Extra vergini da primo prezzo, che fare?

Una premessa è doverosa: non sono per nulla incline a valorizzare gli oli extra vergini di oliva da “primo prezzo”, anche perché di ogni materia prima alimentare è sempre bene esigere una qualità complessiva che ci garantisca in termini di sicurezza e di bontà organolettica. Quando si è davanti a uno scaffale del supermercato, meglio optare per extra vergini a marchio Dop o di fascia “premium”. Tuttavia, c’è chi si orienta immediatamente e senza tanti indugi sui “primo prezzo”. Il  consumatore va senz’altro educato, ma non sempre è così ben disposto al punto da farsi consigliare quando deve metter mano al portafogli. Di fronte al falso mito della convenienza, sembra che sia sordo a ogni invito alla saggezza. E così gli oli da “primo prezzo” imperversano e non si può certo ignorare la loro esistenza. E allora, che fare?

Ignorarli non si può, perché c’è chi per varie ragioni li acquista. E allora, per non lasciare alla deriva i consumatori, meglio orientarli. Lasciarli soli non è proprio la strada migliore, perché cedere all’offerta apparentemente più conveniente non aiuta. Ecco allora, sul numero di febbraio de La Cucina Italiana, la mia inchiesta sui primi dieci extra vergini da primo prezzo, con la viva raccomandazione di preferire gli oli Dop o comunque quelli della categoria “premium”.

I “primi prezzi” comprendono extra vergini di produzione massiva e di origine comunitaria. La qualità è quella base, prevista dal legislatore, ma talvolta tale qualità è deludente per via dei sentori di “riscaldo”.

Tra gli extra vergini segnalati, seppure rientranti nella categoria “primo prezzo”, ho scelto comunque quelli dal prezzo più ragionevole, con prezzo minimo 4,29 la bottiglia da litro, corrispondente a “Il Classico” di De Cecco, che, paradossolmente, è risultato il migliore tra tutti al’assaggio.

E così, dopo aver presentato in settembre, sempre su La Cucina Italiana, gli oli “premium”, e ora, in febbraio, i “primi prezzo”, la prossima tappa dell’indagine riguarda gli oli a marchio Dop.

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Una risposta a Extra vergini da primo prezzo, che fare?

  1. A mio parere, già fatto evidenziare in altre occasioni, viviamo in una situazione di concorrenza sleale sul mercato degli olii extravergini. Basta alla sola presenza di “olio extravergine di oliva”, inventiamoci altre classificazioni (prima, seconda, terza classe)!!! Solo così un olio extra con perossidi 5 si potrà distinguere da altri con perossidi 10 e 15, così via con gli altri paramentri (alchiesteri, acidità, polifenoli, ecc.).

    Propongo un tavolo tecnico su questa discussione affinchè si giunga a una proposta di legge, prima nazionale e poi comunitaria.

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