Buoni esempi di comunicazione: proporre, non imporre

Educare, fare cultura, sensibilizzare. E’ questa la strada da seguire. Nel mese di novembre l’house organ di Esselunga, “Speciale News”, ha dedicato l’ampio servizio di apertura all’olio ricavato dalle olive. E non è stato, credetemi, un articolo tra i tanti, dalle comunicazioni generiche ed evasive. Ci tengo a evidenziarlo. Non perché ne sia stato io l’autore, ma per via dei contenuti che ho voluto espressamente circoscrivere a questioni di stretta utilità, fondamentali per compiere una scelta saggia e oculata nel momento in cui si è davanti allo scaffale. Ciò che preme oggi comunicare, è un sapere di tipo funzionale, che abbia effetti pratici, che determini l’acquisizione di un nuovo costume. Non si può d’altra parte pretendere che il consumatore sia consapevole nell’atto dell’acquisto se prima non ha potuto disporre di strumenti adeguati anche per utilizzare al meglio un alimento-condimento che va ogni volta interpretato. Sì, perché l’olio da olive è una materia prima solo in apparenza facile. Come tale è un prodotto semplice ma al tempo stesso complesso. Semplice lo è nella sua evidenza, trattandosi di pura spremuta di olive, ma complesso nella sua molteplice espressività. Far acquisire una sana cultura di prodotto, significa dunque pazientare e condurre per mano il consumatore. Seguirlo come fosse un bambino, ma trattarlo come un adulto, senza mai condizionarlo, perché l’educazione non consiste nell’imporre, ma nel proporre un percorso che l’altro è libero di accogliere o rifiutare.

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