Le guide dell’olio. Io non le amo molto, tuttavia

Non ne sopporto la serialità, ma soprattutto non ne concepisco il senso. L’olio è un prodotto a vita breve. Si consuma nell’arco di dodici mesi, in genere. L’olio censito in guida non lo si trova abitualmente sullo scaffale. Non è come accade con i vini, di lunga vita. E poi, ogni anno a star dietro ai campioni. No, troppo tempo sprecato. Possono essere sufficienti – allo scopo di indirizzare il consumatore o il fruitore professionale – le recensioni sui giornali, mentre le guide, comunque utilissime, sarebbero da pubblicare una tantum. Come ho fatto io. In ogni caso, nonostante l’Italia abbia tanta produzione di olive, e tanti oli di qualità, c’è da riscontrare una grave pecca. Esiste purtroppo, al momento, una sola guida agli oli che si possa dire tale: quella di Marco Oreggia. Ci sarebbe lo spazio per altre guide, come già avviene per i vini, ma permane tuttora un deserto culturale da far rabbrividire anche in agosto.

Le mie guide agli oli? Ne ho pubblicata una per Veronelli Editore nel 2000. Una per Mondadori nel 2001. Ed una per Tecniche Nuove nel 2004, quest’ultima limitata ai soli extra vergini da agricoltura biologica. Ho già dato. Preferisco scrivere libri che non siano guide.

Fare altre guide? Non ne ho voglia. Forse, chissà. Ma solo una tantum, nel caso; giusto per dare  utili indicazioni a chi intenda districarsi tra i tanti oli in circolazione.

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4 risposte a Le guide dell’olio. Io non le amo molto, tuttavia

  1. Pingback: Alta fedeltà » Tutte le strade portano all’olio. Ma la via è smarrita.

  2. stefano tesi scrive:

    Ciao Luigi, questione interessante. Gli ho appena dedicato un post sul mio blog: http://blog.stefanotesi.it/?p=1096. Io porrei la questione più ampiamente: qui si tratta di fare (ma non so come!) una guida alla cultura dell’olio in Italia, più che agli olii. Senza la prima, la seconda è inutile.
    Un abbraccio, Stefano.

    • Luigi Caricato scrive:

      Caro Stefano, la cultura dell’olio in Italia non è mai esistita, è sempre stata un fatto elitario. Oggi tale élite si è allargata, è vero, ma serve a poco. Il guaio più grosso, e per ora insanabile, è che sono proprio i produttori – a parte le punte dell’eccellenza, ma sono eccezioni – a mancare in cultura, anzi alle volte sono in particolare i produttori a rifiutare novità e qualsiasi approccio culturale che non sia la solita cantilena.

      L’aspetto più grave, è che in tanti ricorrono a linguaggi purtroppo desueti, presentando l’olio così come lo si presentava in passato. Non mi preoccupo. Aspetta e ne vedrai di belle, io resto in ogni caso ottimista. In fondo, è sufficiente eliminare i tanti parassiti (leggi associazioni – ma non tutte per la verità: una in particolare) che depredano il settore togliendone anche l’anima.

      Un abbraccio anche a te

  3. Pingback: Alta fedeltà » Dei delitti e delle guide. Olio extravergine compreso.

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