Il consumatore non deve diventare bersaglio delle nostre attenzioni

Il post di oggi sul blog Olio Officina nasce da uno scambio di battute su facebook. Io sul celebre social network vi compaio con due profili: uno, Luigi Caricato, che ha raggiunto ormai la soglia massima di amicizie, e non se ne possono più accogliere; e l’altro, Luigi Caricato Olio Officina, attraverso il quale è ancora possibile entrare in contatto con me. Ebbene, una persona (che non cito per ragioni di privacy) con cui ho avuto uno scambio di opinioni, mi ha scritto, a proposito di olio da olive, che noi “il consumatore dobbiamo educarlo con informazioni semplici concise e compendiose!” Ecco, nel sostenere la sua tesi – Giancarlo, questo è il nome di battesimo – ci mette anche il punto esclamativo. E io, sensibilissimo al tema dell’educazione, se non altro perché sono laureato in pedagogia – corro subito a precisare, a scanso di equivoci: “Il consumatore deve poter apprezzare l’olio secondo i propri gusti, magari anche sbagliando, ma senza diventare un soggetto da conquistare”. Tutte le attenzioni vanno perciò riservate all’olio, senza forzature, senza agire sul consumatore condizionandolo.

Condizionare il consumatore è, per me, un atto di barbarie. Non l’ho scritto nel colloquio che ho avuto, ma lo penso e lo evidenzio qui, sul mio blog.

Giancarlo insiste, anche con i punti ecslamativi:

“Il consumatore va educato!

Nell’olio le indicazioni sono semplici e non complesse! Una volta che le si inculca gli si da libera scelta… tutto qui!

Informazione e acquisto consapevole…”

E io, infine:

“Tutti vanno educati. Non solo il consumatore.

L’errore frequente è pensare che ci sia sempre qualcuno da educare e gli altri da considerare invece già educati. Non è così. Si pensa per esempio che sia solo il bambino a dover essere educato, mentre anche i genitori devono essere in realtà educati, dapprima al ruolo di marito-moglie, in seguito di padre-madre; e così le maestre, i professori, e via elencando.

D’altra parte è così: ciascuno deve essere educato in riferimento ai diversi ruoli assunti di volta in volta. E’ un grosso errore, purtroppo ricorrente, pensare che vi sia solo un unico soggetto da educare. Ancora una volta non è così, e in ogni caso, anche ciò che appare semplice non è mai tale nella realtà, e soprattutto va anche chiarito che nulla in realtà si inculca, perchè la proposta educativa resta solo tale: una proposta, non un’imposizione.

Educare, purtroppo, è oggi una parola poco praticata e alquanto fraintesa. Infatti si vedono i risultati: disastrosi”.

Anche senza punti esclamativi, aggiungo.

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