La nuda terra

Oggi giornata interamente trascorsa in campagna. Io vi riporto qui, a beneficio dei vostri occhi, l’immagine del suolo così come mi è apparsa alla vista. Nessuna pianta si scorge, solo erba spontanea, ma le piante coltivate si trovano in realtà poco distanti, nello spazio di pochi metri. Oggi, perciò, dedico questo post in omaggio alla nuda terra. Dietro, sappiate, vi è lo sforzo quotidiano degli agricoltori. E’ facile dire olio senza sapere quanta pazienza, sapienza e fatica vi siano dietro all’atto del produrre. E’ necessario saperlo, in modo da portare maggiore rispetto verso chi lavora, onorandolo sia con un’equa remunerazione, sia con le parole giuste. In giro, ahinoi, ci sono invece troppi lestofanti che parlano e scrivono di olio e cibo a vanvera, senza sapere nulla, auto eleggendosi perfino al ruolo di esperti solo per trarre profitto raccontando frottole e pavoneggiandosi su una presunta difesa degli olivicoltori.

State in guardia, non fatevi incantare dai furbi. Oggi intanto io mi sento offeso, per via di un imbecille che in un articolo apparso su una rivista dal passato prestigioso e dal futuro inconsistente, ha scritto con disprezzo di un produttore ligure giudicando con troppa superficialità, con difetto di riscaldo, l’olio, cosa impossibile conoscendo la passione e la dedizione del produttore.

Diffidate, dunque, diffidate dei tanti impostori pronti a salire sul carro dell’olio dopo aver già depredato il mondo del vino e nondimeno quello di altre produzioni alimentari.

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3 risposte a La nuda terra

  1. Felice Modica scrive:

    Tutto giusto, tutto bello. Non capisco, però, la demonizzazione aprioristica dell’imprenditore. Perchè mai un appassionato coltivatore (e tutore) della terra non possa anche “intraprendere” resta, per me, un mistero. Cui non è forse estranea una visione pauperista di matrice cattolica che trovo piuttosto deprimente. Si fa così tanta fatica nel cercare di essere imprenditori dignitosi e perbene che, a sentirsi definire, per principio, “brutti, sporchi e cattivi”, girano le scatole…
    Buon ferragosto a tutti. Che, da pessimo agricoltore-imprenditore, ho passato al lavoro (anche se a mezzo servizio).
    Felice Modica

    • La DaMa scrive:

      Ti quoto in pieno Felice.
      @ Carissimo Fausto, l’imprenditore è un Coltivatore per eccellenza : egli “coltiva” una idea e ci sviluppa un progetto. Non importa se il suo prodotto si chiama lavatrice, occhiali o OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA.
      Dal tuo commento credo che la tua visione sia quella di un “girasoldi” che non conosce neppure ciò che manipola.
      Carissimo Fausto credimi, l’imprenditore AMA ciò che fa, e io mi auguro che quanto prima vengano alla ribalta degli agri-cultori con vere capacità imprenditoriali, altrimenti … povera nostra terra.

      Con stima, Massimo

  2. Fausto scrive:

    Fausto Delegà TEMPO FA, CARO LUIGI, SCRISSI UNA NOTA, FORSE LA RICORDERAI. NE RIPORTO ALCUNI BRANI CHE MI SEMBRANO ADATTI A LATERE DEL TUO RAGIONAMENTO. Credo che una nuova agricoltura nascerà da una rivisitazione. Serviranno nuovi collaboratori con la terra che dovranno essere lontani anni luce dall’imprenditore industriale o commerciale classico al quale sempre piú si vuol far assomigliare l’agricoltore. Un imprenditore imprende, non coltiva. Non c’è bisogno per un imprenditore industriale di collaborare con una lavatrice,con l’acciaio,con un paio di occhiali,con una bicicletta o un automobile. Queste cose si fanno e si commerciano. Con modi e mezzi piú o meno intelligenti ed efficaci , ma la cosa finisce lí. Quando invece si coltiva si “collabora ” e si ha a che fare con la “vita in azione” e non si imprende. Si ha a che fare con qualcosa che non conosce, non capisce, non accetta, non si é evoluta per le nostre stupide regole bancarie o mercantili. Devono essere le regole che si adattano alla vita, la vita non si adatta alle regole che abbiamo creato noi; la vita vive. É. O ,se non é cosí ,abbandona il campo alla sua metà oscura: la morte. Perciò le persone che coltivano e allevano hanno il dono e il privilegio di lavorare con la vita, di preservarla e la vita ha le sue regole immutabili.Regole e leggi che oggi sempre più impariamo a capire meglio e che stanno dando sorprese inaudite e impensabili fino a qualche anno fa: vedi progetto genoma, vedi Epigenetica, vedi Fisica quantistica, vedi neurobiologia dei vegetali. Da tutto ciò è chiaro come i futuri agricoltori debbano ,dovranno ,fare un grande salto di prospettiva, un salto cui già ho accennato a te Luigi in alcuni miei commenti passati su questo tema. Un salto che voglio ribadire e ripetere per come lo vedo io. Gli agricoltori del futuro, secondo il mio parere, dovranno trasformarsi in agri-cultori in un primo momento prendendo in mano direttamente la responsabilità di collaborare con la terra. Poi un secondo passo, acquisire il difficile compito di agri-tutori come ben dice anche Carlo Petrini.I “tutori” della vita al lavoro con la quale collaborare in una visione di cooperazione totale che somiglia molto ad una missione. Una missione sacra e tale riconosciuta da tutti. Aggiungerei a questo punto un altro sentimento che credo entri in gioco in questo contesto.Quando gli esseri umani sentono che altri esseri umani stanno operando sul terreno del sacro percepiscono subito la quantità di rispetto che ci deve essere per queste persone. Questi sacerdoti” laici ” che collaborano con la terra, il terreno , organismo che per il genere umano è vitale, non utile ,comodo o ad alto rendimento economico, ma vitale per noi e la vita ha le sue regole non scritte da noi, ma da lei,lo ripeto. Da questa consapevolezza nasce rispetto, ammirazione e affetto. Per chiarire meglio aggiungo, relativamente alle regole, che non si spiega alla malattia ,che colpisce oggi molti esseri umani, che se ne deve andare e lasciarci dicendole che la sua presenza sta prosciugando il nostro conto in banca o fa male allo spread. Non si piegano la vita e la terra alle regole delle banche. Per lei non esistono. Questa parte del dicorso, il meccanismo economico lo abbiamo creato noi uomini, ma non è parte che compete agli agri-tutori della vita, ma é parte che dovrebbe competere ad altre persone che sono prive della sensibilità della “coltivazione” e del dono per poter “lavorare-collaborare con terra e terreno” con la “vita in azione”. Queste persone, altre ,potremmo essere noi consumatori e chi tra noi organizza e mobilita il cosiddetto “mercato”. Questi tecnici della reddittività economica , loro sí,dovranno trovare modi onesti , sinceri, etici e mezzi sufficenti perchè queste persone speciali, gli agri-tutori, vivano dignitosamentee compiano con gioia la loro missione dando a noi di che mangiare. Un mangiare sano e buono, metterci a disposizione cioé il necessario di che vivere in salute. Voglio infine dire che non si bara con la vita, non si scherza, non si specula, non si inganna, non si raccontano favole o balle; non si tira sul prezzo con la salute o con la malattia e perciò nemmeno con chi , operando con certe pratiche e sensibilità, ci procura una , la salute, e ci preserva dall’altra, la malattia, attraverso il cibo che il suo lavoro speciale e “sacro” ci assicura. Tempo fa una amica agri-tutrice,Alessandra ,usó un aggettivo splendido per definire le persone di cui tu Luigi parli nel post: patetiche. Queste entità patetiche oggi abbindano, ma nulla hanno a che fare in questo sacro rapporto tra umani e vita. La vita in azione non è mai patetica, mai, non lo può essere.. La cultura e l’amore saranno i pilastri del futuro lavoro con la terra. Giorno bello Luigi Caricato, grazie per i tuoi stimoli al pensiero. 🙂

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