Se è buono è buono, se è cattivo è cattivo. E’ proprio così?

Com’è cambiato, se è cambiato, il gusto dell’olio extra vergine nei decenni? Se lo è chiesto la professoressa Tullia Gallina Toschi. Vi ricordate il convegno che ho organizzato a Milano in occasione del Simei? Il titolo era piuttosto esplicito: “Oltre la tradizione. Un volto nuovo per l’olio extra vergine di oliva”. Ebbene, a partire da questo assunto si sta delineando la strada verso il futuro.

Se non piace – si chiede la professoressa Gallina Toschi – che fare? Ci sono due scuole di pensiero, una va verso la costruzione di un prodotto consumer designed con una qualità che ricalca le aspettative del consumatore, l’altra invece percorre la strada della diversificazione del gusto (che peraltro può, per legge, già essere, ed essere dichiarato, intenso o delicato), della sua peculiarità intrinseca e dell’educazione ai tre attributi healthy-related: il fruttato, l’amaro ed il piccante.

Leggete con attenzione qui l’intera relazione che ho pubblicato su “Teatro Naturale”. C’è molto su cui riflettere. La prossima settimana pubblicherò un altro intervento del convegno.

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