Urbano Aperto, associazione che dal 2003 lavora sui processi sociali e di sviluppo del territorio dei Paduli. Un lavoro iniziato dallo studio della realtà circostante, attraverso una serie di laboratori estivi che hanno coinvolto le istituzioni locali, gli abitanti e un altissimo numero di partecipanti di diversa formazione in arrivo da tutta Italia. Nel corso degli anni, il Lua si è sempre più concentrato sull’area del parco, definendo una sorta di manifesto della propria azione nel progetto “Maledetti Paduli”, ampliato con la consulta delle associazioni, dai piani urbanistici, e oggi dall’acquisto di un fondo comunale su cui poter sperimentare possibili forme della neoruralitá, che ridisegnino l’economia, la storia, l’agricoltura e l’accoglienza.

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