Non affidiamo all’etichetta ciò che l’etichetta non può darci

Io l’ho sempre sostenuto: la qualità è la sintesi di un insieme di fattori, tra cui vi è anche la valutazione sensoriale, ma non solo. L’etichetta non è la soluzione di tutti i problemi. E’ solo la testimonianza di ciò che è contenuto in bottiglia, ma ciò che riporta un’etichetta può anche non corrispondere necessariamente al vero.

Chiunque infatti può confezionare secondo i termini di legge, ma con ciò non è detto che quanto l’etichetta riporta corrisponda di per sè al vero. Per questo motivo è importante che la scelta di un olio extra vergine di oliva al momento dell’acquisto venga fatta in funzione della qualità, almeno di una qualità in qualche modo percepita come tale, e non invece in funzione della sola etichetta, la quale può comunicarci benissimo anche il falso.

Ve l’immaginate del resto un’azienda che voglia imbrogliare il consumatore essere così ligia da ammettere di aver confezionato un falso extra vergine? Pensate sia verosimile che un’azienda riporti in etichetta la non corrispondenza del proprio olio ai canoni previsti della legge?

La soluzione pertanto non è nell’etichetta, la quale resta senz’altro uno strumento utile, ma non per questo risolutivo dei problemi legati a frodi e sofisticazioni.

La soluzione, semmai, è nella capacità del consumatore di acquisire quel minimo grado di conoscenza del prodotto, al punto tale da poter in qualche misura valutare se un olio sia buono o meno.

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4 risposte a Non affidiamo all’etichetta ciò che l’etichetta non può darci

  1. Massimo scrive:

    Io l’ho scritto e lo ribadisco. Occorre rivalutare l’olio vergine di oliva.

  2. marco scrive:

    Al contrario del Sig. michele, sono favorevole all’uso di bandierine e coccarde.
    Anche per la fascia dei comuni extravergini. Extravergine a casa mia, è la massima espressione dell’olio.
    Più che restringere i parametri per definire un Extra, basterebbe rispettare quelli esistenti.
    Permettere ad aziende o commercianti di spacciare oli deodorati e di dubbia provenienza, come Extravergine a 2 € al litro.Questa è una battaglia da affrontare. Vi siete mai chiesti perchè l’olio D’OLIVA in italia non si trova quasi più?..Facile, perchè i Grandi hanno capito che la parola chiave su cui puntare era EXTRA…..,quindi si son appropriati della fetta di mercato, che non gli appartiene.
    Ma, con furbizia, non imbrogliando l’etichetta, ma, quello che c’è dentro……
    Penso che creare un’altra categoria, di Extra, porti ancora più confusione, nelle teste dei consumatori.
    Un saluto doveroso al Dottor Caricato Luigi.

  3. michele labarile scrive:

    VERO VERISSIMO !
    Aggiungo che l’etichetta non dovrebbe di per sè trarre in inganno il consumatore ! E invece. Negli anni le stesse norme sull’etichettatura hanno contribuito a consolidare nel consumatore false credenze:
    1) ESTRATTO A FREDDO. Il consumatore riteneva e ritiene tuttora che tale dichiarazione sia sinonimo di una migliore qualità. Sappiamo che non è vero, in quanto posso ottenere olio “a freddo” da olive stramature e dunque un olio “estratto a freddo ma di scarsa qualità” Personalmente avrei legiferato vietando tale indicazione.
    2) L’ACIDITA’: Il consumatore associava la qualità all’unico parametro che conosceva, allora il legislatore ha sancito che laddove si indichi l’acitità devono essere dichiarati anche altri parametri che contribuiscono alla qualità, perossidi, indici spettrofotometrici (k232, k 270 deltak, cere). Mi sapete dire quale consumatore riesce a leggere il valori di tali parametri con un minimo di senso critico ? Sarebbe stato più logico vietare l’iscrizione dell’acidità in etichetta. E vengo alle caratteristiche organolettiche. Possono essere citate il fruttato, verde o maturo, o equilibrato assieme ad amaro e piccante ed altri termini sulla cui riproducibilità vacilla già tra i panel di assaggiatori esperti. Sarebbe stato più logico affidare agli organi di controllo la verifica della presenza di difetti, lasciando alle aziende la possibilità di descrivere il proprio prodotto liberamente, o al più, vietarne la descrizione in etichetta, visto che le caratteristiche positive sono comunque un fatto soggettivo.
    3) Origine: ritengo legittima l’aspettativa del consumatore di conoscere l’origine di un prodotto, ma personalmente diffido di coloro che inghirlandano la bottiglia di coccarde tricolore un olio che possiede caratteristiche analitiche e sensoriali comuni alla fascia dell’extravergine. Insomma avrei permesso di EVIDENZIARE in etichetta l’origine solo ad oli aventi parametri di qualità più ristretti rispetto a quelli dei comuni oli extravergini.
    4) indicazioni obbligatorie (olio di qualità superiore ottenuto, ecc.ecc,) le avrei riservate esclusivamente agli oli a DOP o IGP, o comunque rispettosi di parametri più restrittivi. Come facciamo ad auspicare che le dop prendano piede se il consumatore legge “olio di qualità superiore…. su QUALISASI bottiglia di olio extravergine ?
    E’ da molti decenni che in questo settore a tutti i livelli ci arrampichiamo sugli specchi di elucubrazioni mentali da cosiddetti addetti ai lavori avendo perso di vista le poche, semplici, idee che il consumatore vorrebbe leggere per farsi un’idea di cosa acquistare !

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