Vent’anni Dop, nulla è cambiato

Sono trascorsi vent’anni dall’istituzione delle denominazioni di origine protetta per gli oli ricavati dalle olive. Avete forse sentito in giro, da qualche parte, che qualcuno abbia pensato bene di celebrarne il ventennale? Penso proprio di no, e allora? Perché non interessano le Dop? Cosa c’è dietro a tale silenzio? Debbo farmi sempre carico io di dare piena visibilità al settore, onorando gli anniversari? Intanto, un sentito grazie ai consorzi di tutela con i quali da anni collaboro. Gli altri consorzi si facciano un bell’esame di coscienza. Vi riporto un esempio: per il mensile “Karpòs” sto realizzando un ampio servizio a puntate con il bel titolo “Le geografie dell’olio”; e sapete cosa è accaduto?

E’ accaduto che finchè mi sono occupato del nord Italia, tutto è filato liscio come l’olio. procendendo dal centro in giù, diventa tutto problematico. Insomma, pur richiesti, non riesco ad avere i loghi dei consorzi di tutela ad alta risoluzione, così da farli pubblicare sul mensile a corredo del servizio giornalistico.

Ebbene, visto che Aicig mi ha fornito tutti i loghi dei propri associati, ho contattato anche FederDop, ma invano. Ho anche avuto uno scontro al telefono, mi pare la settimana scorsa. Un tale, forse il direttore – ma non ricordo più il nome – si era perfino risentito per i miei toni di duro rimprovero e per la mia indignazione.

Mi aveva chiamato per dirmene due al telefono, dopo una mia email infuocata, ma io gliene ho dette quattro, se non di più. Con grande fermezza e fastidio.

Ebbene, voi pensate che a distanza di tanti giorni dopo quella telefonata sia cambiato qualcosa?

No, ho asisstito alla massima indifferenza.

Vedete, per me non è difficile occuparmi d’olio e scrivere. Non ho bisogno dell’aiuto di persone incuranti del ruolo che ricoprono. Posso anche non citare i consorzi, e sicuramente farei meglio. Ma mi è sufficiente scrivere di quei consorzi meritevoli, condotti egregiamente da direttori e/o da presidenti in gamba, volenterosi e sempre attivi, appassionati. Per gli altri, pazienza, d’ora in avanti farò finta che non esistano.

Ma è mai possibile – ni chiedo, vi chiedo – che i produttori siano così assolutamente impassibili di fronte all’inefficienza e alla svogliatezza dei loro rappresentanti?

Me lo chiedo da tanti anni ormai, ma se non è cambiato nulla evidentemente debbo constatare, seppur con amarezza, che i produttori si lascino volontariamente gabbare dai propri rappresentanti, e perfino con il sorriso sulle labbra.

Visto che si tengono ben stretti personaggi abbarbicati alla politica, e dunque totalmente estranei all’impegno appasionato e sincero – tranne che a parole – beh, lasciatemelo pur dire: ciascuno ha in fondo i rappresentanti che si merita.

Ciò che stupisce, è che ancora una volta più si va verso il sud, maggiore è il grado di insensibilità cui si va incontro. Ma esistono le eccezioni, per fortuna. L’Italia va avanti a furia di eccezioni. Gloria e benedizione a coloro che si impegnano con tutta l’anima per il bene comune. Ci sono anche politici per bene, io ne ho conosciuti tanti. Non pensaite che questa mia critica sia distruttiva e fine a se stessa. Ci sono elementi sani nella società ma è l’insieme che non funziona. Purtroppo.

Ah, quanta pazienza ci vuole!

Finirò con il privilegiare solo le persone e i gruppi più in gamba, traslasciando i mediocri, o comunque gli apatici, gli svogliati, i menefreghisti, quelli insomma capaci solo di lamentarsi ma senza mai impegnarsi concretamente nel cambiare le sorti del mondo.

Non tutti sono mediocri, per fortuna. Così, d’ora in avanti mi limiterò a lanciare segnali: chi li coglie, bene; e – sia ben chiaro – non farò nemmeno più alcuna distinzione di nazionalità.

Chi lavora bene ed è sollecito verrà premiato. Mi sembra la scelta più saggia e opportuna.

Lo scrivo qui, nero su bianco, affinché un domani nessuno mi possa dire: lei ha trascurato di valorizzare i nostri oli, i nostri territori. Sbagliato, io la mano la tendo sempre, l’ho sempre tesa, ma non debbo faticare ad avere risposte elementari. Se uno non coglie le opportunità, si passa altrove.

E’ una vergogna, lasciatemelo dire, che un ventennale così importante, come quello delle Dop, sia passato finora sotto silenzio, tranne per alcune iniziative, da me organizzate a Trieste, con Olio Capitale, e a Milano, con Olio Officina Food Festival. E gli altri? Latitanti.

Tutto qui, per oggi. La vignetta che illustra il post, realizzata per Parovel, un’azienda illuminata che ha investito in comunicazione e in qualità, è del bravissimo Valerio Marini.

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