Puglia, Puglia, Puglia. Se esisti batti un colpo

A volte mi chiedo come mai in questa regione ad alta vocazione oliandola non si riesca a fare tendenza e a imporre una propria linea trainante. Mi riferisco evidentemente alle produzioni olearie. Eppure sul piano artistico e culturale vi sono figure di grande evidenza. Nel mondo della scrittura, solo per fare alcuni nomi, cito Nicola Lagioia e Mario Desiati. In campo musicale Raf e i Negramaro. Perché allora nel mondo dell’olio non vi sono nomi altrettanto noti? Forse che si tratta di un settore operativo con scarso appeal? Io credo che si debba insistere e pretendere spazi di visibilità. Anche un olio equivale a un’opera culturale. Una bottiglia d’olio è l’equivalenete di un romanzo o di un cd musicale. Per questo è necessario spingere in tale direzione. Visto che i tempi non sono mai immediati, allora vi  propongo nel frattempo un’impresa al femminile, la Sant’Anna, per metà pugliese e per metà lucana.

“La nostra azienda – mi confida Antonia Filomeno – si estende all’incirca per 52 ettari, di cui circa 35 a uliveti e il resto a uva da da tavola, agrumi e kiwi”.

Un’azienda metà pugliese e metà lucana, dunque. Si, perché i terreni in parte sono nel Metapontino, in provincia di Matera, e in parte nei comuni di Francavilla Fontana e Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi.

L’antico e il nuovo. In Puglia, ed esattamente nel Salento,  vi sono soprattutto gli olivi secolari, autentiche sculture vegetali viventi.; ma non manca certo lo sguardo aperto al futuro, con impianti già ventennali  rinvigoriti e messi a regime dall’irrigazione.

Antonia racconta ogni particolare con animo appassioneato “la raccolta delle olive avviene attraverso l’ausilio di scuotitori”, precisa; “abbiamo iniziato a raccogliere dai primi di novembre fino a metà dicembre. Ovviamente la molitura è avvenuta nella stessa giornata, o comunque non oltre le 24 ore, presso impianti in conto terzi”.

Le coltivazioni sono in regime di agricoltura biologica, da ormai dieci anni. Lo dice con orgoglio, Antonia Filomeno: “agli uliveti quest’anno non è stato fatto nessun trattamento con fitofarmaci, nemmeno quelli ammessi dal biologico. Eseguiamo pochissime arature, favorendo l’inerbimento spontaneo del terreno”.

L’azienda non nasce ora ma è al suo esordio sul fronte del prodotto confezionato. “Questo è il primo anno che imbottigliamo, dopo aver eseguito personalmente degli appositi corsi per assaggiatore”. La cura dei particolari, dunque. Puntando all’olio destinato al pubblico dopo aver prima verificato la bontà dell’olio nella sua valutazione sensoriale.

Il progetto non si ferma alle sole bottiglie per l’olio da cucina. “Il nostro proposito – spiega Antonia –  è di ampliare la gamma dei prodotti ed estenderla all’impiego anche quale cosmetico. Non so se ci riusciremo per l’anno prossimo – precisa – ma è un altro obiettivo che vorremmo realizzare”.

Le bottiglie? C’è il delicato e l’intenso.

Degustate entrambe, tra le due due mi soffermo sull’intenso.

“Il fruttato intenso è il primo olio che abbiamo realizzato”, spiega. “Nasce da olive Coratina, Oglialora, Cima di Melfi e Cellina di Nardò”. A prevalere in questo caso è la Coratina, che conferisce la caratteristica nota frutatta molto intensa, con l’amaro e il piccante in evidenza, ma dai toni che non prevfaricano perché ben smussati dalle altre cultivar, dai tratti sensoriali decisamente più morbidi e rotondi, dal gusto marcatamente vegetale, con richiami al carciofo e note mandorlate in chiusura.

E’ un vero amore, dichiara. “Il fruttato intenso io lo considero il mio secondo figlio. Ho seguito personalmente tutte le fasi in campo, e a seguire dalla raccolta delle olive all’estrazione dell’olio in frantoio. Con grande difficoltà nel cercare ad ogni costo di ottenere una lavorazione attenta e pulita da parte del frantoiano. L’olio – conclude Antonia – è stato realizzato con amore e impegno, ed è parte di me. Non ci sono trucchi: ci sono le sole olive di nostra produzione, nel rispetto rigoroso delle regole previste dall’agricoltura biologica”.

“Non ci sono trucchi”, puntualizza Antonia Filomeno.

Perché – mi viene spontaneo chiedere – forse nel mondo dell’olio ci sono troppi prestigiatori?

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2 risposte a Puglia, Puglia, Puglia. Se esisti batti un colpo

  1. Giancarlo scrive:

    Dal dopoguerra ad oggi la puglia come altre regioni hanno vissuto pedissequamente l’arrivo di fondi e finanziamenti senza una reale conoscienza delle potenzialita’ di sviluppo! I soldi spesso e volentieri sono stati solo la possibilita’ di acquistare il biglietto del paese dei balocchi e non una vera occasione di creazione e sviluppo. Abbiamo anche l’allergia all’associativismo, ma penso.. Dovremmo buttarci tutto dietro le spalle e ripensare ad una cultura diversa legata al concetto di rete e di sviluppo delle vere professionalita’.

  2. Antonio Leomanni scrive:

    Carissimo Luigi, ti chiedi perchè? La spiegazione è semplice .Perchè tu sei a Milano e non in Puglia?. Non lo prendere come un rimprovero piochè il fenomeno è vecchio da secoli.Lo stesso Vittorio Bodini scriveva, “Paese mio così amaro da doverti amare”.Prima di lui ancora il sommo Dante.Concordo inoltre con i commenti di chi mi ha preceduto; i processi culturali sono processi molto lenti, poichè le concrezioni delle cattive abitudini, delle pigrizie, del fatalismo, dell’opportunismo polico-clienteliare non sono facili da dissodare. Altro che la gramigna, atavica nemica dello zappatore.Ieri a Lecce c’è stato uno spaccato sulla dieta mediterranea e sui prodotti tipici gemallati con il Comune di Vibo Valenzia, organizzato da un gruppo di giovani estroversi e creativi che hanno messo sù un sito online “La repubblica Salentina” con un discreto successo.Ma sono manifestazioni estemporanee senza un filo conduttore che coordini metta a sistema, Scuole agrarie, Università, organizzazioni di categoria, imprenditori, amministratori ai vari livelli e CONSUMATORI e GAS.Il metodo di coordinamento aperto, secondo la strategia di Lisbona o la multifunzionalità dell’azienda agricola chi lo deve comunicare e poi far praticare, il povero bracciante o piccolo coltivatore o gli addetti ai lavori? Al contrario la politica partorisce 23 GAL frantumando le risorse ma producendo nuove clientele. Questo è quanto, caro Luigi. A ciò aggiungasi il fatto che ove un bravo ricercatore come il Prof. Fanizzi, dell’Università di Lecce, riesce a certificare le peculiari proprietà organolettiche dei nostri Patriarchi Centenari, recentemente presentata a Bruxelles, non solo non si ha nessun risalto sulla stampa ma gli stessi produttori stentano a farla propria. Sarebbe, infine, ora che anche l’Università di Lecce, magari su tua sollecitazione, a prendesse esempio da Bologna, Prof. Montanari, o Tor Vergata, Consorzio Baicr.Fondazione Sturzo, “Master in I prodotti tipici come espressione del territorio”. Ciao a risentirci prestoAntonio Leomanni. .

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