Il dono disatteso

Abbiamo avuto in dono un frutto straordinario – l’oliva – ma non ne cogliamo ancora tutte le potenzialità. Ci siamo arenati fermandoci solo sugli oli extra vergini di oliva. Dall’oliva si ricava tutto, ma proprio di tutto. L’oliva tal quale, tanto per cominciare, lavorata per portarla sulle tavole nei differenti modi di preparazione. O i patè, per esempio. Quanto alle olive destinate all’oleificazione, abbiamo poi come risultato l’olio distinto nelle sue quattro classi merceologiche di riferimento: olio extra vergine di oliva, olio vergine di oliva, olio di oliva e olio di sansa di oliva. Niente da fare: tutti trascurano ciò che non è extra vergine. Un errore grossolano. Perché così si fa il male dell’extra vergine, svilendolo come classe merceologica perché non ha altri oli, sempre ricavati dall’oliva, a far gioco di squadra. Per questo sono orgoglioso di aver dedicato la mia rubrica di ottobre su “La Cucina Italiana” agli oli di oliva. In una nota ho anche posto i riflettori sull’olio di oliva vergine. Con una considerazione davvero ragguardevole di Massimo Occhinegro, il cui nome per esigenze di spazio non è apparso nell’articolo, ma è a lui che va attribuita la paternità di una bella idea.

Secondo l’esperto di marketing Massimo Occhinegro, infatti, l’olio vergine potrebbe diventare l’equivalente del vino da tavola, mentre l’extra vergine lo si potrebbe innalzare al pari dei migliori vini. In tal modo si restituirebbe la verginità perduta a una classe merceologica che l’ha persa via via nel tempo sullo scaffale.

Ed ecco in particolare cosa propone Occhinegro:

–         l’extra vergine di alta qualità per l’impiego a crudo e per la cucina più di valore;

–         l’olio vergine di oliva per l’uso quotidiano, familiare, in cucina;

–         l’olio di oliva per la frittura di qualità;

–         e l’olio di sansa di oliva, infine, in concorrenza diretta con gli oli di semi, in frittura, soprattutto nei ristoranti.

Una saggia collocazione secondo i vari criteri d’uso. Far tesoro di tutte le potenzialità è segno di intelligenza. Non averlo fatto finora, è come avere un dono disatteso. Ed è un errore che stiamo pagando a caro prezzo.

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3 risposte a Il dono disatteso

  1. Massimo scrive:

    Sig.ra Canale si è calmata? Bene. Le faccio presente che la mia proposta e’ basata su 3 categorie ( le stesse di oggi) e quindi olio extra vergine che ho chiamato di alta qualità per via di determinate caratteristiche analito-chimiche da concertare a livello europeo, evidentemente; olio vergine di oliva , che tendenzialmente dovrebbe accogliere tutti quegli oli prodotti con olive mature; infine olio di sansa di oliva.
    Ecco , non mi pare di aver reso un favore a nessuno se non ai produttori nazionali ed ai consumatori. Buona sera.

  2. Massimo scrive:

    Sig.ra Canale mi scusi ma a me pare che lei non sia molto sintonizzata sul tema. Il suo post e’ , per usare un eufemismo, molto confusionario e anche contraddittorio. Si calmi e plachi i suoi sentimenti di livore e di rabbia che onestamente non comprendo. Rifletta per favore.

  3. angela canale scrive:

    e dell’extravergine normale che ne facciamo? O lo facciamo declassare a vergine o mi sembra di capire che si vuole preparare in tutti i modi il terreno x una nuova categoria? Penso che gli industriali non aspettino altro! Li lsceremo liberi di mettere tutta la schifezza che vogliono nella categoria dell’extravergine, fino ad oggi tanto esaltata dai produttori, e i produttori si prenderanno l’ALTA QUALITÁ tutta da propagandare. Che sicuramente visti i costi rimarrà tutta negli scaffali. E la storia si ripete……w l’industria anche questa volta riusciremo a farla vincere!!! Far rispettare le regole dell’extravergine non sarebbe stato meglio? Gli strumenti li avevamo. Che ne è stato del panel test? Ai chimici non piace molto!!!!!!!!!!!! Meglio approfondire la chimica!! Altrimenti che mangiano loro??? Olio??? No basta non ne vogliono pkù adesso vovliono altro……..

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