Un omaggio all’olivicoltura eroica dei produttori giuliani

Sabato 19 novembre, come già annunciato su Olio Officina, ci sarà a Trieste una intera giornata di riflessioni nel nome dell’olio. Tra i temi che si affronteranno c’è anche la rievocazione storica della drammatica gelata del febbraio 1929. Il freddo di quei dolenti giorni aveva fatto gelare tutto. I danni più gravi li subirono gli olivi. Dall’Istria al Breg, i contadini raccontavano scene desolanti. Pesanti i danni subiti. L’olivicoltura giuliana fece un enorme passo indietro, quasi fino a scomparire; poi la rinascita. L’impegno di una volontà ferrea. Oggi l’illustratore Valerio Marini saluta così, con una vignetta di sano e contagioso umorismo, la tribolazione muta di quel lontano 1929.

Ed ecco invece la testimonianza di Alojz Krmec, vulgo Lojze Pi-Škerc (1897-1992), abitante di San Dorligo della Valle-Dolina, raccolta il 29 dicembre 1982 da Boris Pangerc.

“…Qualcuno tagliò i rami, qualcuno tagliò le piante raso terra. Qualche pianta germogliò di nuovo, altre morirono del tutto. Un freddo simile non si ricordava da cento anni e anche dopo non si è più verificato. A quasi tutti i contadini in quell’inverno si congelarono le patate e la frutta nelle dispense; perfino le uova delle galline si congelarono nella cova. Molti quell’inverno non lo superarono, si ammalarono e morirono. Da quell’inverno la produzione dell’olio subì un drastico arresto. Anche il frantoio rimase chiuso per molti anni.”

Oggi, da almeno vent’anni, la rinascita. Se passate da Trieste, io sarò lì.

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