Sotto torchio. Facciamoci pure del male

Viviamo in un Paese di incoscienti. E forse anche di stupidi. Leggendo la presunta inchiesta apparsa sul quotidiano “la Repubblica” del 23 dicembre scorso ho preferito tacere e non scrivere nulla. Tempo di Natale, non ho voluto rovinarmi i giorni di pace che la celebrazione della natività impone alle coscienze; ma al quotidiano diretto da Ezio Mauro poco importa, l’obiettivo per gli intellettuali snob stregati dal di(v)o Eugenio Scalfari è suscitare clamore, non interessano le conseguenze che ne derivano. La stupidità non ha limiti, sarà questo il nuovo punto di forza dell’Italia? Abbattere e sprofondare se stessa con le proprie mani?

Le conseguenze dell’inchiesta del quotidiano romano non si sono fatte attendere, come purtroppo pensavo. Infatti molte aziende italiane, le più prestigiose, hanno subito forti contraccolpi, e addirittura richieste di ritiro dell’olio dal commercio. Così, se da una parte siamo proprio incapaci a fare sistema, dall’altra possiamo dire che siamo capacissimi a distruggere quanto costruito in secoli di storia e perfino a remare contro l’interesse comune illudendosi di fare il proprio bene.

Ciò che compare nell’inchiesta firmata da Paolo Berizzi è grave, soprattutto perché getta discredito su un intero comparto senza apportare nessun dato certo, ma solo rumors di un’indagine in corso.

Il finto perbenismo è ancor più grave, quando si legge che “Repubblica, per non pregiudicare l’esito delle indagini, per ora tiene coperti i nomi delle aziende finite nel mirino degli investigatori”. Già, una bella storiella, ma poco edificante. Non si fanno i nomi, così nel frattempo si getta fango su tutti, indistintamente.

Le persone serie e oneste si stanno intanto muovendo per riparare gli incalcolabili danni arrecati al buon nome delle aziende italiane, visto che l’inchiesta di “Repubblica” è stata ripresa da molti giornali esteri. Le sciocchezze contenute nell’articolo sono tante, la più grossolana delle quali richiama prezzi di acquisto di oli dalla Tunisia dai 20 ai 25 centesimi di euro! Paradossale! “Per produrre un chilo di olio qui bastano 10 centesimi”, scrive Berizzi. Siamo proprio messi male.

Sull’argomento ritornerò in gennaio, con un articolo. Ora voglio un po’ di pace. Queste negatività le rispedisco al mittente, con tutta la massima e assoluta disistima verso coloro che infangano il buon nome dell’Italia pur di ritagliarsi uno spazio di visibilità.

Intanto, per confortarmi di fronte a tanta insipienza, riporto una citazione che un caro amico oleario, Pasquale Manca, mi ha riportato in una sua email. La citazione – quanto mai calzante in questo caso specifico – è tratta dal bellissimo libro di Carlo Maria Cipolla, Allegro, ma non troppo:

“Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.”

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11 risposte a Sotto torchio. Facciamoci pure del male

  1. Pingback: WineTaste » LA RICERCA NON L’HO FATTA IO … NON È FATTA BENE

  2. Interessante lettura, stimola a una seria riflessione su quali stretegie l’Italia voglia adottare per difendere il proprio comparto. Dall’articolo di “Repubblica” sembra inoltre che a occuparsi di olio siano le persone estranee al comparto, e sembra anche che tutti ci entrino a gamba tesa. Ma a che pro? Con quali fini?

  3. Buongiorno a tutti e BUON ANNO.

    Già Buon Anno, forse questa è la frase migliore per “solo” rifarci la bocca…!
    Comunque quanto accade in Italia, prendiamo spunto dall articolo di Repubblica ci deve, tutti, far pensare che è preferibile fare qualche kilometro ogni tanto e scoprire il valore della Terra Italiana e degli Agricoltori veri, quelli con le scarpe grosse e un po curvi alla schiena..per poi acquistare dei veri prodotti della Nostra terra; andando a ricercare i veri valori, si ain soldi che in qualità, di ciò che abbiamo della nostra tradizione contadina.
    Comprare Olio, in questo caso, e prodotti con tanto di etichette, anziche Olio sciolto, dai piccoli produttori e noi ne abbiamo molti. Invito tutti, di tanto in tanto, a gustarsi un giro durante un fine settimana solo ed esclusivamente per acquistare dei veri prodotti fatti dai veri Agricoltori, Allevatori, Produttori della nostra Terra (Italiana).
    Grazie.

    Enrico

    • Luigi Caricato scrive:

      Mai perdere il contatto con la terra madre che genera i propri frutti, è un errore grave prescindere da chi produce. Non è un caso che le aziende che commercializzano hanno a cuore il benessere dei produttori, perché con un’agricoltura ricca e sana vi è anche il resto della filiera che può continuare a sorridere.
      Il consumatore dovrà rendersi conto che non può scegleire la strada del primo prezzo, se vorrà salvare se stesso da rischi di azioni fraudolente.
      Siamo proprio sicuri che questo auspicio si tramuterà in qualcosa di concreto nell’anno appena cominciato?

  4. Marcello Scoccia scrive:

    Ciao Luigi , tralascio ogni commento sull’articolo e faccio una proposta a tutti gli italiani, che in un momento di crisi come questo, non sanno come investire i propri risparmi…comprate autobotti di olio tunisino a 10 cent al kg, lo potrete rivendere al valore reale di mercato , circa 2 euro al kg… In barba alla crisi si diventa subito ricchi!!!

  5. Mauro Monaco scrive:

    Su facebook la UC Davis Olive Center invita a leggere l’articolo esordendo: Great article on extra virgin olive oil fraud in Italy from Repubblica

    • massimo scrive:

      Ciao Mauro, purtroppo era naturale che ciò accadesse. Quando c’è anche la parvenza di uno scandalo, i nostri giornalisti si buttano a capofitto, senza rendersi conto degli effetti devastanti che essi provocano a livello di Sistema Italia. Se ci sono i panni sporchi, ed occorre vedere di quale entità, la diligenza del buon padre di famiglia vorrebbe, che si lavassero in famiglia. Abbiamo tantissimi esempi di autolesionismo in Italia in tanti settori ma nel settore dell’olio di oliva sembra che sia preponderante. Sono appena tornato da una “gita” di 3 giorni tra Bruxelles e Bruges; in un paio di ristoranti , uno per ognuna delle due città, ho chiesto per condire un’insalata dell’olio extra vergine di oliva. A Bruges mi hanno dato 4 confezioni spray di olio extra vergine di oliva italiano 100%, dentro, probabilmente olio di semi. La colpa? Non posso pensare che fosse del produttore, con ogni probabilità del ristoratore con il rabbocco, contando sul fatto che l’avventore di olio non ne capisce nulla, anche l’italiano di turno. Al Raddisson Blue Royal, albergo a 5 stelle, quando ho chiesto l’olio mi hanno, è il caso di dire rifilato, un piccolo bricchetto elegante, bianco, con dentro olio, forse di oliva, aromatizzato al fungo. Quanto lavoro ci sarebbe da fare! E perché i piccoli produttori non fanno niente? La Coldiretti e l’Unaprol si lamentano a fasi alterne, per nascondere la loro incapacità a gestire i fiumi di milioni di euro che hanno avuto e continuano ad avere per affermare l’olio di oliva nel mondo. Come spendono o come hanno speso questi danari? Forse in parte in campagne scandalistiche piuttosto che per il mercato e per i loro associati. E quando il prezzo dell’olio di oliva italiano (direi pugliese) scende , non sapendo più a quale santo votarsi, attaccano dando del mafioso ad un settore, senza distinzioni, questo è infatti quanto appare all’estero.L’anno scorso, allorché i prezzi della produzione erano alti avevano sbandierato che il merito era loro, per aver fatto approvare la legge dell’indicazione in etichetta dell’origine. Quest’anno invece hanno detto che è per il fatto che non si legge bene, che la dicitura è troppo piccola. Una parola: ridicoli.

      • Luigi Caricato scrive:

        Ci sono persone a cui si azzera l’intelligenza, caro Massimo. All’estero se la ridono di noi. In giro c’è una sprovvedutezza che fa davvero paura: più degli assassini che assassinano. Sì, perché la stupidità è più pericolosa della stessa malvagità

    • Luigi Caricato scrive:

      Mauro, non dimentichiamo che il Comitato di esperti chimici del Consiglio oleicolo internazionale ha bacchettato nel 2010 l’Università di Davis relativamente a un report pubblicato da questo ateneo in cui si metteva il dubbio sulla genuinità degli extra vergini importati negli Usa. Certo, in giro c’è di tutto, ogliacci orrendi, finti extra vergini di cui diffidare, ma, attenzione, non prendiamo tutto per oro colato. Io mi affiderei al Coi piuttosto che ad altre voci di cui dobbiamo ancora essere certi della loro indipendenza

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