L’oleologo sotto l’ombrellone

E’ estate ed è tempo di vacanze, ma quando si ha una passione, questa – state pur certi – non viene mai meno. E così, sulle pagine del quotidiano “La Nazione” di ieri, è stata messa in evidenza la figura dell’oleologo al mare, in spiaggia tra i bagnanti. In vacanza? Ma se non faccio altro che annusare oli, perché tutti mi dicono di provare il proprio olio, per capire se è buono. E poi, essendo in Toscana, tutti a racccontarmi aneddoti. Insomma, anche in vacanza l’olio è re, soprattutto se si sceglie e apprezza l’olio giusto al prezzo giusto.

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2 risposte a L’oleologo sotto l’ombrellone

  1. anna giambelli scrive:

    Buongiorno e buon post ferragosto. Io non sono andata in vacanza e sono qua a guardare e a lavorare intorno alla mia terra che urla dalla sete! I bei fiori dei miei olivi, quelli che promettevano un bel raccolto e che ho trattato con amore e boro per favorirne l’allegagione sono finiti a terra. I pochi rimasti stanno regalandomi olive piccole, desiderose di crescere, olive che si stanno attaccando ai rami con tutta la loro forza. La terra si spacca, i pozzi danno poca acqua che, egoisticamente ci privilegiamo. I fiori del giardino sono secchi da tempo, sono stati i primi ad essere sacrificati, a vantaggio di pomodori e zucchine. Intorno brucia la terra e tu ogni giorno speri che quel fuoco stia lontano da te. Non tagli, non trinci per paura che un sasso faccia scoccare una scintilla e il vento la sparga tra le stoppie.
    Due anni fa cominció la mia avventura tra gli olivi e il primo raccolto venne rovinato da pioggia e gelo. L’anno scorso ci salvammo e feci un olio buono e premiato. Quest’anno mi chiedo quanto ne faró, come sará? E come difenderó il poco che ho dagli attacchi degli oli iberici e mediterranei in genere, che con falsa parlata toscana, campeggeranno ovunque ( anche in questa stessa pagina con un discreto quanto mai doloroso “mordibo a buon prezzo” c’é un falso italiano)?
    ê un po’ che leggo queste pagine e trovo articoli interessanti e parole di buon senso ed é per questo che in un giorno come oggi, in cui la festa esterna non colma le preoccupazioni dell’anima, cerco conforto da chi conosce il duro lavoro e l’immenso amore che muove coloro che ancora credono che l’ulivo sia simbolo di pace e speranza.

    • Luigi Caricato scrive:

      La vacanza, gentilissima Anna, e’ stata una conquista difficile per me. Non ancora del tutto raggiunta, anche perché c’è sempre un ostacolo psicologico inconsapevole che agisce intimamente.
      Un mio caro amico, il filosofo Sossio Giametta ha scritto un lungo racconto intorno alla vacanza e, debbo dire, la sua visione di vacanza mi rappresenta fedelmente. 
      Ecco cosa scrive Giametta nel suo ultimo libro, ” Il bue squartato e altri macelli”. Scrive di non aver maturato l’idea della legittimità della vacanza come ricreazione dopo un lungo periodo di lavoro, perché “rimaneva contaminata nel suo animo da un senso di spreco e di colpa, che in me, preso a modello, ancora resiste”.

      Ebbene, quando penso agli agricoltori mi viene spontaneo pensare a quel senso di estraneità alla vacanza che li contraddistingue. Io stesso ho conquistato solo da pochi anni la “legittimità” della vacanza. Una conquista che ritengo importante.

      Ora, capisco il suo grido di dolore, perché sono un orgoglioso figlio di agricoltori, e so cosa significa non andare in vacanza e per giunta subire una ingiustizia. La capisco, perché tuttora mio padre vive in questo stato di annullamento di se’ attraverso l’assenza totale dello stato di vacanza, che io in verità non ho mai condiviso, perché non dobbiamo essere schiavi della terra. Lo so, e’ difficile superare questa condizione. 

      Tornando al suo grido di dolore per la terra che urla dalla sete, proprio oggi ho letto e visto su profilo facebook della vignaiola Nicoletta Bocca – patron della tenuta Santo Fereolo – la testimonianza indiretta di un collega viticoltore piemontese seriamente danneggiato da una grandine che ha distrutto interamente la vigna.
      Su un simile dramma che distrugge in un niente i tanti sacrifici, Nicoletta Bocca riferisce di un episodio accaduto a Barolo un secolo fa, dove “uno dei fedeli era stato visto trascinare il crocefisso legato ad una corda in mezzo alla vigna grandinata, ripetendo ad alta voce ‘e tu saresti il signore di misericordia? ora ti faccio vedere io cosa hai fatto’. 

      E’ il dramma di chi vive la terra. Oltre a difendersi dalla burocrazia e dalle inclemenze delle stagioni, deve confrontarsi con drammi seri che pregiudicano il proprio, duro, lavoro. Altro che vacanza, non c’e’ pace nell’animo. Alla domanda di un signore che chiede cosa fare, come e’ possibile aiutare il viticoltore che ha avuto la vigna distrutta da sei minuti terribili di grandine.

      Nicoletta bocca scrive: ” Bevendo Cascina Iuli”‘ ovvero i vini dell’azienda danneggiata. E continua: “bevendone molto e bevendo tutto il 2012 che verra’ da vigne un po’ meno colpite.

      Ecco, gentile Anna, la solidarietà, ecco cosa occorre.

      Le inoltre mi chiede: come difenderò il mio olio dagli attacchi degli oli iberici e mediterranei?
      Semplice, creando cultura di prodotto, facendo percepire l’asprezza del proprio lavoro e la bontà dei frutti che ottiene con tanti sacrifici.
      Io non vedo nessun attacco da parte di oli iberici o mediterranei. Sul mercato c’e’ posto per tutti. Certo, non stiamo vivendo un periodo molto felice, con prezzi che non sono per nulla remunerativi,  a io sono convinto che non sia nella crisi che stiamo attraversando la vera causa, e nemmeno negli oli che provengono dall’estero, ma nell’assenza di una politica agricola in un Paese che ha depredato tante risorse pubbliche senza mai risolvere antichi problemi che ora sono diventati enormi e difficili da superare, perché si sono talmente ingrovigliati che e’ difficile uscirne fuori.

      Ecco un altro spunto odierno che traggo da facebook. Sul mio profilo nasce un dialogo a più voci e c’è un bell’intervento della produttrice umbra Irene Guidobaldi.
      Lo riporto: “io sono dell idea che si debba far conoscere non solo l’olio delle varie regioni d’Italia, tutte e non solo delle regioni piu famose (si badi bene, io sono umbra), ma anche di altri Paesi, come ad esempio Spagna, Grecia, ma anche Australia, Cile…oddio sto sognando….!”
      Al che io ho risposto: “No, deve essere così e non e’ un sogno. Una casa dell’accoglienza, ecco cosa ci vorrebbe, una casa che non escluda alcun olio, perché sono tutti olivicoltori coloro che producono olive da destinare all’oleificazione”.

      Ecco, io non vedo nemici all’orizzonte. Forse gli unici nemici siamo noi stessi, incapaci di solidarizzare tra noi, di condividere i nostri sacrifici per i vene comune, e soprattutto avere l’idea che l’olivicoltore di un altro territorio sia un nostro concorrente che ci toglie il pane. Non e’ così. La nostra più grave colpa e’ di avere uno sguardo aperto al futuro, di non concepire vie alternative efficaci alla vendita dell’olio al giusto prezzo, che non sia la sola grande distribuzione organizzata, e che non sia nemmeno la stupida faciloneria di chi inganna le aspettative della gente inventandosi formule come lo slogan del Km 0.

      E’ necessario riformulare la nostra visione dell’agricoltura, svecchiarla, slegandola da concezioni passatiste. E occorre pensare a una agricoltura solidale e condivisa, dalle forti connotazioni sociali, dando corpo a un’agricoltura nuova.

      Non so se io sono votato all’utopia. So con certezza che io nella mia dimensione personale ho portato avanti grandi progetti, la’ dove altri, pur pieni di dando sottratto alla collettività hanno miseramente fallito.

      Da parte mia ho l’orgoglio di chi lavora a un progetto, e’ solo una goccia nell’oceano, ma sicuramente la mia vita e’ diversa. Ecco, ora non resta che trasferire questa mia visione nel mondo che lavora la terra e produce. Ciascuno d noi ha una propria missione e vocazione. Io, figlio di agricoltori, ho quella della comunicazione, altri dovranno mettere in atto una nuova visione di imprenditoria agricola. Occorre agire, e agire subito, prima che tutto si sfaldi.

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