L’olio come il detersivo?

Tutti quanti voi avete avuto a che fare con i piatti da lavare. Chi lo fa spesso, ogni giorno, chi lo fa eccezionalmente, ma almeno una volta nella vita tutti, ma proprio tutti, lo abbiamo fatto. E così, anche il più distratto dei viventi si è reso conto che nel corso degli ultimi anni l’offerta di detersivi liquidi per il lavaggio a mano delle stoviglie si è ampliata, fino a ottenere il “superconcentrato”. Ebbene, che senso ha parlare in un blog che ha per tema l’olio e i condimenti di detersivo per i piatti?

Un senso invece ce l’ha, perché l’introduzione sul mercato dei detersivi liquidi superconcentrati ci offre oggi l’occasione di una metafora molto calzante.

In molti, tra coloro che non conoscono bene gli oli ricavati dall’oliva, si lamentano in particolare dell’olio extra vergine di oliva, soprattutto se di alta qualità, perché lo ritengono “pesante”, quindi aggressivo in quanto amaro e piccante, talvolta anche astringente. Copre – dicono coloro che non sono in grado di conoscere e interpretare la qualità degli oli – il gusto e i sapori di altri cibi. Non è così.

Chi non sa interpretare una materia prima così semplice eppure nel medesimo tempo così complessa e variegata come l’olio extra vergine di oliva, non può capire. Chi ne ignora l’identità ne versa inutilmente in gran quantità, sbagliando.

Utilizzando un extra vergine di alta qualità, ben fruttato, le dosi vanno necessariamente riviste, perché un buon extra vergine ha un alto effetto condente: basta versarne poco, non è necessario inondare il cibo e il piatto d’olio.

E’ un po’ come se noi utilizzassimo erroneamente il detersivo per le stoviglie di nuova generazione,  il superconcentrato, alla pari di un generico detersivo per piatti, abbondando dissennatamente in quantità: non si fa così, occorre il senso della misura. E’ chiaro il concetto?

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