Omaggio ad Antonio Librandi, vignaiolo e olivicoltore

Insieme con il fratello Nicodemo, Antonio ha dato lustro alla sua terra. La Calabria agricola tanto dileggiata quanto sconosciuta, si è manifestata attraverso di loro per ciò che realmente è: una terra felix. I Librandi costuiscono una pietra miliare, e lo dico pur non avendoli mai conosciuti di persona, a parte alcune conversazioni telefoniche, e inviti a trovarli cui, purtroppo, non ho avuto modo di dar seguito. Peccato. Avrei stretto volentieri la mano ad Antonio, e ai suoi familiari. Hanno lasciato un segno tangibile del loro impegno facendo emergere la vera Calabria. Hanno fatto la storia vinicola calabrese, facendola apprezzare nel mondo. E io stesso ne ho apprezzato i vini, conservandoli come reliquie in cantina, bevendoli in condivisione solo con persone che amo e stimo. Non solo i vini, conosco e apprezzo anche il loro olio extra vergine di oliva, che ho più volte recensito, la prima volta in assoluto su “Ex Vinis”, la rivista di Luigi Veronelli, negli anni Novanta.

Oggi alle 15 si sono svolti i funerali. Io ero idealmente lì, tra la gente. Nella chiesa di San Cataldo vescovo, a Cirò Marina. Ora invece sto sfogliando il libro a più mani, edito da Tecniche Nuove: Il Gaglioppo e i suoi fratelli. I vitigni autoctoni calabresi – viva testimonianza di un impegno culturale che ha coinciso con le virtù di una famiglia agricola che ha saputo generosamente dare all’agricoltura calabrese una marcia in più. Insomma, quando è il caso di rendere gli omaggi, è necessario farlo pubblicamente, affinché non si perda la memoria di ciò che è stato,

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