Finocchio marino sott’aceto, una delizia

Non solo olio. Questa volta il condimento di base è l’aceto. Se siete ancora in vacanza e vi trovate dalle parti del Salento leccese, sappiate che esiste una pianta spontanea, lungo la litoranea della costa jonica o adriatica, che si chiama Crithmum marittinum, volgarmente conosciuta come finocchio marino, proprio per il classico aroma che rimanda appunto al finocchio. Di questa pianta occorre utilizzare solo i rametti più teneri, mondati dalle foglie.

Una volta puliti i rametti, vengono lasciati appassire per almeno mezza giornata e posti in un vasetto da colmare con aceto di vino bianco. Dopo alcuni mesi di “stagionatura”, possono essere utilizzati in insalata o per arricchire la classica frisella con il pomodoro, come pure per accompagnare degnamente un piatto di carne lessa. Attenzione, però. Il gusto è particolarmente intenso, acido e salato.

L’olio da utilizzare in abbinamento? Un extra vergine dal fruttato medio o medio-leggero, tendenzialmente dolce, armonico, dal gusto rotondo e vegetale di carciofo. Visto che è una preparazione tipicamente salentina, possiamo abbinare un olio monovarietale da olive Ogliarola leccese.

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2 risposte a Finocchio marino sott’aceto, una delizia

  1. Dino scrive:

    Conosco il finocchio marino, ma sono rimasto perplesso per l’uso, secondo me, poco congruo fatto nella ricetta della pianta. Per chi volesse veramente provare il vero gusto raffinato della pianta, consiglio di adoperare non gli steli, ma bensì le foglie, le quali hanno un sapore inequivocabilmente simile al cappero, ma con un sapore meno deciso, molto più delicato e da usarsi anche e sopratutto con piatti di pesce, io lo utilizzo per esempio con la pasta al tonno e lo aggiungo a varie salse, da rimanere sbalorditi!!!

  2. tommaso scrive:

    bella scoperta …ci piacerebbe acquistarne un pò ! come?

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