Ci vuole orecchio per friggere

Un tempo era una figura simbolo. Il friggitore lo si vedeva lungo le strade, e ancora oggi in alcuni paesi compaiono sulla scena con l’orgoglio di chi sa conquistare il consenso unanime, anche di chi ha la fissazione della salute e dice “io il fritto no”, ma poi in segreto si abbuffa. Il friggitore è colui che frigge, anche se oggi in giro troviamo ancora vivande fritte nelle friggitorie e in rosticceria, ma con oli scadenti, terribilissimi. Alla figura del friggitore sono legate tante storie popolari e aneddoti. Ne racconto una nel mio libro Friggere bene, edito da Tecniche Nuove. C’è  perfino un miracolo eucaristico che sarebbe avvenuto a Lanciano, in Abruzzo. Vi riporto uno stralcio del libro, solo uno stralcio, sì, perché il prossimo passo da compiere è correre in libreria ad acquistarne una copia e sfogliarlo, gustandolo pagina dopo pagina. Le ricette non sono mie, ma dello chef Giuseppe Capano. Per fortuna. Sì, perchè di ricette non ne scrivo. Amo immergermi nei piatti, piuttosto, e divorarne il contenuto. Per ciò che concerne i fritti, infine, una raccomandazione. Non affidatevi a un friggitore qualsiasi. I migliori sono come i direttori d’orchestra, mi ha suggerito giustamente la gourmande Isabella Angrisani. Sì, perché ci vuole orecchio per friggere bene.

 

Il friggitore

Conosciuto come lu frijacristefriggicristo in senso letterale, ovvero il friggitore di Cristo – trova segni concreti nelle reliquie presenti in parte a Lanciano e in parte a Offida, nelle Marche. Ma il racconto della vicenda ha tratti tuttavia che hanno più il sapore della leggenda. Si narra di una signora di nome Ricciarella, la quale – correva l’anno 1273 – per riconquistare l’amore del marito, preparò su suggerimento di una fattucchiera ebrea, una pozione erotica a partire da un’ostia consacrata che doveva cuocere sul fuoco. La donna, anziché inghiottire l’ostia assunta durante la Messa, la portò a casa dove la ripose in un coppo sul fuoco. Da qui il miracolo, giacché l’ostia si tramutò all’improvviso in carne, cominciando a traboccare sangue, nel terrore della donna disperata per il gesto sacrilego. L’allora parroco della chiesa di Sant’Agostino, Jacopo Diotallevi, portò la reliquia con sé. Divenuto vescovo di Offida, le portò anche nella cittadina marchigiana, dove ancora oggi si commemora il miracolo il 3 maggio. Mentre, nel luogo dell’evento, venne costruita in ricordo una cappella, tuttora esistente, e dove oggi è possibile visitare alcuni frammenti delle Sacre Reliquie per concessione della diocesi di Offida. E per restare ancora sulla figura del friggitore, anche san Giuseppe, il padre di Gesù, pare lo sia stato lui stesso, come secondo lavoro dopo quello principale di falegname, almeno secondo alcune leggende popolari; e forse non a caso il 19 marzo, per la festa del papà, c’è la tradizione delle zeppole.

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Una risposta a Ci vuole orecchio per friggere

  1. Fausto scrive:

    Bello e molto interessante Luigi. Il fritto come latore dello sfrigolio consonante che “suona” e il friggitore come novello Bernstein che ” sente” i giusti suoni. Certo la cucina è fatta anche si suoni, verissimo quello che hai scritto. Immagino poi anche le splendide ricette di Giuseppe a corredo indispensabile del libro. Ottima idea regalo. Giorno bello. ;-)))

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