Chi ha paura degli oli di oliva?

Intensa mattinata fiorentina quest’oggi. Sono ritornato a Milano dopo aver seminato un po’ di sane e rivitalizzanti proposte. L’incontro odierno presso la sede dell’Inea era sul Piano olivicolo. Sarà stata utile questa riunione? Io credo proprio di sì. Tutto serve a qualcosa. Da parte mia, ho dato risposte concrete. Presto entrerò nei dettagli. Resta tuttavia la chiara percezione di un generale senso di paura, da parte di alcuni. Paura di tutto ciò che non è extra vergine, come se fosse qualcosa di losco che getta un’ombra sinistra sugli oli ricavati dalle olive. C’è un evidente sentimento di paura verso l’olio di oliva. Paura che si estende a maggior ragione anche all’olio di sansa di oliva – anzi, sembra che l’olio ricavato dalla sansa sia peste pura. E tanta paura, e puzza sotto il naso vi è anche per l’olio di oliva vergine. Ora mi domando, e vi domando: è giusto che ci si concentri solo sull’extra vergine? E tra i vari extra vergini solo sugli oli d’eccellenza? Ce ne fossero per tutti! E di tutto il resto? Di tutto il resto che facciamo? Volete conoscere il mio pensiero? Non superando questo grave ostacolo culturale non si andrà da nessuna parte. Non ci sarà futuro per gli oli da olive.

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2 risposte a Chi ha paura degli oli di oliva?

  1. Pingback: L’extra vergine è vero re se ha una propria corte – OlioOfficina

  2. massimo scrive:

    Quanto descrivi è molto grave. “L’Italia è fatta, ora dobbiamo fare gli italiani”! ancora oggi resta valida questa famosa storica citazione attribuita a Massimo d’Azeglio.
    La Toscana, produttrice del 2% forse della produzione italiana si riferisce al suo territorio, dimenticando che in Puglia e Calabria dove si produce più del 70% della produzione nazionale, esistono alberi secolari dove, anche per via degli alti costi produttivi che rendono il loro olio non competitivo, si producono olio vergini lampanti e non, oltre che abbondante sansa. Occorre dunque vedere chi parteciperà agli incontri in queste regioni. Se ci saranno i soliti noti, sarà una catastrofe.
    In ultimo non sarebbe pensabile ” abbattere” “monumenti” territoriali “protetti” da leggi regionali e simbolo di una civiltà contadina e territoriale. Delle due , quindi l’una. A meno che qualche “scienziato” e ne ho sentiti nel “leccese” non venga fuori con la proposta di trasformare l’olio lampante in energia. Roba da irresponsabili.
    Come siamo provinciali ed ignoranti!

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