Gutta cavat lapidem. Un anelito e una sana polemica

La cultura si muove lenta, ma agisce in profondità. E’ come la goccia che lentamente scava la roccia. Vi ricordate come veniva (mal)trattato l’olio ricavato dalle olive nei supermercati? Ora è proprio dalla Gdo che viene rivolta un’attenzione talvolta maggiore e più qualificata rispetto ai piccoli negozi. Non tutta la grande distribuzione, per la verità. Ha iniziato come al solito Esselunga. Nella foto un esempio di buona comunicazione. Accanto al prezzo, le indicazioni con i consigli di abbinamento olio-cibo.

ANELITO CON POLEMICA

E se anche le riviste di cucina inserissero nelle loro ricette gli oli in abbinamento? Sarebbe una decisiva svolta. In alcuni casi, purtroppo, vi sono giornali che riportano la voce “olio” senza alcuna specifica circa la loro natura.

Sarebbe forse troppo chiedere loro uno sforzo, ne sono sicuro. Troppo pigri, alcuni soggetti. Si credono intellettuali solo perché scrivono sui giornali, ma sono soltanto scribacchini bravi a scopiazzare ricette altrui proponendole come proprie e per giunta originali.

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8 risposte a Gutta cavat lapidem. Un anelito e una sana polemica

  1. massimo lago di como scrive:

    E’ qualche tempo che curo il reparto extravergini di esselunga e mi sembrava di qualità. Con piacere noto che non ero il solo. Domani mi faccio coraggio e provo a vendere l’olio della nostra azienda locale olivicola. mi ero fatto un sacco di scupoli del tipo “figurati se prendono il nostro olio. Siamo troppo piccoli.” Navarro accettano. Del resto se vendono l’olio australiano perché non vendere quello prodotto a 5 km di distanza?

    • Luigi Caricato scrive:

      Gli scaffali dell’olio di Esselunga sono la massima espressione che si possa trovare nella Gdo in Italia. Esserci con un proprio extra vergine è un buon traguardo. Anche l’operazione dell’olio australiano di Monini getta una ulteriore luce positiva

  2. Oliveto Fonte di Foiano scrive:

    Pensate che in molti ci dicono: Siete sullo scaffale Grandi Oli Esselunga? che disonore…. inutile dire che chi ci dice così sono personaggi privi di competenza oppure concorrenti che non hanno ne la voglia e forse nemmeno la capacità di aprire la mente a nuovi orizzonti, sia produttivi che di Marketing. Esselunga è una grande vetrina dove è possibile trovare di tutto, dal vino a 99 centesimo fino alle botiglie più pregiate, così per il settore food, è un punto vendita aperto al cliente così come lo è qualsiasi altro canale di distribuzione e sinceramente non capiamo il perchè sia un disonore essere su uno scaffale ben fatto insieme a moltissime altre selezioni regionali e sopratutto essere ben presentati! Inoltre dato l’alto smercio del supermercato il cliente difficilmente troverà bottiglie vecchie come è invece possibile trovare (piccola polemica) in Enoteche dal nome risonante dove si espongono oli con annate 2008 o 2009 nel 2011 e dove magari non viene fatto nenache il minimo di informazione al cliente su abbinamenti o provenenienza del prodotto.

    • massimo scrive:

      I supermercati italiani non hanno mai avuto particolare “amore” per l’olio di oliva. Lo hanno sempre trattato e continuano imperterriti a trattarlo, come prodotto da volantino. La Esselunga si distingue dal panorama distributivo nazionale ed ha inserito ottimi olii ponendo attenzione sulla qualità degli stessi. Questo si traduce in un vantaggio per tutti i piccoli produttori che possono rivolgersi così al grande pubblico. Purtroppo però le vendite in generale di queste tipologie languono e come detto in occasione di una tavola rotonda dal responsabile COOP , l’olio Italiano in generale continua a coprire l’1% delle vendite nazionali. Questo perchè i supermercati non investono nè tempo , nè risorse per educare i consumatori. D’altra parte le campagne istituzionali televisive sono state curate male tanto per fare qualcosa e dare il contentino “politico” a chi chiedeva un intervento promozionale del made in Italy (ad esempio per le DOP). Per mia personale opinione ritengo che al momento, al fine di “propagandare” e diffondere il buon olio ed i suoi abbinamenti (a parte questa rara eccezione della Esselunga) occorra farlo proprio attraverso le enoteche. Per fare questo però non bisogna solo “collocare” il prodotto al suo interno, perchè il responsabile degli acquisti dell’olio è la donna mentre che va in enoteca è l’uomo che di olio ne capisce ancor meno della donna. Facendo così succede che , come per il vino (correttamente) anche per l’olio c’è quello di annata (sbagliato). Dunque bisogna educare il venditore-proprietario dell’enoteca affinchè faccia opera di proselitismo ai clienti (maschi). Questo lavoro richiede tempo e risorse ma ritengo che possa portare ai risultati sperati di diffusione della cultura culinaria che vada finalmente oltre a quello di scegliere un buon vino. Un buon olio fa un buon piatto, mentre un olio scadente fa scadere qualitativamente il più “brillante” piatto.

    • Luigi Caricato scrive:

      E’ un grande, un grandissimo onore essere sugli scaffali di Esselunga, e speriamo che tale politica commerciale in favore degli oli sia sempre sostenuta e incentivata.
      Anche sul fronte dei primi prezzi, non compaiono mai promozioni in sottocosto scandalose, sono tutte concepite nel limite dell’accettabile

  3. Laura scrive:

    Caro Luigi,
    che bella sorpresa questa mattina aprendo Olioofficina.
    mi è piaciuto soprattutto l’incipit “La cultura si muove lenta, ma agisce in profondità…” . In momenti difficili come questi insistere sulla cultura può aiutare a sperare per un futuro migliore nel mondo oliandolo. Abbiamo bisogno tutti di formazione, dall’olivicoltore al consumatore, e ben vengano tutte le iniziative che aiutano a scoprire l’ olio extra vergine, puro succo d’oliva.
    un saluto
    Laura

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