L’olio democratico. Di tutti, per tutti

Ho scritto un bell’editoriale quest’oggi su “Teatro Naturale”. Ha per titolo “Il mio pensiero intorno all’olio”. Consiglio di leggerlo integralmente qui. E’ un testo emblematico perché affronto con spassionata sincerità le problematiche emerse nel corso degli ultimi mesi, trasmettendo ai lettori lo stato di avvilente disagio in cui sono costretto a muovermi. Qui sul blog Olio Officina riporto invece un ampio stralcio del testo, affinché si possa riflettere e meditare su un aspetto che io reputo cruciale: l’olio deve essere un bene di tutti e per tutti, senza dimenticare che pur essendo un alimento prezioso, resterà sempre un alimento d’uso quotidiano e come tale va considerato anche nelle sue dinamiche commerciali.

 

Io mi sento il teorizzatore del cosidetto “olio democratico”, un aspetto per nulla secondario e marginale. Per secoli infatti l’olio da olive era materia prima riservata solo ai ricchi, mentre ora è possibile disporne senza alcuna preclusione. Resta solo l’irrisolto dolore per alcuni prezzi, sullo scaffale della Gdo, che definire avvilenti è dir poco, ma questa è un’altra storia, frutto di pesanti errori commessi nel passato, e anche di abusi, oltre che di una totale assenza di strategie comuni e condivise.

Ne usciremo fuori da questo stato di impasse solo se ci sarà la volontà di adottare una causa comune per il bene dell’olio, una sorta di piano Marshall per la ricostruzione di un comparto che si presenta al momento a pezzi. E per me, a scanso di equivoci, “causa comune” equivale a dire “casa comune”. Sì, una casa in cui coabitano tutti, senza escludere nessuno, tranne i mascalzoni, che posso trovarsi in qualsiasi contesto operativo, in qualsiasi parte della filiera di appartenenza.

Per me fare il bene dell’olio da olive significa rispettare le differenze, farle conciliare pur nella loro a volte eclatante diversità. Per me l’olivicoltore mono albero che si trova nei terreni demaniali del Trentino ha la stessa dignità dell’olivicoltore proprietario di centinaia di ettari. Così il frantoiano: accolgo con gioia sia il frantoiano con il mini impianto, sia il frantoiano contoterzista che molisce enormi quantità d’olive, inditintamente. Così come indistintamente io accolgo sia il confezionatore delle 500 bottiglie, sia il confezionatore di milioni e milioni di bottiglie, senza avere alcuna incertezza. La filiera ha più anime ma è una. Se qualcuno ha intenzione di individuare separazioni si sbaglia, commette un errore imperdonabile, che si pagherà a distanza.

Non solo, non finisce qui.

Io sono un estimatore dell’olio da olive in tutte le possibili espressioni, dall’olio di sansa all’olio di oliva, dall’olio di oliva vergine all’olio extra vergine di oliva. Credo insomma, senza la benché minima esitazione, in tutti gli oli derivanti dal frutto dell’oliva, mentre a coloro che fanno gli schizzinosi con gli extra vergini, io sostengo la buona causa dell’olio democratico, e di conseguenza sono favorevole sia all’extra vergine da primo prezzo, purché sia genuino, sia all’extra vergine che esageratamente viene venduto a cifre impossibili. Anche se, a essere proprio sincero, sconsiglio allo stesso modo sia gli oli dai prezzi eccessivi, sia gli oli sottocosto – i quali è bene non comperare mai, perché dietro una simile operazione – di svendita, più che di vendita – c’è se non l’olio contraffato, comunque l’olio che non risponde a un’etica e per tale motivo non è mai da condividere un’offerta in sottocosto, e pertanto un consumatore serio non può appoggiare perchè altrimenti si rende complice di scelte commerciali indegne che nemmeno le aziende olearie appoggiano ma subiscono.

L’olio da olive è un alimento prezioso, ma d’uso quotidiano. Non ha senso esagerare con il prezzo, né in difetto né in eccesso. Chi voglia tuttavia inseguire l’idea di un olio perfetto, ad alto valore nutrizionale, di grande stabilità, e dal profilo sensoriale unico e inimitabile, ben venga, sarò il primo a farne elogio, ma a un prezzo giustificato.

Non accetto invece di buon grado coloro che sfruttando le tristissime divisioni in atto nel comparto, si propongono, con ciò, di creare volutamente continui disagi e atteggiamenti di ostilità e chiusura al dialogo.

Per me l’olio è un bene di tutti e per tutti. In ogni bottiglia c’è l’anima del contadino che ha coltivato le olive. Perché in ogni caso in qualsiasi bottiglia c’è l’agricoltore.

La massima aspirazione di qui in avanti, semmai, è restituire dignità all’agricoltore che non trova una equa remunerazione.

 

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