Per i fritti olio extra vergine di oliva. Accade in Grecia

Il post odierno – breve ma essenziale, per immagini – lo devo alla sommelier e autrice di vari libri di gastronomia Ilaria Santomanco, la quale mi scrive dalla Grecia – dall’isola di Milos, per l’esattezza – inviandomi una foto con un breve e incisivo messaggio, che vi riporto con piacere: “Armenaki, ristorante pregevole, ottima lista di vini e fritti nell’olio extra vergine. Ad Atene, pari livello di ristorante, con la specificazione olio di semi per i fritti”. Insomma, un bell’esempio di comunicazione: massima chiarezza e buoni propositi. Ora mi aspetto iniziative analoghe anche in Italia. Sarà una strada percorribile?

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5 risposte a Per i fritti olio extra vergine di oliva. Accade in Grecia

  1. max scrive:

    Ritengo sia importante esprimere un giudizio sull’olio usato direttamente al ristoratore al momento di accomiatarsi dal locale; soprattutto se si tratta di ristorante di alto livello.
    La cultura sull’uso dell’olio “extravergine” fa fatica a radicarsi anche in molti ristoratori che vantano prodotti e piatti di alta qualita’ e una critica specifica , se da una parte non e’ accettata di buon grado, intimamente lascia un tarlo…….
    Peraltro ognuno di noi segnala un vino difettoso!

  2. Massimo scrive:

    Per chi non ama il gusto deciso dell’olio extra vergine di oliva a qualsiasi altro grasso e’ sempre preferibile un olio di oliva.
    Scegliere magari quello più chiaro nel colore e vedrete che i risultati saranno quelli di una frittura croccante, salutistica e molto gustosa.

    L’alternativa per chi non vuole spendere tanto e’ l’olio di sansa di oliva che per la comune ( con gli altri oli di oliva) prevalenza degli acidi grassi monoinsaturi, unitamente al punto di fumo elevato, e’ da preferire a qualsiasi altro olio vegetale.

  3. Antonio scrive:

    Parecchi ristoranti purtroppo non conoscono neanche la maniera di conservarlo l’olio

  4. alex guzzi scrive:

    Marcello esagera un po’. Il mio osservatorio è Milano, forse un po’ internazionale, ma certamente indicativo delle tendenze di gran parte della ristorazione italiana di qualità. Quasi tutti i ristoranti (ne visito mediamente 250 l’anno tra città, regione ed extraregione) hanno un “proprio” ExtVerg di fiducia e spesso ne hanno più di uno da proporre al cliente per condire a crudo. Esistono poi diversi locali che si fanno vanto di una vera vetrina di oli ExtVerg da diverse regioni d’Italia. La scelta di usare olio extravergine per friggere è un’altra cosa: per alcuni sono preferibili oli dal gusto meno netto e deciso (di semi vari, di girasole, d’arachidi, di palma) per altri un olio extravergine di tipo leggero (Grada, Toscana). Senza dimenticare che in molte regioni (Emilia in testa) è tradizionale il ricorso allo strutto per certe fritture. Come curioso dato generale posso affermare che nelle famiglie, anche a Milano, l’olio extravergine è divenuto d’uso comune nel cucinare negli ultimi vent’anni, mentre solo 30 anni fa lo si usava solo per condire a crudo. Prima si usava quasi solo il burro ( e talvolta la margarina) in cucina e l’olio d’oliva (non sempre extrav) per condire.

  5. Marcello scrive:

    In Italia il 99% dei ristoranti ( blasonati) non usa nemmeno per condire olio extra vergine di oliva 100% Italiano…figuriamoci per le fritture…usano oli di pessima qualità esausti ,fritti all’infinito…solo rabbocchi!!!

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