Classico. Perché perché perché?

Perché soltanto nel mondo dell’olio l’accezione “classico” non vale niente? Tutti noi sappiamo quanto pesino i “classici” in letteratura. Ci sono i sommi poeti, i grandi narratori, da tutti considerati “classici”, appunto, in quanto ritenuti in qualche modo eterni. Lo stesso vale per l’arte classica o la musica classica. Il termine “classico” anche in altri campi è sinonimo comunque di evergreen, di sempre attuale. Nelle scuole i migliori istituti di formazione sono i licei classici. In altri contesti, come nel caso dei vini, l’appellativo “classico” viene riservato ai vini importanti: il Bardolino classico, il Chianti classico, e via elencando. Solo le aziende olearie riservano l’appellativo di “classico” agli oli extra vergini di oliva da “primo prezzo”. Che delusione! L’olio di minore qualità, il meno pregiato, è stato eletto paradossalmente – per scelta delle stesse aziende – al rango di “classico”. Non c’è da stupirsi se l’olio extra vergine di oliva abbia perso nel corso del tempo  valore e considerazione. Ciascuno è artefice del proprio destino.

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3 risposte a Classico. Perché perché perché?

  1. Fausto scrive:

    Scusate mi e’ sfuggito il pezzo sull’i-pad, dicevo perche’ da li , da quel momento inizia l’amore per l’olìo da olive di chi dovra’ nascere, inizia dall’amore che la mamma matura per il prodotto e che arriva al figlio, arriva nel campo, arriva come arrivano le intuizioni. Poi questo amore sara’ facile riaccenderlo nelle scuole materne, dove i bimbi mangiano e dove gli oli migliori, i piu’ delicati dovrebbero essere donati da chi nell’olio mette amore per la propria terra e per il futuro. Ecco come creare i futuri Guerrieri della luce dell’olio da olive.

  2. Fausto scrive:

    Reale e triste la denuncia di Luigi , che sottolina una realta’ anomala nella comunicazione ( e via che torna questo aspetto centrale e cruciale : comunicare l’olio evo ) ,ma molto vera e nei fatti tangibile in molti luoghi del consumo che Marco ha citato .Marco che ha citato una verita’ delle percezioni comuni che rimane un concetto piantato , e non poteva che essere cosi’ parlando di piante e olio, nella testa della gente. Nei consumatori , nella loro testa e nei loro ricordi sensoriali, questo deve essere l’olio da oliva. Ricordi che il cervello stratifica e che sono incredibilmente potenti…indimenticabili. Prevale una fotografia odorosa e gustativa dell’ olio per cio’ che era e che oggi non e’ , ma questa foto e’ li piantata e difficilissima e complicata da rimuovere. Si e’ ancorata per anni nelle papille gustative umane e oggi si potrebbe dire che
    l’olio moderno parla una lingua straniera a molti. E allora si deve e si dovra’ fare , io credo, come si fa per le lingua straniere: insegnarle aprendo scuole per diffonderle. Ma prima si devono eliminare le incrostazioni antiche del gusto, si deve far morire il bruco goffo e pesante per liberare la farfalla colorata, leggera …volante. Olio Officina Food Festival , pochi giorni fa a Milano, ha iniziato a catalizzare questa metamorfosi. L’ho
    detto e lo ripeto, la strada sara’ obbligatoriamente lunga ma la meta e’ altrettanto chiara : arrivare alla farfalla. E chiudo con l’aspetto che piu’ mi piace come metodo di successo, partire dai bimbi, dalle scuole, da quella fase della vita, i primi sei anni, che rimane cruciale per scrivere la mappa di cio’ che sara’ buono e piacevole nel futuro della loro vita. Direi di piu’, inviatiamo tutti i produttori di olio a regalare oli straordinari alle mamme in attesa nei loro terroir, perche’ li inizia l’amore per l’olio da olive di chi do

  3. Marco Scanu scrive:

    Classico o Moderno?
    Ci sono mercati dove l’olio “classico” corrisponde non solo ad un olio in offerta, spesso per classico il consumatore medio si aspetta ed ancor peggio trova il “classico” olio lampante.
    Pertanto ci sono aziende che propongono lo stile “classico” in selezioni al limite del lampante proprio per soddisfare questo pubblico restio agli olii extra vergini che peraltro spesso risultano piatti e ossidati.
    Tutto ció é possibile per la assoluta mancanza di controlli. Per cui perché lasciare un lampante spesso economico quando l’extra vergine, tra l’altro molto piú caro, non sá di nulla?
    Per esempio qui in Argentina c’é un pubblico “tradizionale”, specialmente propio nelle zone storiche di produzione di olio come Mendoza o La Rioja che continua a consumare il “classico lampante”.
    Ho paura che il danno per il termine classico sia ormai irreversibile.
    É inevitabile quando per millenni il grande consumo é stato di olio lampante e quando relativamente da soli pochi anni possiamo incontrare nei mercati (nicchie) olii straordinariamente ricchi di fenoli e ortodifenoli, equilibrati e complessi, armonici e avvolgenti, realmente responsabili di una esperienza sensoriale unica per cultivar e per zone di produzione.
    Giá che ci siamo cerchiamo di non sciupare questo olio “moderno”.
    C’é a mio avviso da tener in conto un fenomeno di resitenza generazionale dei consumatori e di ostracismo (o meglio speculazione) da parte delle multinazionali (queste si “classiche”) contro il cambio di gusto che questi nuovi olii “moderni” stanno proponendo su scala planetaria.
    É proprio un altro mondo che appena si stá aprendo al grande pubblico internazionale rendendo straordinariamente importante il lavoro che fai, di comunicazione e diffusione dei valori funzionali dell’olio “moderno”. Complimenti e grazie.

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