Perché oggi mancano i grandi pionieri dell’olio?

Dialogando virtualmente via Internet con Stefano Tesi, giornalista e blogger, mi è venuto spontaneo fare una riflessione, che riporto qui di seguito a beneficio di chi segue Olio Officina. Alla questione se si debba o meno essere ottimisti, io ho dichiarato la mia piena fiducia nel futuro, senza tuttavia trascurare le difficoltà del presente, per l’intero comparto. D’altra parte è così: sono cicli. Ora stiamo conoscendo la discesa verso il basso. Ed è proprio per questo che sono ottimista, perché gli altri, altrove ma sempre nel mondo dell’olio, non stanno sprofondando, anzi: avanzano. D’altronde, i consumi si allargano, estendendosi verso nuovi Paesi che prima ignoravano l’olio ricavato dalle olive; siamo noi, piuttosto, che stiamo perdendo il treno, in casa e all’estero. Mancano di fatto i nuovi Bertolli, i Carli, i Novaro (con Sasso), i Carapelli, i Costa (con Dante)…
L’Italia dell’olio ha scelto la nicchia e vuole starsene chiusa nell’angolo. In attesa. Osservando gli altri Paesi produttori avanzare nei mercati. Restando a bocca spalancata, prima che qualche mosca entrando impavida in bocca non li ridesti dal sonno…

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2 risposte a Perché oggi mancano i grandi pionieri dell’olio?

  1. stefano tesi scrive:

    Caro Luigi,
    è difficile giudicare ma per fare i pionieri ci vogliono, sì, coraggio, volontà, inventiva, senso della sfida, lungimiranza e ottimismo, ma anche territori vasti e liberi da colonizzare. Se ciò che ti circonda e che devi scavalcare per avanzare, cioè il sistema-Italia, è invece una ragnatela di reticolati, paletti, partiti, conventicole, ideologie e realtà consociative cristallizzate, agire è molto complicato.
    Con l’aggiunta che i pionieri di ieri si muovevano sui (metaforici) carri, mentre oggi ci si muove virtualmente in tempo reale, in un mondo dove gli spazi si restringono con violenza e rapidità così come si spalancano, senza lasciarti il tempo di organizzarti, selezionare, capire.
    Dalla globalizzazione non si torna indietro e io temo che, in tal senso, il treno l’abbiamo perso.
    Ecco perchè non sono affatto ottimista.
    ciao, S.

    • Luigi Caricato scrive:

      Si deve essere pionieri nell’animo, soprattutto. Aggirando gli ostacoli di un’Italia dallo sguardo spento e dagli atteggiamenti tribali per le irrisolte divisioni interne. Sono ottimista perché qualche segnale di vita c’è. Per esempio Zefferino Monini, con i suoi oltre 300 ettari olivetati in Australia. L’olio che ricava lo vende in loco, e da quest’anno ne ha distribuito una parte in Italia, attraverso un’operazione di comarketing con Esselunga. Altri italiani cercano di tenere alto l’orgoglio nazionale, coltivando olivio in Marocco, e in altri Paesi del Nord Africa, e non solo; ma sono pochi ed eccezionali esempi. Il resto – investire nell’olivo in altri territori – lo fanno per lo più gli spagnoli, ma anche i francesi, e perfino gli inglesi.

      L’economia non è statica, esige rapidità e intuito. Domina la scena chi arriva prima, anticipando tutti gli altri. Come noi abbiamo fatto sul finire dell’Ottocento. Altri tempi, con le piccole aziende che sono diventante nel corso dei decenni sempre più grandi e potenti, tramutandosi in grandi marchi commerciali di cui oggi in gran parte abbiamo perso la proprietà.

      In tutto ciò le aziende agricole hanno una loro importanza, ma accanto ad esse ci deve essere un comparto competitivo. Ma noi italiani siamo così stupidi che non siamo più concettualmente in grado di portare avanti una filiera stratificata: la grande, la media e la piccola impresa. Diciamo in giro che piccolo è bello – e può anche essere vero, ma senza assolutizzare tale principio. E intanto, nel frattempo che noi bisticciamo, denigrando i nostri grandi marchi, quelli ancora in mano italiana, stiamo continuando a perdere pezzi, senza accorgerci che ci stiamo rimpicciolendo un po’ troppo, e che forse scompariremo.

      Ma io sono ottimista, caro Stefano: è sufficiente avere il coraggio di eliminare le parti inutili, e il Paese Italia potrà ripartire alla grande. Lo spirito pionieristico non ci manca.

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