Più coscienza civica. Salviamo l’oliveto sperimentale di Imperia

Ieri sera ho ricevuto una intensa e dolente lettera da parte di un giovane olivicoltore lombardo, Massimo Spreafico, socio della Cooperativa agricola olivicoltori Lago di Como. Lettera che riporto di seguito, integralmente, foto comprese, a testimonianza di un disagio enorme che tutte le persone sensibili,con una coscienza civica ben allenata, non possono non provare. Il guaio è che proprio i rappresentanti delle istituzioni, evidentemente privi – o comunque in difetto – di un senso etico, nemmeno arrivano a immaginare cosa sia il dolore per qualcosa che fa star male. Spreafico mi chiede un aiuto (l’oggetto della sua email: “Mica c’ha 530.650 euro che le avanzano per salvare l’oliveto sperimentale di Imperia?”) e  io, come è mia consuetudine, mi impegno. Sarà mia cura sensibilizzare coloro che possono agire in tal senso, sempre nella speranza che tutto si possa risolvere, speranza che spero non venga elusa.

UN GRIDO DI DOLORE

Caro Direttore,

sono Spreafico Massimo (quello della Coop. Agricola Olivicoltori Lago di Como e la ringrazio di nuovo per l’ottima recensione delle scorso febbraio).

La seguo sempre, anche adesso che mi trovo in vacanza nell’imperiese dove sto trascorrendo esaltanti giornate immerso nel mare azzurro della riviera e in quello verde argentato degli ulivi dell’entroterra.

Oggi ho percorso in bici ed a piedi la valle di Dolcedo, che meraviglia raggiungere quei paesini  immersi negli ulivi  ognuno con la sua bella chiesina zeppa di opera d’arte… bellezza allo stato puro.  Spiace solo vedere qualche oliveto abbandonato e sommerso dalla  vegetazione, speriamo che resistano e trovino presto un padrone che se ne prenda cura.

Ma veniamo al motivo per cui la disturbo. Già che ero in zona ne ho  approfittato per toccare con mano una notizia che ho letto ieri sulla “Stampa” e cioè che la Provincia di Imperia è intenzionata ad alienare, per fare ovviamente cassa visti i tempi, l’oliveto sperimentale di cui è proprietaria sulla alture alla periferia di Imperia.

Mi sono recato sul posto ed ovviamente ho trovato il cancello chiuso e l’impianto non l’ho visto, se non da lontano, colpa mia che dovevo contattare prima qualcuno, ma ho potuto comunque vedere che tutto attorno ci sono case in costruzione, pubblicità immobiliari  ed oliveti abbandonati. Visto che a pensar male si fa peccato ma quasi sempre “ci s’azecca” il sospetto che, una volta venduto il terreno, gli ulivi si trasformino in villette a schiera mi viene spontaneo, con buona pace del paesaggio (“l’olio è nel paesaggio” come lei ha recentemente postato sul suo blog).

Non sono a conoscenza di quale importanza a livello accademico ed universitario  riveste attualmente l’impianto, se viene cioè utilizzato per fare ricerca.  Certo che vedere buttato il lavori  di anni spiace, come mi è spiaciuto leggere della “becera” distruzione dell’impianto sperimentale della Tuscia del mese scorso (a proposito che fine ha fatto ? E’ stato poi distrutto ?)

Circa l’impianto di Imperia mi piacerebbe conoscere la sua opinione di esperto a riguardo, e magari se ha qualche notizia più di me.

A mio avviso cosa buona e giusta sarebbe che l’area rimanesse tale, la Provincia venda pure, ma a qualche appassionato o qualche operatore del settore. Imperia e città dell’Olio, c’è un Museo, bellissimo ma pur sempre uno spazio chiuso. E se al Sig. Carli (ecco l’ho detto) venisse in mente di acquistarla e farci un’ area visitabile complementare al museo? Dopo tutto , e parlo da turista appassionato di olio, chi viene in riviera può visitare i frantoi, visitare il museo, ma vedere come si opera sul campo (potatura, raccolta, etc) questo non è possibile vederlo se non indirettamente percorrendo le mulattiera ma si è poco coinvolti.

Anche il consorzio Dop “Riviera Ligure” potrebbe farci un pensierino…

Lo so bene che sto sognando, ma magari lei che è persona con tante conoscenze può metterci una buona parola.

La ringrazio per l’attenzione

Spreafico Massimo

 

La lettera di  Massimo Spreafico la sottoporrò a tutti coloro che hanno il dovere di dare una risposta, risponderò nel dettaglio delle richieste di informazioni e di un mio parere con un altro post.

Quest’oggi è tempo solo di riflessioni.

In questa giornata cupa in cui si ricorda l’anniversario dell’uccisione del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta, basta solo il silenzio.

Non possiamo venir meno ai nostri doveri di cittadini, ma soprattutto qui è lo Stato a essere chiamato in causa, con i rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali.

Lo Stato non può venir meno ai suoi doveri.

La sensazione generale, tuttavia, è che sia proprio lo Stato il grande assente. Non tanto la comunità – che pure ha le sue colpe – ma lo Stato.

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5 risposte a Più coscienza civica. Salviamo l’oliveto sperimentale di Imperia

  1. Pingback: Il contadino ama la sua terra, non la sfrutta né ne abusa – OlioOfficina

  2. Silvia Ruggieri scrive:

    Grazie Massimo Spreafico per aver lanciato questo allarme e fa immensamente piacere che sia stato un giovane a darne testimonianza.
    Prima la Tuscia, ora l’Oliveto Sperimentale di Imperia…. certo che la sperimentazione., la ricerca e la tutela del paesaggio sono tenute in grandissima considerazione nel nostro paese.! La cultura fa paura ? E poi vogliono far rientrare in Italia ricercatori e studiosi che lavorano all’estero ? Un Centro Sperimentale nato circa 100 anni fa per studiare e sperimentare l’adattamento e la coltivazione delle varietà delle piante d’ulivo all’ambiente ligure, viene considerato dalla Provincia luogo da dismettere ? Ma sanno questi nuovi amministratori quali sono le loro radici ? All’ulivo è legata la bellezza del paesaggio ligure.! Anni fa avevo visitato, per lavoro, il luogo, che degrada verso il mare e da cui si ammira un paesaggio stupendo. Ne ero rimasta affascinata. Un altro pezzo d’Italia che verrà lottizzata….

  3. Giulia scrive:

    E’ incredibile. Viviamo in un Paese di mentecatti. E’ inaccetabile questo totale disinteresse da parte delle istituzioni. Grazie per aver condiviso con noi tale testimonianza.

  4. Mario De Angelis scrive:

    Luigi, dici che “lo Stato non può venir meno ai suoi doveri”, ma se è il primo a non fare il proprio dovere!!! L’oliveto di cui parlo era di proprietà di un Ente del Ministero per le Politiche Agricole il quale con il metodo soppressione-ristrutturazione è passato di proprietà di altro Ente di nuova costituzione. Quindi di cosa vogliamo parlare???
    Nell’occasione inserisci anche tale oliveto nel piatto che devi presentare a chi di dovere.
    Mario De Angelis

  5. Mario De Angelis scrive:

    Leggere la lettera di Massimo Spreafico rattrista l’animo di chi ha nell’anima la pianta dell’olivo. Tuttavia io aggiungo di non meravigliarsi più di tanto se ha visto l’oliveto sperimentale di Imperia in uno stato di abbandono. Questo perché se ti può rallegrare anche ho visto, già da un anno, lo stato di abbandono di 23 ettari di oliveto che ho seguito per decenni e del quale, oltretutto, ho progettato, picchettato e diretto personalmente la esecuzione dell’impianto di alcuni appezzamenti.
    Vedere certe cose fa male, ma ci dobbiamo rassegnare perché chi ha la bacchetta dirige l’orchestra anche se non capisce nulla di musica e non si accorge che ogni elemento dell’orchestra stessa suona a modo proprio.
    Mario De Angelis

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