Ridare status sociale al lavoro del contadino puntando sui ragazzi

Quest’oggi io taccio e passo la parola a Flavio Lenardon, il presidente di TreeDream, ospitando la sua lettera aperta a Claudio Burlando, il governatore della Regione Liguria. Lo scorso 26 settembre avete potuto prendere visione, sulle pagine del “Corriere della Sera”, di un articolo dal titolo Soldi ai ragazzi per fare i contadini. Ebbene, da questa idea maturata da un politico, passo al progetto che Lenardon insieme con Giuseppe Stagnitto e altri sognatori pronti a tradurre in realtà le loro più nobili aspirazioni. Buona lettura. Preparatevi, però; perché non si tratta di una semplice lettera, ma di un documento in dodici punti.

Lettera apertadel Presidente di TreeDream

 al Presidente della Regione Liguria

INDICE

1. Premessa e giustificazione della lettera aperta

2. Lo status quo della montagna del ponente ligure

3. Guardare gli olivi d’alta quota con “occhi nuovi”

4. Passi nella nostra “missione”

5. I valori di TreeDream

6. Ridare status sociale al lavoro del contadino

7. I terrazzi sono la nostra cattedrale

8. 50 anni fa era tutto un giardino

9. Il duplice senso di estinzione culturale

10. Il contadino e la res communis

11. Appello al Presidente della Regione

12. “I have a TreeDream”

 

1. Premessa e giustificazione della lettera aperta

Sig. Presidente Claudio Burlando,

ho letto, il giorno 26 settembre, con interesse e viva partecipazione, l’articolo dedicato alla Sua  bella iniziativa di una legge che – per contrastare il dissesto idrogeologico della nostra Liguria – darà incentivi economici a chi torni a fare il contadino [Soldi ai ragazzi per fare i contadini, Corriere della Sera del 26/09/2012,]

Due giorni prima, il 24 settembre, il noto scrittore e oleologo Luigi Caricato scriveva di noi su Olio Officina:

Tra poche ore incontrerò Giuseppe Stagnitto e Flavio Lenardon, due folli innamorati dell’olio e del territorio – in cui operano ormai da tempo con grande determinazione e inventiva – in Liguria, nell’imperiese. I due costituiscono una coppia affiatata. Sono veri trascinatori, capaci di coinvolgere, nel loro sogno di una rinascenza dell’olivicoltura di montagna, gli anziani e nel contempo anche i giovani. Di loro ho già parlato quest’estate, segnalando il progetto TreeDream e l’impegno a lanciare di conseguenza Save the roots, con un solo imperativo: la rinascita e la tutela dell’olivicoltura ligure di montagna.

Stiamo quindi combattendo, Sig. Presidente, la stessa battaglia: il rilancio dell’olivicoltura ligure montana darebbe un lavoro qualificante a tanti giovani e il beneficio di mantenere in salute l’ecosistema.

Come noto, il degrado dell’entroterra ha effetto negativo fino alla costa perché l’eco-sistema naturale diviene tutto più vulnerabile.

Scopo di questa lettera aperta è chiedere il Suo aiuto per la nostra grande ed urgente missione: salvare dalla totale estinzione una “cultura” (“cultura” di olivi e di uomini, come dirò nei punti successivi).

 

2. Lo status quo della montagna del ponente ligure

Un dato di fatto immediatamente verificabile è il seguente: la maggior parte degli oliveti d’alta quota del ponente ligure è in completo abbandono.

Qualora le olive che si traggono da questi oliveti fossero paragonabili a quelle degli altri oliveti, questo abbandono sarebbe il frutto di  logica economica in quanto è ragionevole concentrare la produzione dove essa costa meno. In questo caso potremmo allora parlare convenientemente di agricoltura di sussistenza, come avviene per certe zone montane, anche con riferimento agli allevamenti.

La cura dei prati è infatti considerata buona pratica agricola e pertanto meritevole di assistenza da parte dello Stato che, con aiuti finanziari, compensa il mancato introito dovuto all’inefficienza della produzione agricola in quelle condizioni. Infatti, anche per l’olivicoltura di montagna, sono in molti a parlare di “sussistenza”, per l’utilità sociale che deriva dal mantenimento dell’antico sistema dei terrazzamenti. È un detto comune “che le montagne liguri sono tenute su dai terrazzi degli oliveti”.

Lei stesso, Sig. Presidente, nell’articolo citato del Corriere della Sera, riassume il concetto nella forma più efficace:  «Se non le tieni su, le terrazze vengono giù».

Nella nostra esperienza abbiamo rilevato che nel precedente ragionamento economico, che sembrerebbe dettato dal comune buon senso, non si è tenuto conto di un dato di importanza capitale.

Le olive che si raccolgono dagli oliveti nelle condizioni estreme (in alcuni casi ai limiti della fruttificazione) danno un olio dalle caratteristiche così elevate che si differenzia da quello prodotto dalla stessa cultivar (taggiasca) che cresce a quota minore.

Rispetto ai parametri già restrittivi che permettono di qualificare un olio certificandolo proveniente da una data regione geografica, l’olio d’alta quota (per il quale abbiamo coniato il neologismo Taggialto) presenta caratteristiche tali da qualificarlo come prodotto meritevole di essere classificato in una categoria a sé stante.

Per nostra iniziativa – come meglio dirò in seguito – una tesi di laurea in chimica ha caratterizzato nella maniera più oggettiva, con sofisticate analisi sperimentali d’avanguardia (comprese quelle eseguite con le tecniche della fisica atomica) i parametri che lo contraddistinguono.

 

3. Guardare gli olivi d’alta quota con “occhi nuovi”

Riassumendo quanto sin qui detto (e semplificando per  miglior comprensione), si ha la seguente, quasi paradossale, situazione: l’olio che si trae dagli oliveti sopravvissuti in minoranza in una zona di diffuso abbandono è oggettivamente superiore all’olio che si trae dagli oliveti generalmente coltivati.

Al riguardo riporto il parere di due autorevoli esperti.

Scrive Giuseppe Vaccarini, Presidente dall’Associazione della Sommellerie Professionale Italiana:

Taggialto è una parola nuova, nata per indicare quell’olio da olive taggiasche d’alta quota che non può essere comunemente chiamato taggiasco“.

(ASPI NEWSLETTER, Dicembre 2011, Numero 2, Pag. 3)

Luigi Caricato, autore di un libro intitolato Extravergini d’alta quota (Terre di Sole, 2005), scrive che è necessario “far comprendere i motivi per cui gli oli di montagna abbiano costi di produzione del tutto differenti, ma anche un profilo sia chimico-fisico, sia sensoriale diverso rispetto a oli di pianura.

Luigi Caricato individua tre aspetti principali caratterizzanti l’olio di montagna ligure:

– minori attacchi da parte della mosca olearia (“con differenze non affatto secondarie riguardo l’olio prodotto“);

– minori rischi di ristagni idrici (“le piante sono più al sicuro“);

– minori produzioni; questo fatto “favorisce il maggior accumulo di olio, oltre che di componenti pregiati all’interno del frutto. Tutto ciò si traduce in un olio più ricco in nutrienti, ma anche in sostanze antiossidanti e in composti che conferiscono all’olio un profilo sensoriale più caratterizzante”.

Scrive Luigi Caricato (pag. 27 del libro citato):

Secondo quanto emerge da alcuni recenti studi, la collocazione degli olivi in alta quota non solo rende più concentrati del solito gli oli, ma questi, una volta esaminati in laboratorio, presentano al loro interno anche una percentuale più significativa in componenti minori, ovvero di quella parte non grassa degli oli (in genere individuabile tra l’1 e il 2 per cento del totale) che comprende oltre duecentoventi sostanze, tra le quali si evidenziano i componenti volatili responsabili in particolare delle note aromatiche, quindi una serie di composti dotati di attività vitaminica e infine un nutrito bagaglio di utili antiossidanti (…).

Riguardo il profilo chimico dell’olio di montagna, una tesi curata dal Prof. Paolo Quadrelli del Dipartimento di Chimica – Università degli Studi di Pavia (febbraio 2012) ha fornito una carta d’identità unica per l’olio Taggialto.

A tal fine, il Dipartimento di Chimica dell’Università di Pavia e il laboratorio CRA-FLC in Lodi hanno messo a disposizione le loro competenze e le loro apparecchiature per condurre un’analisi fra le più accurate, controllate e riproducibili. Le spettroscopie  della fisica atomica confermano gli elementi distintivi dell’extravergine d’alta quota (leggi qui).

E’ facile comprendere che non differenziando opportunamente l’olio d’alta quota se ne condanna all’estinzione l’olivicoltura.

Con le più semplici parole lo spiega Giuseppe Stagnitto in un’intervista.

G. STAGNITTTO Noi sappiamo che questi terrazzi sono costati una fatica incredibile e come diceva il poeta Mario Novaro “niuno gli à murati per primo” – non si sa chi li costruiti per primo, gli impianti sono millenari.

Questi terrazzi stanno andando tutti in rovina.

I contadini non hanno più interesse a conservarli.

GIULIA PICCHI: Perché?

G. STAGNITTO: Perché non c’è nessun motivo per cui l’ovicoltore debba spendere di più per coltivare queste piante, se non sono “differenziate”.

Le persone pensano: perché devo occuparmi di queste olive se me le pagano come le altre ma a me costano molto di più?

Costano tre volte tanto, come minimo, per la cura degli olivi.

E l’albero poi rende decisamente meno degli olivi a quota inferiore: pertanto, costa sei otto volte in più la sola materia prima e quindi è ragionevole abbandonarli.

E se invece noi, questi olivi d’alta quota, li guardassimo con “occhi nuovi”?

L’economia, scriveva Benedetto Croce (nella famosa polemica con Pareto), “non conosce cose ed oggetti fisici, sibbene azioni”. In altre parole, è l’occhio dell’uomo che dà valore alle cose.

Noi abbiamo “visto” che l’olio che si trae da questi olivi, alcuni dei quali crescono al limite della fruttificazione, è un olio diverso, fuori del comune.

Oltre i 500 metri di quota l’olivo cresce, ma non fruttifica quasi più. Verrebbe allora spontaneo pensare che “il canto del cigno” dell’olivo sia un “frutto” (drupa) da lasciare stare. Invece no: avviene esattamente il contrario.

L’olio che si trae da queste olive è un distillato unico, un concentrato straordinario di sapori e profumi, come è stato riconosciuto pubblicamente da esperti del calibro di Luigi Caricato e Giuseppe Vaccarini.

 

4. Passi nella nostra “missione”

La nostra magnifica “missione” è quindi quella di far riconoscere ad un territorio minuscolo l’esclusiva mondiale di un prodotto inimitabile.

Passi verso questo obiettivo sono stati: la costituzione della nostra  azienda (Tesori della Costa); l’invenzione di un nome (Taggialto); la fondazione di un movimento culturale (TreeDream) che aspira alla rinascita e al  riscatto dell’olivicoltura ligure d’alta quota.

La cronaca dell’avventura intellettuale che ha condotto al neologismo TAGGIALTO  è contenuta nella lettera pubblicata l’8 luglio 2011 su Teatro Naturale.

Per quanto riguarda TreeDream, riporto al punto successivo un brano tratto da una mia lettera pubblicata il 21 luglio 2012 da Luigi Caricato su Olio Officina.

 

5. I valori di TreeDream

Gentilissimo Direttore Luigi Caricato, (…)

Come Lei sa, alcuni olivicoltori dell’alto imperiese hanno caparbiamente mantenuto la coltivazione degli olivi in condizioni estreme in modo attualmente non remunerativo.

Per quale motivo? La risposta è semplice: perché non hanno potuto fare altrimenti. Chi è stato abituato sin da piccolo a fare bene le cose, sviluppa una sorta di vigilanza verso se stesso che gli impedisce di venire a patti con la propria coscienza e con la verità, costi quel che costi.

Se i padri ed i nonni ti hanno insegnato fin da piccolo che l’oliva migliore è quella che cresce alla più alta quota, tu non ne puoi abbandonare l’albero nella terra che ha ricevuto in eredità.

(…)

Il contadino è innanzitutto un uomo libero con un altissimo senso dell’onore. L’accordo verbale ha lo stesso valore di un contratto scritto; è normale rimetterci di tasca propria piuttosto di rinnegare la parola data.

Questo dovere di conservare la propria libertà è un dei bisogni più vitali così come è un dovere il rispetto dell’onore proprio ed altrui. L’onore è il riconoscimento di partecipare ad una tradizione cui si riconosce un valore, tanto è vero che il più grave dei delitti è, come sosteneva Simone Weil, la distruzione del proprio passato. Allo sradicamento fisico dal proprio territorio d’origine corrisponde spesso parallelamente uno sradicamento morale.

È operazione di altissimo valore politico quello di raccogliere queste istanza di sofferenza e convertirle in proposizioni unificanti quasi parole d’ordine capaci di evocare echi nel cuore.

Quali sono i valori perenni (non contingenti) propri della cultura contadina? In che senso questi valori sono attuali? Queste due domande sono essenziali per rimediare ai pregiudizi di certa politica del passato che vedeva nelle iniziative individualistiche degli agricoltori una fonte di disgregazione sociale tanto che alcuni non hanno esitato a parlare di una “sub-cultura contadina egoista ed asociale”.

L’attuale convergenza ideologica tra il pensiero liberale classico (non nelle forme degenerate) e il pensiero progressista moderno, agevola nel cogliere questi valori perenni.

 

6. Ridare status sociale al lavoro del contadino

Traggo ancora dal libro di Luigi Caricato, Extra vergini d’alta quota (Terre di Sole, 2005) due brani significativi.

“Gli anziani irriducibili sono pronti a resistere, ma reggono poco: non hanno più l’età. I giovani per contro fuggono, temono l’impietoso giudizio della società, non riuscendo ad apprezzare a sufficienza il lavoro dei campi e il senso stesso di un ritorno alla civiltà rurale.

” … si può dar luogo ad una svolta. Chi si impegna in una simile sfida può compiere e ripetere quanto è avvenuto in passato nel corso dei secoli, realizzando il grande miracolo di recuperare le zone più impervie“.

Poiché non mi vergogno di essere considerato un “idealista sognatore” riporto le parole con cui Giuseppe Stagnitto, nell’intervista già citata, parla della nostra “visione”:

GIULIA PICCHI: Torniamo alla visione

G.STAGNITTO: Flavio Lenardon vede già i terrazzi “bianchi” – come il titolo di quel libro di Le Corbusier “Quando le cattedrali erano bianche”.

Li vede già. Li vede già “risorti”.

Lui non ha dubbi sul fatto che lì ci saranno i terrazzi rimessi a nuovo, che gli olivi saranno tutti curati, che non ci sarà più bisogno che i giovani siano obbligati ad andare a lavorare nei paesi vicini, perché hanno l’oro in casa loro.

Il nostro “movimento culturale” vuol far rinascere un territorio che ha una cultura bellissima, con delle solide tradizioni e con una speranza di lavoro nobilitante per tanti giovani.

E’ bello poter dire: “ho imparato il segreto di fare un olio straordinario, un olio unico al mondo“.

E’ bello poter dire: “vivo e lavoro in un cuore di terra che produce un olio giudicato, su scala mondiale, assolutamente inarrivabile”.

Non è infatti ragionevole chiedere di pagare di più un olio perché si salvino dei terrazzi d’alta quota (quasi una sorta di contributo richiesto alla coscienza ecologica del consumatore); è invece ragionevole chiedere di pagare un olio il giusto prezzo commisurato all’eccellenza oggettiva del prodotto, alla sua unicità e rarità su scala mondiale.

Non è la carità che ha eretto, nel primo millennio della sua esistenza, il sistema dei terrazzi liguri, questo monumento della laboriosità dell’uomo, e non sarà la carità che lo conserverà per il futuro.

 

7. I terrazzi sono la nostra cattedrale

I nostri avi – come già ricordato – hanno impiegato secoli per terrazzare le montagne: a partire da una certa quota, ogni pianta è sostenuta dal proprio muro come fosse un vaso. E’ una cosa impressionante. Chi non  vede con i propri occhi – come Lei ben sa – non può comprendere.

Oggi, però, l’impressione è quella di una cattedrale di pietra che sta andando in rovina!

Ho usato non a caso l’espressione di “cattedrale”.

TreeDream sta curando la pubblicazione del libro del Prof. Giorgio Barbaria, dal titolo  Poesia dell’olio. Viaggio letterario nelle culture dell’ulivo.

Il Prof. Barbaria, quasi disegnando una serie di cerchi concentrici, considera il mondo classico (greco e latino), il mondo ebraico e cristiano concentrandosi infine sulle figure letterarie più rappresentative della Liguria.

In questa ultima parte, il libro riporta un brano letterario di Giovanni Boine (pubblicato nel 1911 – quindi un secolo fa –  sulla rivista “La voce”) intitolato “La crisi degli olivi in Liguria”. In questo brano la costruzione dei terrazzamenti, nel corso dei secoli, è esplicitamente paragonata alla costruzione di una cattedrale.

Ulivi, uliveti che pianti e che durano millanni; ulivi, uliveti dappertutto! Il prato diventò uliveto, il campo uliveto, la vigna uliveto, il bosco in alto faticosamente dolorosamente tenacissimamente uliveto.

E l’opera trionfale della razza, di tutta la razza fu compiuta. Come il popolo di una città medioevale, la cattedrale sua, così noi nei secoli. (…) La nostra cattedrale! Gli uliveti folti, boscosi, d’argento per tutto! avevamo fatto il nostro destino, il destino nostro era ora conchiuso; i padri finalmente avevano fissato il nostro destino. E noi fummo fra gli ulivi come un popolo antico nella sua cattedrale: ogni nostra speranza era lì, ogni nostra sicurezza era lì, negli ulivi.

Il colto imprenditore Mario Novaro (che Boine definiva “l’unico mio amico”) ripubblicò, nel 1939, il saggio di Boine già citato sotto il titolo “La casa del nonno e la cattedrale degli ulivi”.

Nel brano Boine dà una straordinaria descrizione del lavoro instancabile del popolo ligure:

E qui non v’è aratro, qui non v’è ordigno, qui i solchi si fanno a colpi violenti di bidente, un dopo l’altro, duri, violenti rompendo il terreno compatto e argilloso. Terreno avaro, terreno insufficiente su roccia a strapiombo, terreno che franerebbe a valle e che l’uomo tien su con grand’opera di muraglie a terrazze. Terrazze e muraglie fin su dove non cominci il bosco, milioni di metri quadri di muro per quindici per venti chilometri dal mare alla montagna, milioni di metri quadri di muro a secco che chissà da quando, chissà per quanto i nostri padri, pietra per pietra, hanno colle loro mani costruito. Pietra su pietra, con le loro mani, le mani dei nostri padri per secoli e secoli, fin su alla montagna! Non ci han lasciati palazzi i nostri padri, non han pensato alle chiese, non ci han lasciata la gloria delle architetture composte: hanno tenacemente, hanno faticosamente, hanno religiosamente costruito dei muri, dei muri a secco come templi ciclopici, dei muri ferrigni a migliaia, dal mare fin su alla montagna!

 

8. 50 anni fa era tutto un giardino

Nell’articolo del Corriere della Sera, già citato,  si riportano i seguenti dati:

Nel dopoguerra la Liguria aveva 150.000 persone che lavoravano la terra. Oggi sono meno di 14.000. A presidiare sono rimasti gli anziani”.

Rino Pellegrino, responsabile di SAVE THE ROOTS, ricorda:

50 anni fa era tutto un giardino: i tre protagonisti della montagna (prato, bosco, oliveto) erano curati al cento per cento.

Soprattutto era curato lo scolo delle acque: i canali erano sempre puliti, così che il percorso dell’acqua era ben irreggimentato e non invadeva gli oliveti buttando giù i terrazzi.

Ora invece i canali sono quasi tutti intasati, pieni di terra e anche delle pietre dei muri a secco già caduti.

Era normale che d’inverno cadessero dei tratti di muro (l’acqua aumenta la spinta della terra) ma questi muri erano rifatti, solitamente a marzo o anche in settembre, sempre prima dell’inverno successivo.

Se oggi dovessimo stimare, nella zona alta della provincia di Imperia, l’impegno per la cura delle acque, potremmo dire che si fa il dieci per cento rispetto a quanto si faceva 50 anni fa.

Anche per questo motivo, in queste zone, il sessanta per cento dei terrazzi è crollato o quasi (o si teme crollerà nel giro di qualche anno).

Il lavoro più lungo e costoso del ripristino dell’olivicoltura montana è proprio la ricostruzione di questi muretti a secco.

Si deve considerare che i muri delle zone a maggior quota sono più alti e per la loro stabilità devono essere più larghi e quindi necessitano di maggior lavoro.

Come Lei sa, Presidente, ad una certa quota, lo scoscendimento del terreno rende quasi ovunque impossibile l’utilizzo del trattore che darebbe un notevole aiuto. Il trattore, infatti, oltre a portare carichi, permetterebbe di tagliare e trinciare l’erba, arare, vangare, fresare. Inoltre, tramite la presa di forza permetterebbe di collegare la pompa dell’acqua, la sega e l’accessorio per spaccare la legna.

Rispetto a 50 anni fa (potremmo quasi dire rispetto a mille anni fa) l’olivicoltura montana ha avuto dalla tecnologia solo la novità di piccoli utilissimi attrezzi (il decespugliatore, la motosega, lo sbattitore pneumatico per la raccolta) che però non hanno consentito l’autentica rivoluzione che hanno conosciuto le olivicolture di altre regioni.

L’olivicoltura della montagna è stata quindi toccata solo tangenzialmente dal moderno sviluppo tecnologico dell’agricoltura.

 

9. Il duplice senso di estinzione culturale

L’olivicoltura montana è seriamente a rischio di estinzione: estinzione “culturale” (non solo di olivi-coltura anche nel comune senso traslato di cultura umana).

Giustamente Sig. Presidente, nell’articolo già citato, Lei usa la parola “contadini”, invece della parola, oggi più comune, “agricoltori”.

La coltivazione montana si basa infatti su tante conoscenze non scritte e che non si apprendono nei corsi di agraria (o di ingegneria): qui il metodo lo dà direttamente la natura e viene trasmesso di padre in figlio.

Sono cose da imparare sul campo, nel tempo opportuno, seguendo i cicli stagionali. Sono cose che si devono trasmettere da persona a persona.

L’apprendimento è lento perché segue necessariamente i cicli stagionali.

Ora si sta spezzando (o si è già quasi spezzato) l’attuale anello della trasmissione millenaria di questo sapere.

Rino Pellegrino dice:

Anche oggi, per ricostruire i muri, usiamo gli stessi metodi che si usavano mille anni fa. Noi abbiamo imparato dai nostri padri. Ma noi a chi li insegneremo?

E’ pertanto urgente tesaurizzare queste conoscenze.

 

10. Il contadino e la res communis

Il contadino considera la proprietà pubblica non “cosa di nessuno” (res nullius) , ma “cosa di tutti” (res communis).

Rino Pellegrino racconta la seguente storia, bella quasi come una parabola del Vangelo:

Un uomo passa, alla guida di un carro trainato dal cavallo, e china la testa per evitare un ramo che sporge sul sentiero. La stessa cosa fa un secondo uomo, sempre passando oltre. Un terzo uomo, invece, ferma il cavallo, scende dal carro e col coltello taglia il ramo. Solo quest’ ultimo è un contadino.

Allo stesso modo è normale che, per la cura delle acque, il contadino vada sul terreno degli altri: ognuno si sente responsabile per tutti (Rino Pellegrino, quando piove, si mette l’impermeabile e fa un giro, con la zappa, per le campagne).

TreeDream sta curando la pubblicazione di un altro libro, dal titolo:

“I contadini avevano ragione”.

Questo titolo deriva dalla seguente constatazione: i contadini sono gli unici che non si sono arresi ad una cultura che sembrava imperante ed oggi si è rivelata perdente.

La situazione paradossale è questa: ciò che è stato rimproverato ai contadini in passato oggi è considerata virtù sociale ed ecologica.

Ad esempio, si rimproverava ai contadini di “sopravvivere più con uno scambio con la natura che non mediante uno con la società” (Silvia Perez-Vitoria Il ritorno dei contadini,  Premio Nonino 2009, pag. 68).

La cosiddetta ” sostenibilità” non è oggi considerata la virtù ecologica per eccellenza?

Nella lettera del 21 luglio già citata scrivevo:

La cultura contadina ha adottato da sempre, per eccellenza, il moderno concetto di sostenibilità. Il contadino ama la sua terra, non la sfrutta né ne abusa e le restituisce ciò che da essa ha ricevuto. Nel libro “Gli otto peccati capitali della nostra civiltà” (1973), Konrad Lorenz scrive nella maniera più incisiva che “la biocenosi creata dal contadino è altrettanto duratura di quella che sarebbe sorta senza il suo intervento”.

 

11. Appello al Presidente della Regione

Sig. Presidente Lei ha il potere di aiutarci.

Le chiediamo, col cuore in mano, a nome degli olivicoltori che hanno avuto fiducia in noi:  ci aiuti! Aiuti la Sua terra!

I nostri contadini si lamentano di spendore quasi più in carte burocratiche che in investimenti produttivi: ci liberi da queste catene!

Impegnati come sono in una sorta di guerra per la sopravvivenza, i contadini hanno l’improrogabile necessità di operare in una situazione di somma urgenza che, legittimamente, deve vedere allentati tanti vincoli burocratici ed amministrativi.

Come insegnava magistralmente Jean Guitton in Nuova arte di pensare, l’errore è sempre quello della sottile metamorfosi  di un metodo ad un sistema: si pensano leggi sacrosante in un certo ambito e poi si fa di questi metodi un sistema normativo, una dottrina, oltrepassando il limite.

E’ oltre il limite del ragionevole, ad esempio, pensare di applicare norme come quelle dei cantieri civili ed edili (norme giuste in quell’ambito), alla ricostruzione dei muri a secco montani.

La ragionevolezza, invece, richiederebbe piuttosto regole e controlli da parte della stessa comunità, sola detentrice di un “sapere locale” (la cui efficacia è comprovata da un millennio di storia).

Sig. Presidente ci aiuti!

Può aiutarci, innanzitutto, facendo estinguere i tanti ostacoli che ci impediscono di essere noi stessi.

Anche i nostri contadini, infatti, come quelli drammaticamente descritti da Vandana Shiva (nel libro Il bene comune della Terra) si  “sono resi conto di aver perduto il controllo del proprio destino” (pag. 88).

Al riguardo, molte cose sono davvero difficili da scrivere e da spiegare.

Ad esempio, in montagna ci si aiuta l’un l’altro: nei periodi “forti” ci si aiuta tutti.

Per le leggi di controllo del lavoro è allora facile cadere in situazioni al limite della legalità: il contrasto è con una mentalità imperante che non crede più alla gratuità (e forse neanche più al senso dell’onore dei contadini).

Il contadino, invece, non si è mai arreso ad una concezione ideologica e disumana che impone una visione mercantile dei rapporti umani, come non si è mai arreso ad una concezione delle pubbliche istituzioni quali detentrici di un potere che troppo spesso esibiscono  abusandone, proprio come gli antichi padroni romani esibivano la sferza ai loro schiavi.

Presidente, l’iniziativa di TreeDream che abbiamo denominato  Save the Roots sembra avere una forza dirompente: di fronte all’urgente necessità di salvare un patrimonio creato in centinaia d’anni di lavoro dei loro avi, i contadini dell’alto ponente ligure iniziano a riunirsi tra di loro, discutono e lavorano per un fine comune, con l’obiettivo di far conoscere al mondo le qualità  eccelse e uniche dell’olio che deriva dalle olive da loro coltivate e di far risorgere a nuova vita le loro terre.

Come Lei sa, l’odierna rete di comunicazione (web) ci ha finalmente permesso di riappropriarci di forme di comunicazione antichissime. Abbiamo così opportunità che le generazioni precedenti neppure sognavano. Da questa constatazione prende spunto la nostra audace iniziativa: il resto di una tradizione millenaria, consapevole del valore del proprio messaggio, decide di rivolgersi direttamente al mondo, affidando al messaggio la speranza condivisa dalla propria comunità.

Nel nostro sforzo comunicativo – che è ora condotto come Lei certo immagina con mezzi molto limitati, anche se sostenuto dalla fede indomita di una comunità che si è finalmente ritrovata in un sogno comune –  chi, più di Lei, Presidente della nostra bella Liguria, può aiutare TreeDream?

 

12. “I have a TreeDream”

Ci ha commosso la Sua affermazione “Vorremmo convincere i figli a riprendere il lavoro che i loro padri non possono più fare”.

In questo ultimo anno abbiamo girato un certo numero di documentari.

Brani di questi filmati saranno proiettati durante “Olio Officina Food Festival” nel prossimo gennaio.

In uno di questi documentari mi esprimo con parole simili alle Sue:

Questo sarà uno dei sogni più belli che noi possiamo realizzare: che un giovane tragga beneficio, profitto e gioia nel rifare il lavoro del proprio padre. E’ questa la cosa più bella che possiamo fare!

Scrive la mia amica Julia Butterfly Hill (nel libro Ognuno può fare la differenza):

“Quando ho scoperto che più del 97 per cento delle originarie foreste di sequoia erano state abbattute … ho provato una rabbia come mai nella mia vita … ciò che era bello, profondo e sacro veniva distrutto: sentivo che avrei dovuto fare qualcosa per impedirlo.(…) la mia inattività contribuisce all’ingiustizia del mondo, esattamente come le azioni e la mancanza di azione degli altri”.

Presidente Burlando, Lei certamente non sarà “inattivo” e non “contribuirà all’ingiustizia del mondo”.

Lei infatti sa che, qualche volta, le cose possono davvero cambiare.

La storia insegna che trasmettendo con sufficiente fede un sogno (I have a dream, diceva con forza Martin Luther King) se ne innesca inevitabilmente la realizzazione.

In uno dei nostri documentari, attingendo coraggio dalla solidarietà dei nostri contadini, dico a nome di tutti:

“Abbiamo una grande missione da compiere ed è quella che l’albero ci ha chiamato a compiere: è quella di salvarlo.

Noi dobbiamo riuscire a salvare queste terre perché è la nostra anima e l’anima dei nostri figli e dei nostri alberi.”

“Con l’aiuto di Rino, di Mario, di Ezio e degli altri contadini olivicoltori riusciremo a far capire al mondo il messaggio che TreeDream sta portando avanti.

Io sono solo un tramite. Il merito va a loro che hanno continuato a portare avanti, con sacrificio, forza e determinazione – proteggendolo perché non si spegnesse per sempre – questo lumicino che è l’olivicoltura d’alta quota”.

“Gli olivi d’alta quota ci hanno donato l’idea del logo di TreeDream: l’albero nelle nostre mani. E noi siamo nelle mani dell’albero, anche. L’albero che dà un sogno a noi e noi diamo un sogno all’albero. Chi condivide questo sogno potrà dire insieme a noi: I have a TreeDream

Con tanta stima.

 

Borgomaro, Fraz. Ville San Sebastiano

28 settembre 2012

Flavio Lenardon

Presidente di TreeDream

Questa voce è stata pubblicata in Aneliti. Contrassegna il permalink.

205 risposte a Ridare status sociale al lavoro del contadino puntando sui ragazzi

  1. Pingback: Un’impresa con “responsabilità politica” – OlioOfficina

  2. Lorenzo scrive:

    I HAVE A TREEDREAM!!!

  3. Beatrice scrive:

    I have a TreeDream!

  4. Giuseppe Stagnitto scrive:

    Intervengo, per la prima volta, per dire una cosa sola: grazie!

  5. Marina scrive:

    I have a TreeDream

  6. Albe scrive:

    Sono un uomo di collina, le foreste e gli alberi non hanno paragoni…
    I have a Tree Dream!

  7. Stefania scrive:

    I have a Tree Dream!

  8. Armando scrive:

    Da uomo proveniente dalla campagna e forzatamente spostato in città da molti anni, guardo con dispiacere alla perdita delle radici popolari e locali dei ragazzi di oggi. La vostra iniziativa è davvero unica e innovativa, non solo per l’occupazione dei giovani ma sopratutto per la loro educazione a guardare e amare la terra dalla quale provengono come dono specifico da far fruttare. I have a Tree Dream
    Armando

  9. Jacopo Grilli scrive:

    I have a tree dream!

  10. Giorgio scrive:

    I HAVE A TREE DREAM”!

  11. Samir Suweis scrive:

    I have a TreeDream!

  12. Maria Pia Tindaci scrive:

    Come felice suocera di due splendide ragazze pugliesi ho imparato ad appezzare la coltivazione dell’ulivo e a gustare il loro favoloso olio. Non ho avuto l’occasione di assaggiare questo olio d’alta quota, ma sono comunque colpita dal vostro progetto, e dall’impegno di riqualificare il lavoro dei campi, così importante nella nostra tradizione e al contempo così negletto nei vari progetti politici. Sono un’insegnante e condivido ogni sforzo di ridare speranza e prospettive di impiego qualificato ai giovani. Vi faccio tanti auguri per le vostre iniziative.
    i have a tree dream
    Maria Pia

  13. Erika Torres scrive:

    Vengo da Bitonto, città degli ulivi. Se c’è una cosa che può definire l’Italia, malgrado le difficoltà, è senza dubbio l’amore per il lavoro fatto bene e ancora di più il gusto dei prodotti della terra visti come dono sovrabbondante. Senza rinunciare a una certa fierezza per la fecondità della propria terra.
    I have a Tree Italian Dream!

  14. filippo stoppa scrive:

    Salve! sono il realizzatore del logo di TreeDream, mi stupisco con piacere del vedere come dalle prime chiacchierate nei pranzi tra un lavoro e l’altro siate arrivati a questo punto. Mi torna sempre in mente la sentenza di Cezanne: “Non fate i critici d’arte, fate della pittura. La salvezza sta in questo”. Oggi, che si sente parlare dappertutto di valori così teorici da diventare disumani, c’è chi si mette in moto e si sporca le mani insieme ai contadini, che saranno i primi a ricostruire il mondo dalle fondamenta, amando la terra che non tradisce. I have a tree dream

  15. ERIKA scrive:

    I have a TreeDream!

  16. Edoardo Gaulio scrive:

    I have a TreeDream!

  17. Damiano Fuschi scrive:

    Mi inserisco in merito alla risposta di Flavio Lenardon al Signor Dario Patrone per riportare il link corretto al blog di TreeDream.
    Il link alla serata del 13/11: http://www.treedream.it/www.treedream.it/TreeDream/Voci/2012/11/22_13_Novembre_2012_altri_agricoltrori_danno_fiducia_a_TreeDream.html

    Il link alla conferenza tenutasi a Milano il 27/11:
    http://www.treedream.it/www.treedream.it/TreeDream/Voci/2012/12/4_Incontro_tenutosi_lunedi_27_novembre_presso_la_libreria_Egea_delluniversita_L._Bocconi..html

  18. Giovanni Novella scrive:

    Grazie per il lavoro di divulgazione sul recupero del territorio;
    territorio che vivo quotidianamente e che con immenso
    dispiacere vedo, salvo piccole eccezioni, sgretolarsi sotto i miei occhi.
    “I HAVE A TREEDREAM”

  19. Flavio Lenardon scrive:

    Risposta alle Osservazioni del Sig. Dario Patrone del 4 novembre 2012

    Gentile Dario Patrone,
    ho impiegato un po’ di tempo a rispondere alle sue osservazioni del giorno 4 novembre anche perché abbiamo dovuto prepararci per l’incontro che si è tenuto la sera del 27 novembre, presso la libreria Egea della Bocconi (foto dell’incontro sul nostro blog).
    http://www.treedream.it/www.treedream.it/TreeDream/Voci/2012/12/4_Incontro_tenutosi_lunedi_27_novembre_presso_la_libreria_Egea_delluniversita_L._Bocconi..html

    Come anticipatole, nella riunione di TreeDream del giorno 13 novembre (foto della riunione sul nostro blog)

    http://www.treedream.it/www.treedream.it/TreeDream/Voci/2012/11/22_13_Novembre_2012_altri_agricoltrori_danno_fiducia_a_TreeDream.html

    abbiamo discusso le sue osservazioni che, per maggior chiarezza, provo a sintetizzare in tre punti.

    1. Lei ci segnala l’iniziativa per ottenere “norme a favore dell’agricoltura contadina”
    http://www.agricolturacontadina.org/base%20legge%20contadini.pdf
    e, implicitamente, ci chiede di chiarire la nostra posizione a proposito.

    2. Lei osserva che “se anche ci fosse parità di qualità fra i prodotti coltivati sulle terrazze e quelli in pianura”, “sarebbe giusto chiedere di acquistare i primi “anche se costano più tempo e fatica, cioè più lavoro, quindi più soldi: per la cura del territorio, per l’opera di preservare una civiltà, per la speranza che incarniamo”.

    3. Lei domanda (“senza ascia dietro la schiena”): “fate uso o fate a meno di veleni, diserbanti o concimi chimici?”

    Per quanto riguarda questo ultimo punto devo chiarire che TreeDream è un “movimento culturale” il cui fine è la valorizzazione e la rinascita dell’olivicoltura d’alta quota, oppressa fino ad oggi da costi insostenibili se rapportati ai ricavi.
    Uno degli obiettivi di TreeDream è proprio questo: che tutti, indistintamente, gli olivicoltori d’alta quota, possano utilizzare la tradizionale (e più onerosa) falciatura manuale.
    In ogni caso, come Lei ben sa, in montagna, si fa comunque minore utilizzo di concimi chimici e di antiparassitari, per ragioni climatiche.

    Per quanto riguarda il primo punto, abbiamo esaminato il documento da Lei segnalato – già noto ad alcuni di noi – che propone “norme a favore dell’agricoltura di piccola scala, dimensionata sul lavoro contadino e sull’economia familiare e orientata all’autoconsumo e alla vendita diretta”.

    Tra le altre cose l’iniziativa chiede esoneri da vincoli progettuali ed urbanistici:
    – per la costruzione, sul fondo, di stalle, fienili, serre ecc. ad un solo piano e rimovibili;
    – per la ricostruzione dei manufatti preesistenti in terra, in legno o in pietra a secco.
    Inoltre si richiede che sia assimilato al volontariato il “lavoro prestato gratuitamente e in forma saltuaria o come scambio di opere a favore dei coltivatori”.

    Nella mia lettera aperta al Presidente della Regione Liguria toccavo entrambi gli argomenti. E’ sufficiente rileggere la mia lettera per convincersi che, ovviamente, siamo lieti di ogni iniziativa concreta per ottenere semplificazione burocratica!

    Il dibattito che la sua segnalazione ha generato negli olivicoltori che aderiscono a TreeDream ha dato luogo a un documento di ampio respiro che sarà reso pubblico nella forma di “Lettera aperta di TreeDream ai promotori della campagna per l’agricoltura contadina”
    (www.agricolturacontadina.org).

    La “lettera aperta” affronterà anche il tema – molto importante e delicato – da lei sollevato nel secondo punto delle sue osservazioni.

    Con i più cordiali saluti. Flavio Lenardon

    • Dario Patrone scrive:

      Grazie della risposta, anche se la parte sui veleni non soddisfa completamente la mia domanda.
      Per il resto, non mi resta che attendere il vostro documento (che vi prego di amndare in copia al mio indirizzo), e di ringraziarvi per l’attenzione.

      Buon lavoro
      Dario Patrone

  20. Pingback: La mia parola vale – OlioOfficina

  21. Angela Marconi scrive:

    I have a TreeDream!

  22. Chiara scrive:

    I have a TreeDreem!

  23. Ilaria Quarantelli scrive:

    Ho conosciuto il professor Stagnitto prima come docente e recentemente anche dal punto di vista umano. Apprezzo davvero il suo entusiasmo e la passione che mette nelle sue attività, e trovo questa battaglia intellettuale davvero affascinate: è bello e confortante vedere che c’è ancora chi si batte per preservare valori e storici e culturali con passione, sporcandosi davvero le mani sul campo. Mi associo quindi anch’io: I have a TreeDream!

  24. Damiano Fuschi scrive:

    E’ gratificante constatare tanto interesse verso l’iniziativa di TreeDream.
    Per chi volesse restare aggiornato sulle prossime iniziative: http://www.treedream.it

  25. Chiara scrive:

    Come una multimediale baronessa rampante, da oggi, mi inerpico tra i vostri e nostri ulivi, intenzionata a non abbandonarli mai più anche quando, e ne sono certa, questo sogno e progetto sarà piena e soddisfacente realtà!!!!
    Flavio e Giuseppe…..I have a Tree Dream……

  26. Giovanni scrive:

    Solo leggendo il titolo dell’iniziativa, ho subitamente compreso quanto il lavoro dell’olivicoltura possa essere fondamentale per restituire una solidità ed un’integrità economica allo stato italiano; le enormi masse di giovani inattivi potrebbero sperimentare un lavoro faticoso ma che può essere reso gratificante ed anche redditizio; un lavoro sconosciuto da molti e neanche considerato come lavoro dai pochi che vi sono a contatto, può sollevare la nostra bella nazione da un disastro totale quasi certo. D’altronde una delle poche cose in cui riusciamo veramente è creare legami con la terra che viviamo modellandola come il Signore ci ha insegnato a fare; ce l’ha messo nel sangue e tale caratteristica non è modificabile come il colore dei capelli ma va accettata e coltivata alla stregua di un olivo.
    E’ per questo che non siamo bravi nelle guerre ma tendiamo a rendere belle le cose che facciamo. Come narra una nota favola di Esopo, nella quale un granchio si allontana dal mare e viene immediatamente divorato da una volpe, così anche il popolo italiano deve capire le sue origini e riaccostarsi a esse per non essere divorato dalla propria incapacità a rendersi conto di cosa è fatta realmente la vita.
    I HAVE A TREEDREAM

  27. PierangelO scrive:

    I HAVE TREEDREAM !

  28. ANTONIO scrive:

    I HAVE a TREEDREAM

  29. Ivano scrive:

    I have a TreeDream !

  30. Dario scrive:

    Gentile Flavio,
    ho letto con molto interesse la sua lettera e sono d’accordo con lei su molte cose e la ringrazio soprattutto per il respiro d’altri tempi della sua argomentazione. Ma da buon contadino ligure, vedo più quello che manca che quello che c’è, e glielo segnalo con franchezza, non per mugugnare ma sperando le sia di interesse:

    1 le segnalo che prosegue il suo cammino la Campagna Popolare per l’agricoltura contadina, sostenuta da decine di associazioni contadine italiane, che si pone l’obiettivo concreto di riconoscere giuridicamente la figura del contadino e per essa di proporre precise sempolificazioni? Guardi la bozza di proposta di legge qui: http://www.agricolturacontadina.org/base%20legge%20contadini.pdf

    2 non sono affatto d’accordo a chiamare carità la richiesta ai mangiatori di pagare il giusto per avere,oltre che un prodotto sano, un prodotto locale. Credo che se anche ci fosse parità di qualità fra i prodotti coltivati sulle terrazze e quelli in poianura, sarebbe giusto chiedere di acquistare questi ultimi, anche se costano più tempo e fatica, cioè più lavoro, quindi più soldi: per la cura del territorio, per l’opera di preservare una civiltà, per la speranza che incarniamo. sì, sentirmi dare del mendicante mi pare ingiusto.

    3 nell’articolo non fa menzione al modo di coltivare: posso chiederle (senza ascia dietro la schiena) se fate uso o se fate a meno di veleni, diserbanti o concimi chimici?

    Nella speranza di incontrarla presto, la saluto con il nostro saluto da sentieri:

    alegri!

    Dario Patrone – Vesima- Genova

    • Flavio Lenardon scrive:

      Gentilissimo Dario Patrone,
      i Suoi preziosi commenti ci permettono di chiarire il nostro pensiero e i nostri intenti.
      Abbiamo pensato di discutere le Sue osservazioni nella prossima riunione di TreeDream che si terrà martedì 13 novembre 2012.
      Dopo questa riunione, risponderò su questo stesso blog.
      Anch’io la saluto caramente in attesa di incontrarLa personalmente
      “I have a TreeDream!”
      Flavio Lenardon

  31. Gianni scrive:

    I have a TreeDream

  32. Mauro Ceroni scrive:

    I have a Treedream!!

  33. Giulio Pasi scrive:

    L’iniziativa intrapresa mi sembra che non sia interessante solo per chi si occupa di olio e olive, ma è davvero un esempio di quella dimensione universale entro la quale ogni uomo può affrontare il proprio lavoro. Esemplifico. Immaginate tre uomini, ciascuno con in mano una pietra ed uno scalpello. Ci fermiamo dal primo e gli chiediamo: cosa stai facendo? E lui: lavoro un sasso! Passiamo al secondo e gli poniamo la medesima domanda, ricevendo una risposta diversa da quella del primo: sto scolpendo una statua. Anche al terzo non possiamo non chiedere cosa stia facendo. E lui risponde: sto costruendo una cattedrale!
    Ecco, l’iniziativa mi sembra si collochi proprio nel caso dell’uomo che con pietra e scalpello ha la coscienza di essere innanzi all’inizio della costruzione della cattedrale. Questa è impresa e questa è pure politica. Fare impresa e fare politica strappate da ogni tentazione retorica o ideologica, semplicemente originali! Occorre guardare a simili esperienze per imparare! Complimenti allora e I have a TreeDream!

  34. Raffaele scrive:

    I have a TreeDream

  35. Paolo scrive:

    I have a TreeDream!

  36. Claudia Simonato scrive:

    Sono orgogliosa di aver potuto condividere una parte della mia vita con uno splendido, generoso, geniale, grande uomo quale Flavio Lenardon. Un pensiero speciale alla super donna che lo sostiene da “dietro le quinte”… We all have a treedream! Grazie Flavio.

  37. Stagnitto Diego scrive:

    P.S.: ovviamente I have a TreeDream

  38. Stagnitto Diego scrive:

    Sei forte Pino! Sei grande Flavio!
    Ricordiamo che scritto nel cuore della storia d’Europa c’è un diritto riconosciuto a chi per primo ha messo a dimora una pianta: nel mito greco della contesa tra Poseidone e Atena per il possesso dell’Attica, anche se Poseidone arrivò per primo, le 12 divinità nominate giudici da Zeus decisero che il territorio fosse assegnato ad Atena (da cui il nome della città Atene) perché per prima aveva piantato un ulivo!
    “l’olivo dalla glauca foglia,
    che nutri i nostri figli.
    Nessuno, giovane o vecchio,
    ottunderà la tua forza
    con mano devastatrice…
    Indomabile pianta
    Che da se stessa rigenera
    (Sofocle in Edipo a Colono 697 e seg.)
    …come ricorda Erodoto dove narra che quando l’ulivo piantato da Atena venne incendiato dai barbari, il giorno dopo gli Ateniesi salirono al santuario e videro che dal tronco era spuntato un germoglio!
    … ma questo succedeva in Grecia quando l’ulivo aveva protettori potenti:
    “… vegliano sulle sue fronde l’insonne pupilla di Zeus e l’occhio azzurro di Atena”
    Nella Liguria del 2000 potrà ripetersi il miracolo?
    Sapranno i nostri politici (che non hanno vegliato) almeno svegliarsi in tempo?

    Diego Stagnitto, Stradella PV

  39. Alice scrive:

    Lavorandoci a stretto contatto con Flavio, non posso dir altro se non che è ammirevole la passione, la coerenza, l’ amore e la determinazione con cui porta avanti questo progetto. Sentirlo parlare degli ulivi, del suo olio, di questa terra che ormai ha fatto sua, fa aprire gli occhi ed il cuore a noi che qui ci siamo nati e cresciuti, è che forse mai ci siamo resi conto del tesoro che stavamo trascurando e perdendo. Con quel suo briciolo di pazzia son convinta che riuscirà a fare grandi cose! Continua così Flavio!
    I HAVE A TREEDREAM !!!

  40. LAURA HAIDICH scrive:

    Sono molto orgogliosa della mia terra e so quanto è faticoso coltivarla, soprattutto nei territori d’alta quota. Nonostante questo, vi sono famiglie che, con tanti sacrifici, riescono a far crescere preziosi “diamanti”. Finalmente con questo movimento qualcuno si prende a cuore il destino di questi territori facendolo conoscere al di fuori dei suoi confini. Con orgoglio posso anche io dire: I Have A TreeDream.

  41. Laura scrive:

    La mia ammirazione per il Prof. Stagnitto non può che crescere!
    I have a TreeDream!

  42. Emanuela scrive:

    Quando si crede in un sogno si trova ogni giorno la forza per “coltivarlo” e si attende con trepidazione di vederlo “fiorire”…

  43. Andrea scrive:

    Sono un “profano” di questo argomento ma mi sembra che questa lettera spieghi con chiarezza e argomentazioni la situazione, se fossi il Governatore della Regione Liguria ci dedicherei attenzione perchè penso che valorizzare il lavoro dei nostri avi e investire sull’olio di qualità porterà benefici sociali, culturali ed economici alla regione Liguria e all’Italia intera che spesso è rappresentata sullo scenario mondiale per eventi e stereotipi negativi. Quindi avanti con il Taggialto e avanti con TreeDream!

  44. Andrea scrive:

    Veramente molto interessante, sono un “profano” dell’argomento ma mi confesso rapito dai contenuti della lettera. Penso sia stata argomentata con gran cura e passione. Se fossi il governatore della regione Liguria dedicherei attenzione a questa causa che può portare benefici sociali, culturali ed economici per la Liguria e per l’Italia che sulla scena mondiale spesso è rappresentata da stereotipi negativi. Quindi avanti col “taggialto” e avanti con “TreeDream”, forza Presidente.

  45. monica fabris scrive:

    Flavio è stato mio compagno di classe alle superiori. Bellissimi anni! Grande ragazzo! Folle!!! Pazzo scatenato!!! Questa cosa delle olive d’alta quota è veramente importante. Spero che questo dream di Flavio e di tante altre persone, possa diventare realtà!
    Monica

  46. Claudia Ferrari scrive:

    “Ad esempio, in montagna ci si aiuta l’un l’altro: nei periodi “forti” ci si aiuta tutti.”
    e questo è decisamente un periodo forte che può essere un’occasione unica per cambiare molti nocivi paradigmi!
    I have a TreeDream!

  47. Piera scrive:

    I have a TreeDream !

  48. Mimmo scrive:

    Ottima iniziativa . Forever Young

  49. Paolo Tavaroli scrive:

    Progetto e iniziativa da sostenere e promuovere. Io lo farò

  50. Carlo Lanteri scrive:

    Condivido. “I have a TreeDream”

  51. Paolo Pinzuti scrive:

    Dai ragazzi, non mollate.

  52. I HAVE A TREEDREAM!!!!!!!!
    Le nostre radici ….la nostra anima!

  53. Lorella scrive:

    I have a Treedream.

  54. Greta scrive:

    Da una sognatrice a veri sognatori! FORZA SIETE GRANDI! A gran voce I HAVE A TREEDREAM

  55. Giuseppe scrive:

    Sono un olivicoltore e dico anch’io I HAVE A TREE DREAM

  56. Serena Foiani scrive:

    i have a tree dream!!!

  57. Adriana scrive:

    GRANDE!!!!
    Anch’io conosco Flavio e …….no comment!!!!!Grande personaggio….

  58. Coach Loner scrive:

    Ho avuto il piacere di conoscere personalmente Giuseppe Stagnitto e Damiano Fuschi ad un corso sulle imprese del settore agro alimentare che si è svolto a Pavia.
    Personalmente sono stato affascinato dalla forza e dall’entusiasmo con cui Giuseppe ha perseguito la sua vocazione. Una vocazione portata avanti con determinazione, rigore ed umiltà.
    La passione e le attitudini di Giuseppe si sono unite dentro ad un sistema simbolico che per Giuseppe è rappresentato da “Tesori della Costa”.
    Non posso che unirmi con piacere al tuo “I have a Treedream” caro Giuseppe, e spero che oltre al successo della tua attività, che ti auguro con tutto il cuore, tu possa essere un esempio significativo che realizzare i propri sogni e le proprie vocazioni possa essere più forte di qualunque crisi.

  59. Milena scrive:

    I have a TreeDream!

  60. FLAVIANO DEVINCENZI scrive:

    COMPLIMENTI CONTINUATE SU QUESTA STRADA!!!!!!!! I HAVE A TREEDREAM!!!!!!!!!!

    • silvia piva scrive:

      I have a tree dream! Caro cognato “Zio Pino” cioè Giuseppe Stagnitto, sei una forza della natura come Flavio Leonardon!!!

  61. simone scrive:

    I have a TreeDream

  62. ANDREA DA BUSSANA scrive:

    L’ ANNO SCORSO HO FATTO PER LA PRIMA VOLTA L’ OLIO CON LE OLIVE CHE UN TEMPO COLTIVAVANO I MIEI NONNI. E’ STATA UNA GRANDE SODDISFAZIONE! CONDIVIDO IN PIENO L’ INIZIATIVA! I HAVE A TREEDREAM

  63. Marcello scrive:

    Concordo con la vostra iniziativa e l’appoggio pienamente. Ricordo ancora il profumo della merenda: pane e olio caldo appena franto.- I have a TreeDream

  64. Davide scrive:

    La raccolta delle olive si avvicina e anche quest’anno mi tocca dare una mano. Il momento più bello è quando passiamo le olive alla “chitarra” per separarle dalle foglie…I have a TreeDream

  65. Daniela Montù Beccaria (PV) scrive:

    Una proposta ammirevole,soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale,ma conosco il promotore
    e non mi stupisce.
    Idee come queste hanno bisogno di coraggiosi pionieri,complimenti.
    Esprimo la mia piena approvazione.
    I have a TreeDream !

  66. ilaria voghera pv scrive:

    Condivido l’iniziativa volta a mantenere viva una cultura e una volontà che sta scomparendo.
    Mi auguro che questa proposta venga presa in giusta considera zio ne dalle istituzioni competenti. Esprimo pieno consenso.

  67. Mattia scrive:

    condivido in pieno l’iniziativa.
    I HAVE A TREE DREAM!

  68. Mattia scrive:

    Condivido questa iniziativa volta a mantenere viva una cultura e una volontà che sta scomparendo.
    Mi auguro che questa proposta venga presa in giusta considerazione dalle istituzioni competenti.
    Esprimo pieno consenso.

  69. Valentina scrive:

    Sono cresciuta a Imperia, immersa in un paesaggio la cui tipicità è data dai muretti secco costruiti a mano, pietra dopo pietra, e dal riflesso argentato degli ulivi, che ricoprono ogni collina. Oggi purtroppo il degrado si sta diffondendo tra le fasce, con i terrazzamenti che pian piano cedono alla forza distruttrice del tempo a causa dell’abbandono o della trascuratezza. Speriamo che il tempo e la fatica spesi dai nostri predecessori non vadano persi a causa della nostra inerzia, e si possa veramente intervenire per non abbandonare a se stesso un territorio arido, ma pieno di meraviglie.
    Condivido l’appello, e dico…I have a TreeDream!

  70. Uberti Carlo (Fides) scrive:

    Pur svolgendo tutt’altra attività, ho radici contadine,e sposo a pieno questa iniziativa.
    Mi colpisce, ma non mi sorprende, la dignità e la caparbietà di queste persone da tempo abbandonate dalle istituzioni e spesso ostacolate da normative inadeguate e incomprensibili.
    Ottima iniziativa.
    A gran voce “I have a TreeDream”.

  71. Sonia scrive:

    I have a TreeDream

  72. Massimo scrive:

    I have a TreeDream

  73. Luca Vallani scrive:

    non mollate!
    I have a TreeDream!

  74. DAMIANO scrive:

    Dai miei “maestri”, persone la cui estrazione era spesso dichiaratamente contadina, legate quindi alla tradizione, coscienti del valore che la terra ha sempre rappresentato, amanti del lavoro, inteso –
    così come lo recepisce la nostra Costituzione, quale fondamento della Nazione– ho ricevuto insegnamenti a prolusione. Grazie a loro ho imparato soprattutto l’importanza del saper “pensare globalmente e agire localmente”. Il futuro non può prescindere dalla salvaguardia della nostra terra e attivarci per il suo pieno recupero, recuperandone la fertilità, è quanto di minimo oggi si possa e si debba fare. Quindi: “I have a TreeDream”.

  75. Luca scrive:

    Complimenti iniziative di questo tipo dovrebbero moltiplicarsi in tutta italia

  76. DAMIANO scrive:

    Dai miei “maestri”, persone molto spesso legate alla tradizione contadina, innamorate della propria terra, dedite al lavoro inteso, come lo ricorda la nostra Costituzione, quale basamento della Nazione, tra i tanti, ho ricevuto un insegnamento che è quello di saper pensare globalmente e di agire localmente.
    L’attenzione e la salvaguardia dell’intero pianeta non possano prescindere dal preservare e tutelare quanto di buono, bello e prezioso sia stato e sia ancora in grado di garantire la nostra terra. “I have a TreeDream”

  77. Angela scrive:

    Per la conservazione delle tradizioni come identità di appartenenza alla Regione Liguria e al nostro bel paese.

  78. Alessandro scrive:

    I have a TreeDream!!

  79. Cosimo & Josepha scrive:

    Concordiamo pienamente “We have a TreeDream”

  80. Marco scrive:

    Sono i “visionari” che fanno progredire l’umanità!
    I HAVE A TREE DREAM!

  81. Mirco scrive:

    I have a TreeDream!

  82. manuela scrive:

    I have a TreeDream

  83. Clara scrive:

    Conosco Flavio e Giorgio e condivido il loro entusiasmo e la passione che mettono nel portare avanti le loro idee e questo bellissimo progetto . Anche le mie radici sono contadine, pertanto mi unisco al coro: I Have a Tree Dream!!

  84. Nicola scrive:

    I have a TreeDream!! Dai che ce la facciamo!!

  85. nadia scrive:

    I have a TreeDream!

  86. Gloria scrive:

    I have a TreeDream!!

  87. matilde scrive:

    I have a Tree Dream!

  88. Piero scrive:

    I have a TreeDream

  89. Franco Boggero scrive:

    Condivido pienamente l’articolo (segnalatomi dal professor Giorgio Barbaria) e il suo spirito.
    Franco Boggero

  90. Paolo scrive:

    Già vediamo come sono ridotti altri tesori del nostro Paese. Se questo è un modo per salvarne uno di essi, I HAVE A TREEDREAM!

  91. Paolo Brun scrive:

    Io credo nel progetto!
    I have a TreeDream.

  92. Giuseppe scrive:

    I Have a TreeDream!

  93. Cinzia Scrivano scrive:

    I Have a Tree Dream!!

  94. Cerrytree scrive:

    I have TreeDream!

  95. MICHELA scrive:

    “I have a TreeDream”

  96. Laura Odella scrive:

    I have a TreeDream ^_^

  97. Giulia scrive:

    Dobbiamo salvare, queste zone che producono un olio UNICO ed INIMITABILE al mondo.
    I have a TreeDream

  98. Luca Bianchini scrive:

    I have a TreeDream!

  99. Maria scrive:

    I have a TreeDream!

  100. Nerio scrive:

    Prendersi cura di certe zone impervie del territorio, coltivandolo anche in condizioni di scarsa redditività, non è solamente un proposito nobile: è una necessità e un modo efficace di prevenire i danni che il maltempo e l’incuria spesso infliggono alla Liguria. In questo caso il territorio è ancora recuperabile e ricompensa la cura offrendo un olio eccezionale. E’ un’opera buona, molto buona.

  101. Tommaso scrive:

    Ottima iniziativa! Credo sia il modo migliore di sostenere questa antica tradizione che andrebbe altrimenti irrimediabilmente persa, vi auguro che questo piccolo-grande sogno si trasformi presto in realtà.

    I have a TreeDream

  102. Paola scrive:

    alle volte nei viaggi in treno, o in macchina, guardando distrattamente fuori dal finestrino scorgo improvvisamente qualche imponente albero in mezzo al nulla delle radure, come monumenti in qualche piazza. Ecco come mi è apparso TreeDream: un gigantesco albero che spunta improvvisamente in giornate in cui al mattino insieme alla faccia stiamo ben attenti a lavar via anche i sogni.
    L’appassionata e sapiente lettera aperta di Flavio Lenardon, Presidente di Treedream, mi ha fatto riflettere sul fatto che se resteremo fondati solo sul “nostro essere” certamente non vedremo la possibilità di condividere una grande ricchezza, quella di cui non si parla mai perché fuori mercato, la ricchezza delle persone, tradotta nelle loro esperienze. Sia che si tratti di “sapere” come rifare un muretto a secco, o di come coltivare olivi, non c’è nessun manuale al mondo che potrà spiegarcelo meglio di chi sa farlo, Lenardon raccoglie questa eredità culturale (che andrebbe irrimediabilmente persa) ed indica la strada di un sogno concretamente realizzabile attraverso la passione di mani che sappiamo coniugare insieme i verbi capire e amare ciò che si fa.
    Seguendolo in questo sogno ad occhi aperti certamente le mani potranno parlare e i sogni si potranno coltivare, innestare, …
    grazie a te Flavio, I have a treedream

  103. Andrea scrive:

    Ho CONOsciuto flavio da poco più di 2 mesi, e mi ha subito colpito la sua grande forza di volontà nel realizzare i progetti. flavio è un grande sognatore e il progetto che sta portando avanti rispecchia in pieno la sua forte personalità. Flavio noi siamo con te……
    I HAVE A TREEDREAM

  104. Alice scrive:

    I have a TreeDream !

  105. Marco Cammi scrive:

    Un bella iniziava che appoggio pienamente, sperando che il vosro progetto fili liscio come…. l’olio

  106. Tommaso Bianco scrive:

    I Have a TreeDream…

  107. Giorgio Barbaria scrive:

    Ho scritto di olio per l’iniziativa degli amici Flavio e Giuseppe, ma gli ulivi li coltivo anche, seppure non di mestiere. Quindi per me non è solo un sogno, ma realtà, dura e gratificante. Vivo e condivido il sogno di salvare il paesaggio degli ulivi di Liguria e ammiro la competenza e la tenacia di chi, con le braccia e con la mente, sa trasformare i sogni in realtà. I have a TreeDream!

  108. marco m scrive:

    salvare gli ulivi, e con loro salvare i terrazzamenti.
    salvare i terrazzamenti, e con loro salvare il territorio e il paesaggio.
    salvare il territorio e il paesaggio per salvare i valori culturali ed indentitari che inevitabilmente esprime.
    quindi: salvare gli ulivi, per salvare la cultura del luogo e delle sue popolazioni.

    conosco beppe da tanti anni, attraverso aule e laboratori di università, ma scriverei questo commento anche se non lo conoscessi affatto.
    essendomi occupato, e in parte occupandomi ancora, di strategie territoriali per il turismo sostenibile, sono infatti da tempo convinto che i beni paesaggistici, e gli elementi di riconoscibilità di un territorio siano i primi e veri valori da difendere e da valorizzare per innestare su questi più ampie riflessioni di riqualificazione ambientale, e di sviluppo economico e sociale. sono elementi importanti, al pari dei valori trasmessi dal cibo e dalla cultura gastronomica di un contesto o, per dirla elegante, di un “terroir”.

    e quindi, per tutte queste ragioni,
    I have a tree dream…

  109. Veronika scrive:

    Ho avuto la fortuna di conoscere Flavio non molto tempo fa e sono rimasta subito affascinata dal suo Forte Entusiasmo, dalla sua Travolgente Passione che mette nel proprio lavoro, dalla sua Enorme Forza nell’affrontare gli ostacoli della vita e a rendere Reali quelle Idee che per tanti resterebbero soltanto sogni chiusi nel cassetto!!! Non sono della Liguria, ma mi emoziona tanto sapere che ci sono persone come voi che credono fortemente nella realizzazione di un progetto così meraviglioso!!! COMPLIMENTI!!!!!!
    Voglio concludere come tutti urlando I HAVE A TREEDREAM

  110. Francesca, Cecilia, Giovanni, Lenardon scrive:

    Anche noi sosteniamo il progetto del papà e di Giuseppe! Bravissimi, continuate così.
    I Have A TreeDream!

  111. demetrio scrive:

    sono nato e cresciuto in questo splendido paesaggio chiamato liguria…..mi commuovo al solo pensiero che qualcuno s interessi davvero alla nostra terra…..cuore,orgoglio e dedizione a cio che è nostro….i have a treedream!

  112. franco scrive:

    I HAVE A TREEDREAM!!….forza ragazzi……finalmente idee e progetti…..vere idee e veri progetti …..

  113. Giovanni Stagnitto scrive:

    Forza papà e forza Flavio! Evviva la Liguria! Voglio dire anche io: I Have A TreeDream!

  114. Fabio scrive:

    I have a TreeDream!!

  115. Paolo scrive:

    La nostra terra vale più di qualche ostacolo burocratico…è unica al mondo…I have a Treedream!

  116. Sergio scrive:

    Hai ragione Giuseppe: abbiamo l’oro in casa nostra!
    I have a Treedream

  117. Marina scrive:

    E’ bello sapere che ancora esistono persone come voi, grazie Flavio e Giuseppe…I have a Treedream!!!!

  118. Cesare scrive:

    I have a Treedream!

  119. Fabrizio scrive:

    Dai ragazzi, tutti insieme, l’unione fa la forza…we have a Treedream!

  120. Sara scrive:

    Grazie continuate così, w la Liguria
    I have a Treedream

  121. Elisa scrive:

    I have a Treedream 🙂

  122. Marco scrive:

    Forza Giuseppe e Flavio siamo tutti con voi…I have a Treedream!

  123. Carla scrive:

    I have a Treedream!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  124. Sandro scrive:

    Non commettiamo l’errore di trascurare la nostra terra unica al mondo…forza giovani…forza Liguria…forza Treedream!!

  125. Luca scrive:

    I have a Treedream!!!

  126. Federico scrive:

    I have a TreeDream!!

  127. Mattia scrive:

    Treedream Treedream Treedream…forza Giuseppe siamo con voi!

  128. Giacomo scrive:

    Abbattere gli ostacoli e dare più valore alla nostra terra e ai nostri giovani…che belle parole! Avete tutto il mio appoggio…I have a Treedream

  129. Mirella scrive:

    Conosco bene la vostra forza d’animo, il vostro spirito e la genuinità che vi contraddistingue…questo sogno può diventare realtà, I have a Treedream!
    Un abbraccio Mirella

  130. Maria scrive:

    Incrociamo le dita…
    I have a treedream!!!!!!!!

  131. adriano di silverio scrive:

    Magnifica iniziativa, condotta con saggezza antica: dalla terra ricavate olio prezioso, continuate ed insistete con tutte le Autorità: vi siamo vicini, anche per noi vale “WE HAVE A TREEDREAM”, saluti e buon la voro adriano

  132. Giovanni scrive:

    La nostra terra e i nostri giovani sono il nostro patrimonio più caro,
    I have a Treedream

  133. Giovanni scrive:

    I have a Treedream!!!

  134. Anna scrive:

    I have a Treedreammmmm!!!

  135. Francesco Spinosi scrive:

    Ho avuto la fortuna di condividere molti anni di lavoro di consulenza con Giuseppe, il Prof.Stagnitto,e ho apprezzato la sua cultura, la sua visione sempre “avanti” nelle cose, e quindi non mi stupisco oggi di vederlo impegnato nelle realizzazione di un “SOGNO”.Un amico Flavio Lenardon e’ con lui a dividerlo…sognatore ma con i piedi ben piantati in terra, in quella terra di Liguria che da sempre ama.Forza ragazzi vi sono vicino come sempre..Ad majora

  136. Riccardo scrive:

    Un grazie per tutto dalla Liguria…avete tutto il nostro sostegno
    I have a Treedream!!!

  137. Antonio scrive:

    I have a TreeDream!

  138. Mario scrive:

    W la liguria, w la nostra terra…I have a TreeDream!

  139. Paola scrive:

    I have a Treedream!

  140. Fabio scrive:

    I have a Treedream, forza ragazzi siamo con voi!

  141. Alessandro scrive:

    Valorizziamo la nostra terra…we have a Treedream!

  142. Francesca scrive:

    Giuseppe e Flavio siete dei grandi,
    WE HAVE A TREEDREAM!!!

  143. Filippo scrive:

    I have a Treedream!!!

  144. Francesco Marcarini scrive:

    Conoscendo e stimando l’Ing. Giuseppe Stagnitto ormai da tanti anni per le sue doti umane e professionalii, non posso che condividere il contenuto della lettera e chiedere al Presidente della Regione Liguria di sostenere l’iniziativa di cui Giuseppe si è fatto promotore.
    Francesco Marcarini
    Stradella (Pavia)

  145. Susy scrive:

    W la liguria, I have a Treedream!!!

  146. Marco scrive:

    Forza ragazzi, we have a Treedream!!!

  147. Rita scrive:

    I have a Treedream

  148. Davide scrive:

    I have a Treedream!

  149. Giovanni scrive:

    I have a dream!!!

  150. Simona scrive:

    La nostra Liguria è un patrimonio immenso…noi giovani siamo con voi!
    WE HAVE A DREAM

  151. Federico scrive:

    I’m young and I have a dream!!!
    Forza Giuseppe

  152. Qualora fosse sfuggito ai non soci, e ai lettori del sito ufficiale della Casa dell’Olivo, segnalo il link in cui diamo pieno appoggio all’iniziativa e rilanciamo la lettera aperta: http://www.casadellolivo.it/2012/09/il-contadino-e-un-uomo-libero-casa-dellolivo-sostiene-liniziativa-di-treeedream/

  153. Alessandro scrive:

    Conosco Giuseppe Stagnitto da molto tempo e ho avuto modo di apprezzarne la passione, la trasparenza e gli ideali genuini che lo caratterizzano sia in ambito universitario che in quello famigliare.
    Potendo contare anche sulla presenza di Flavio Lenardon, profondo conoscitore della tradizione olearia ligure,sono convinto che questo progetto non potrà che avere successo!
    I have a tree dream !

  154. Pingback: Il contadino è un uomo libero. Casa dell’Olivo sostiene l’iniziativa di TreeeDream | Centro Culturale Casa dell'Olivo

  155. Tiziana scrive:

    La nostra meravigliosa Liguria, terra di profumi e colori incomparabili, di sapori intrisi di maggiorana timo e basilico, non poteva essere meglio valorizzata. Complimenti a Flavio e Giuseppe che uniscono la modernità di un progetto ambizioso con la volontà di un ritorno alle origini, dove al centro è posto l’uomo e il suo rapporto con la madre terra. L’ulivo è l’archetipo di questo rapporto. I have a tree dream!

  156. Francesco Calderaro scrive:

    Sono un professore, e non c’è cosa più grande che io possa cercare di insegnare ai miei studenti che l’amore per la realtà. Come il prof. Stagnitto ci insegnava: “Perchè i contadini ateniesi vinsero contro i guerrieri spartani? Perchè loro amavano la loro terra, e per questo erano disposti a lottare per difendere qualcosa che amavano”. Una società che non sostenesse l’amore dei suoi cittadini per “il pezzo di terra che hanno tra le mani” si ritroverebbe con la dolorosa sensazione di non appartenere a nulla ed a nessuno. In tempi come questi, l’amore a ciò che si fa non andrebbe solo incoraggiato, ma educato fin da piccoli.
    “I have a TreeDream”

  157. Danilo Napoli scrive:

    I have a TreeDream!

  158. Salvatore Metastasio scrive:

    I have TreeDream!

  159. Anna scrive:

    I have a TreeDream!

  160. Fernanda scrive:

    I have a TreeDream!

  161. Cristina scrive:

    Giuseppe… definirti “eclettico” è poco! Non posso che condividere questo sogno: I have a TreeDream

  162. luisa scrive:

    Condivido anche io il sogno di Flavio Lenardon. Gridiamo insieme WE HAVE A TREEDREAM

  163. lucia scrive:

    I have a TreeDream

  164. Marco scrive:

    TreeDream è un sogno che puó realizzarsi se noi saremo pronti a sostenerlo, quindi gridiamo tutti:
    I have a TreeDream!!!

  165. Carlo Sozzi scrive:

    Sostengo l’iniziativa dell’ ing. Giuseppe Stagnitto che conosco da tanti anni, conosco la passione che mette nei suoi studi ,nelle sue realizzazioni e nei suoi sogni; passione contagiosa perchè trasmette la sincerità, l’entusiasmo e la trasparenza dei suoi intenti.
    Sono un suo estimatore sia a livello professionale quando gli chiedo una consulenza strutturale su un progetto sia quando due o tre anni fa mi ha reso partecipe di questa sua inziativa per il recupero del territorio e degli ulivi.
    Mi fa pensare che le situazioni possano cambiare che noi originari dell’Oltrepo Piacentino /Pavese dobbiamo prendere ad esempio simili iniziative vivendo l’ambiente e la montagna secondo stili di vita rispettosi della biodiversità e del valore della natura, creando le condizioni per ridurre o evitare lo spopolamento in atto che va sotto il nome di desertificazione delle aree montane.
    Contribuire alla salvaguardia del patrimonio naturale è un dovere delle istituzioni, ma anche una responsabilità etica della quale ogni cittadino deve farsi carico:
    Forza Giuseppe

    un abbraccio
    carlo sozzi

  166. Carlo scrive:

    Sostengo l’iniziativa dell’ ing. Giuseppe Stagnitto che conosco da tanti anni, conosco la passione che mette nei suoi studi ,nelle sue realizzazioni e nei suoi sogni; passione contagiosa perchè trasmette la sincerità, l’entusiasmo e la trasparenza dei suoi intenti.
    Sono un suo estimatore sia a livello professionale quando gli chiedo una consulenza strutturale su un progetto sia quando due o tre anni fa mi ha reso partecipe di questa sua inziativa per il recupero del territorio e degli ulivi.
    Mi fa pensare che le situazioni possano cambiare che noi originari dell’Oltrepo Piacentino /Pavese dobbiamo prendere ad esempio simili iniziative vivendo l’ambiente e la montagna secondo stili di vita rispettosi della biodiversità e del valore della natura, creando le condizioni per ridurre o evitare lo spopolamento in atto che va sotto il nome di desertificazione delle aree montane.
    Contribuire alla salvaguardia del patrimonio naturale è un dovere delle istituzioni, ma anche una responsabilità etica della quale ogni cittadino deve farsi carico:
    Forza Giuseppe

    un abbraccio
    carlo sozzi

  167. ANGELO scrive:

    …conosco il Prof. Stagnitto, per me Pino, da quando frequentavamo la scuola superiore…qualche anno dunque…potrei stare senza problemi per ore a narrare aneddoti ed episodi che lo vedono protagonista…ma, in tempi dove il malcostume e l’arte di arraffare la fanno da protagonisti, vorrei solo evidenziare questo…tuttla vita di Stagnitto è stata caratterizzata da passione, amore e trasporto per ciò che si accingeva a fare, il lato economico delle cose non lo ha mai influenzato, ed anche in questa nuova avventura che mi raccontata, come suo solito, con una dovizia di particolari incredibile, è riuscito a convincermi…bravo Pino…non mollare!!!

  168. Michele scrive:

    I have Tree Dream…!!!

  169. Giacomo scrive:

    Ripartiamo dalle antiche tradizioni!!!
    I HAVE A TREE DREAM!!!

  170. Marco scrive:

    I have a TreeDream!!!!

  171. Pinuccia scrive:

    Conosco Giuseppe Stagnitto come abile ingegnere e raffinato pensatore; ho avuto modo di visitare la sede milanese della Società che condivide con Flavio; tutto, in quei luoghi, lascia trapelare l’infinito impegno nel portare avanti un’idea nuova, originale e di successo. In un mondo arido, spesso frenetico e privo di iniziative lodevoli, lo spirito di grande servizio con il quale Pino affronta ogni giorno la sua sfida è encomiabile. Presto, avremo nell’orecchio un motivetto orecchiabile: I have a TreeDream!

  172. Franco scrive:

    Nobile idea che nasconde uno splendido sogno!
    I have a TreeDream

  173. Una lettera ragguardevole nei contenuti. Noi della Casa dell’Olivo-Oleoteca d’Italia vi diamo pieno appoggio all’iniziativa e possiamo riservare sin da ora uno spazio per esporre gli oli d’alta quota in difesa del territorio e del paesaggio culturale e rurale della Liguria.
    Coraggio e non desistete.

  174. Manuel scrive:

    I have a TreeDream

  175. Sono un giovane (o quasi giovane) ingegnere ambientale che, si è innamorato, con il passare degli anni e incontrando le persone capaci di insegnargli ad amarli, della cucina e di quei meravigliosi voli pindalici che una cena in un luogo accogliente è capace di regalare.
    Ho avuto modo di conoscere quella che mi piace definire “la meravigliosa pazzìa” di Flavio e Giuseppe ad una cena Lions, nel corso della quale ho trovato in tavola, lusingato per la fiducia accordatami come “esperto di cucina”, (troppo buoni, decisamente) una misteriosa bottiglia, blu come la notte e attraente come il mistero.
    Una volta versato un filo del suo meraviglioso contenuto sul pane è iniziato un viaggio ad occhi chiusi fra profumi, sapori e ricordi…Il nome di quella meraviglia??? Un’altra lungimirante pazzìa di quei due “matti”: Taggialto: usato di getto, non studiato, per descrivere l’unione della tradizione e di una grande novità. Le olive taggiasche, tradizionalmente considerate il non plus ultra per conferire all’olio una caratteristica unica di delicata decisione e l’assoluta scommessa di recuperare le olive d’altura, quelle piccole olive difficli da raggiungere e da curare, ma capaci di regalare emozioni uniche. Ecco, taggialto! Ti entra in testa e non ti esce più; se lo assaggi, vi assicuro, non se ne va più nemmeno dalla tavola!!!
    Se dovessi fare un paragone con un ristorante, come mi piace fare spesso, direi che il Taggialto sarebbe un tre stelle Michelin di grande pregio. Avevo un sogno nel cuore: dopo aver visitato diversi ristoranti stellati mi sarebbe piaciuto visitare “La Pergola” il più bel ristorante di Roma, 3 (quando si cita si scrive in numero, non in lettere…) stelle Michelin, nella più bella location della più bella città al mondo: la nostra Capitale, magistralmente orchestrato da Heinz Beck, timido chef tedesco, garbato e molto cordiale…
    Avevo un altro sogno, o meglio, una spearnza: vedere premiati il coraggio e la costanza di Flavio e Giuseppe nel portare aventi un’idea imprenditoriale non solo votata a “far soldi” ma soprattutto a recuperare un ambiente antico e bellissimo. Questo sogno, questa speranza, forse, stanno trovando una realizzazione.
    Provate il Taggialto, ma prima di farlo chiudete gli occhi…Vi verrà naturale ciò che è accaduto a me. Direte, come ho fatto io…”I have a TreeDream”!

  176. Alberto scrive:

    Sono d’accordo con quanto scritto da Flavio Lenardon nella lettera aperta al Presidente della Regione Liguria.
    Condivido lo stesso sogno: “I’ve a Tree Dream”..!

  177. Beatrice Palmieri scrive:

    Conosco il Prof. Giuseppe Stagnitto ormai da qualche anno, ho sempre ammirato l’impegno profuso nell’insegnamento e la dote innata di intessere relazioni. Da quando ha iniziato la sua “avventura ligure” è sbalorditivo vederlo entrare in ufficio con un entusiasmo travolgente verso questo nuovo progetto, raramente si incontrano persone adulte con un così forte sentimento di appassionato interesse…..Il fine perseguito è sicuramente tra i più nobili, pertanto…..I HAVE A TREEDREAM.

  178. Caterina scrive:

    Ho avuto la fortuna di conoscere il Prof. Giuseppe Stagnitto, oltre che essere un prezioso docente è un uomo ricco di un entusiasmo vulcanico, quasi disarmante. La passione nel perseguire il suo ideale è la chiave della sua genialità. Anche io come Julia Butterfly Hill sento di dover fare qualcosa per impedirlo….e non voglio che la mia inattività contribuisca all’ingiustizia del mondo. Credo che le cose possano davvero cambiare: I have a treedream.

  179. Francesco scrive:

    Anche se per me è troppo facile tessere le lodi del Prof. Stagnitto, essendo stato uno dei fortunati allievi che si sono avvalsi del suo prezioso insegnamento (non solo dal punto di vista ingegneristico ma soprattutto umano) per la redazione della propria tesi, desidero scrivere due parole su questo progetto che lo vede impegnato al fianco del Sig. Lenardon.
    Qual è la molla che fa scattare i sogni e li trasforma in realtà? La PASSIONE!
    E’ proprio questa travolgente passione, unita alla serietà e alla qualità del lavoro, che, in un mondo in cui si sente parlare continuamente di crisi, ha permesso a questi due tenaci “visionari” di poter raggiungere il loro obiettivo.
    Sono certo che l’impegno profuso li porterà a sviluppare sogni sempre più avvincenti e a raggiungere traguardi all’apparenza impensabili.
    I have a TreeDream!!!

  180. Roberta Nicolini scrive:

    Ho avuto modo di conoscere Giuseppe Stagnitto qualche anno fa e posso con sicurezza affermare che la sua determinazione porterà a ottimi risultati, lui e Flavio Lenardon hanno la capacità di rendere reali delle idee che per molti resterebbero solamente nel mondo dei sogni, e quindi i have a treedream!!

  181. Gaia Riva scrive:

    Ho conosciuto Giuseppe Stagnitto tra le mura universitarie e sono subito rimasta affascinata dalla sua capacità comunicativa e dall’entusiasmo che ha sempre dimostrato per il lavoro di ricerca. La sua cultura poliedrica gli ha premesso di affermarsi non solo come ingegnere ma sopratutto, a mio parere, come grande idealista e questo movimento fondato con Flavio Lenardon ne è la prova.
    TreeDream è un rivoluzionario movimento culturale sbocciato in terra ligure nel quale sono racchiusi principi di riqualificazione dell’ambiente che al giorno d’oggi non dovrebbero essere trascurati.
    La nostra Terra parla di noi, per questo dobbiamo difenderla e salvaguardarla: I have a TreeDream!

  182. Conosco Giuseppe Stagnitto da moltissimi anni.
    L’ho visto operare come ingegnere in situazioni di grande criticità, sempre con successo.
    La battaglia che ha iniziato è nobile e giusta. L’amicizia fraterna che lo lega a Flavio Lenardon darà frutti sicuri.
    Non vi è ombra di dubbio: in breve tempo saremo in molti a ripetere “I HAVE A TREEDREAM”!

  183. Matteo Greco scrive:

    In un Paese in cui troppo spesso il puro interesse finanziario ha mosso progetti per il bene del singolo a dispetto della comunità, in cui il pensiero è stato rivolto più al successo che alla dignità del lavoro, finalmente un’iniziativa che ha dentro tutto il gusto di un ideale collettivo autentico. Oltre alla mia conoscenza personale del Prof. Stagnitto, ciò che più mi ha emozionato di questo progetto è il ritorno autentico alla tradizione italiana, unica via per costruire un futuro che abbia vera solidità. Spero che il progetto di TreeDream possa sostenere il maggior numero di persone che, come molti in questo momento, non cercano chi gli risolva i problemi, ma chi possa comprenderli e aiutarli anche solo nell’allentare i molti lacci e lacciuoli che li bloccano.
    “I have a TreeDream”

  184. Enio scrive:

    Ciao a tutti, anche se tanti non mi conoscono, scrivo perché
    conosco e stimo Giueppe Stagnitto da moltissimi anni avendo condiviso con lui tante belle esperienze.
    Io sono originario di un piccolo paesino di montagna in Emilia, vicino alla liguria, anche io come molti di voi riceverò da mio padre in eredità qualche terreno che gli ho promesso farò lavorare anche se in perdita, questo per amore verso la terra che a sfamato le famiglie dei miei “nonni” e anche perché mio padre face la stessa promessa a sua volta. E giustamente per noi le promesse sono più importanti dei contratti.
    Come voi sento il dolore di vedere abbandonare queste terre di montagna, constatando che le istituzioni ciecamente si concentrano principalmente nel cercare la soluzione alla crisi nell’industria e nei servizi, senza rendersi conto che altre strade hanno dato in passato “grandi frutti” con minimi investimenti (vino di qualità, aceto balsamico, salumi,ecc…) facendo da traino anche agli altri settori (terziario e industria). Questo perché io penso che anche l’economia per dare buoni frutti deve avere “un anima”.
    Per questo, per la grande stima che ho in Giuseppe e per amore della terra consegnata a noi dai nostri padri spero che il vostro appello abbia successo e sia da esempio e traino anche fuori dai vostri confini.
    Con affetto Enio.

  185. Erica Barzoni scrive:

    Sostengo l’iniziativa del prof. Stagnitto per la sua valenza ambientale e al tempo stesso socio-economica. Tra gli ulivi d’alta quota cresce un’idea che si propaga nelle valli : è il tree deam !

  186. Stefano scrive:

    Bravo Flavio, bravo Giuseppe!!!!
    Finalmente qualcuno che parla chiaro e che si tira su le maniche!
    So che Giuseppe che conosco da tanti anni, fin dall’università, è sempre stato un idealista puro, una persona disposta a rimetterci pur di portare aventi l’idea in cui crede. E questa è veramente una grande idea, piena di incertezze, ma non per questo meno stimolante e meno vera! Continua così Giuseppe, sai che avrai sempre vicino gli amici che “tifano” per te.
    Concludo anch’io come Flavio e come Giulia I have a tree dream!

  187. Vittorio scrive:

    L’intervistato Prof. Giuseppe Stagnitto, docente alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia, è uno scienziato di grande valore ed è contemporaneamente uno storico ed un umanista. Ma è soprattutto un sognatore con i piedi ben piantati per terra. La coltivazione degli olivi in alta quota è un fatto di storia e di cultura che Stagnitto e Lenardon potranno contribuire a valorizzare anche economicamente. Infatti la crisi economica ci sta mostrando che i beni di nicchia di altissima qualità continuano ad essere apprezzati dal mercato. Inoltre l’interesse per alimenti ad alto contenuto di sostanze preziose per la salute è in rapida diffusione. Per questo credo fortemente nel progetto di Stagnitto e Lenardon, cui va tutta la mia stima e apprezzamento.

  188. PIETRO scrive:

    E’ ORA CHE QUALCUNO PENSI DI PROSEGUIRE IL LAVORO DEGLI AVI

  189. Giulia scrive:

    Questa lettera come tutte le iniziative portate avanti da tree dream è preziosa e unica.
    Ciò che colpisce è non solo il forte entusiasmo nel portare avanti un sogno -già sentimento raro di questi tempi e per questo affascinante e coinvolgente- ma la grande capacita di dareconcretezza e seguito al sogno attraverso iniziative e comunicazione. I have a tree dream!

  190. marco scrive:

    Era ora che qualcuno ci pensasse!

  191. marco scrive:

    Era ora che qualcuno ci pensasse!

  192. marco scrive:

    Era ora che qualcuno ci pensasse!

  193. Damiano Fuschi scrive:

    Sono contento del commento di Giulia, è importante capire che questa non è solo una polemica contro un sistema politico o una causa combattuta per ricavarne un profitto.
    Sono uno studente universitario e collaboro con TreeDream, ne curo personalmente il blog, e ho subito sposato l’ideale un po’ rivoluzionario che TreeDream sta diffondendo.
    La parte che più mi affascina è che, come non avviene da molto tempo, questo movimento nasce sulla terra, tra gli ulivi, e non in uffici situati in palazzi statali dove ben poco si sa delle reali problematiche e necessità che possono interessare un agricoltore.
    E’ giustissimo il termine usato nel commento precedente: “programmatico”, questo è veramente un manifesto e allo stesso tempo il primo documento ufficiale di TreeDream.
    Il lavoro svolto fin qui è stato già imponente ma auspichiamo una diffusione sempre maggiore di questa idea, così da trovare maggior sostegno grazie a nuovi contadini e persone che hanno a cuore questa situazione di oblio in cui versano gli agricoltori.
    Ogni libero cittadino deve avere il diritto e l’opportunità di operare liberamente per preservare il proprio territorio, grazie a quelle conoscenze che si tramandano oralmente e che non si apprendono in nessun manuale.

    Damiano Fuschi

  194. Giulia scrive:

    Non e’ semplicemente una lettera aperta, e’ una lettera programmatica.

    • Carlo scrive:

      Sono d’accordo con quanto scrive Giulia.
      Mi sembra un’iniziativa troppo importante per non essere compresa e restare inascoltata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *