Più salute con l’olio extra vergine di oliva, ma non tutti sono lungimiranti

Stranamente l’Italia è un Paese che trascura la valenza salutistica degli oli di oliva. Motivo per il quale ho organizzato quest’anno, nell’ambito di Olio Capitale, un talk show il pomeriggio di domenica 4 marzo, cui hanno partecipato Mario Cirino, in rappresentanza dell’Ordine dei Farmacisti, Francesca Petrini, produttrice marchigiana di un fortunato “Petrini Plus”, e Massimo Occhinegro, esperto di marketing internazionale. Per vostra conoscenza riporto un lucido commento che mi ha inviato per email la signora Petrini.

Per la cronaca, il titolo del convegno era “Tanta buona salute con l’olio extra vergine di oliva ma il marketing tace”. Al quale ho fatto seguire i seguenti interrogativi: “Perché a sfruttare l’immagine salutistica sono per lo più le aziende non riconducibili al mondo degli oli di oliva? Ci può essere un olio a forte impronta salutistica da vendere nel canale delle farmacie?”

Ed ecco alcuni stralci di una email che ho ricevuto dalla dottoressa Petrini.

(…)

Prendo spunto dal tema del convegno a cui ho partecipato per confermarle che, nonostante i molteplici sforzi che si fanno per far capire le performances salutistiche degli oli di una certa qualità (raccontavo della mia esperienza con il mondo medico-scientifico), si riscontra molto spesso la reticenza di una parte della classe medica, soprattutto quella “di base”, poco preparata sul fronte alimentare.

Per molti medici di base, è molto più semplice prescrivere una pasticca piuttosto che un buon cucchiaio di olio extra vergine!!

Mi permetta di dire (vorrei dirlo a gran voce) che dalle case farmaceutiche, i medici ricevono molti (forse troppi) regali (viaggi, pc, ecc.) mentre da un’azienda olivicola come la mia si devono semmai accontentare di campioncini di olio da distribuire ai pazienti nella speranza che poi effettivamente arrivino.

Riconosco tuttavia che quando si dialoga con lo specialista, le cose cambiano per fortuna. Da parte dei farmacisti, la situazione si sdoppia; ce ne sono alcuni che dicono di acquistare il prodotto, solo se il medico lo prescrive mentre altri lo acquistano perché ci credono e lo sponsorizzano.

Anche in questo caso, la mia esperienza è abbastanza positiva.

Perdoni il tono polemico ma in questa Italia dove tutti sono diventati dei giustizieri, anch’io voglio togliermi qualche sassolino e dire le cose come stanno.

Lei mi chiedeva se vale la pena investire su questo settore ed io le confermo la risposta. Nonostante tutto, sì, ne vale ancora la pena perché si crede nel prodotto e nei suoi benefici che vengono esaltati e compresi da coloro che mostrano una seria competenza in fatto salutistico, cosa che purtroppo non si riscontra sempre nel nostro mondo né tantomeno lungo la filiera distributiva. Esistono infatti tanti produttori illuminati ma poi molto del loro lavoro di ricerca si perde lungo la filiera per via dei troppi intermediari e dei loro diversi livelli culturali; non parliamo poi della Gdo dove gli unici quanto squallidi argomenti rimangono il prezzo e la percentuale che si è disposti a pagare per la “visibilità” a scaffale.

Lei ha espresso un concetto molto importante in occasione del convegno: la questione culturale. Concordo in pieno. Fino a che non riusciamo a cambiare “la testa” degli attori del mercato (tutti), rimane comunque complicato per un produttore che correntemente investe in comunicazione e marketing, incidere sulla maniera di distribuire e quindi far arrivare i prodotti al consumatore/paziente.

Caro dottor Caricato, il mondo dell’olio ha già capito che deve in qualche modo cambiare per far fronte alle sfide moderne, mi domando però se anche il mondo della distribuzione si stia organizzando per migliorarsi qualitativamente e avanzare culturalmente. Il consumatore si è evoluto, legge, ascolta, indaga e non vuole essere preso in giro.

Al momento trovo parecchi miopi ignoranti. Si salvano in pochi ma sono quelli che “non decidono”.

Non vorrei più sentir dire che gli oli da 1,99 / 2 euro a litro esistono perché è il consumatore a chiederli… Povero consumatore, lo mettiamo sempre in mezzo, nel bene e nel male, bersaglio o strumento sul quale scaricare tutta la responsabilità di decisioni scomode e impopolari.

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  1. Il commento di Francesca Petrini è assolutamente da condividere, peccato che l’Italia manchi in dinamismo e coraggio. Complimenti per il Petrini Plus.

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