Quando arrivi in Puglia, dall’aereo vedi un mare d’argento

Ritorno ancora una volta sullo stilista Giorgio Correggiari. Per ricordarlo attraverso le sue parole sull’olio. Attraverso un suo testo apparso su un quotidiano in occasione dell’evento “Extra”, nel 2008. Non ricordo più la testata sul quale è stato pubblicato, se sul “Corriere del Mezzogiorno”, la costola del “Corriere della Sera”, o sull’edizione barese di “Repubblica”.

OMAGGIO A GIORGIO CORREGGIARI: L’ORTO NARRATIVO

Quando arrivi in Puglia, dall’aereo vedi un mare d’argento. Sono gli ulivi, un paesaggio alimentare di rara bellezza che si collega sempre di più al food con percorsi dell’olio, interessanti ma anche fortemente limitanti.
L’olio è di più, è tutto, dall’inizio alla fine della nostra vita quando diventa simbolo religioso di congedo. Dobbiamo separarlo dal gusto e scoprirlo nella sua essenza più profonda come ha fatto Luigi Caricato, creatore del nuovo termine della lingua italiana “oleologo” e che dell’olio traccia l’impiego ma anche il mito, sino a renderlo romanzo.

Il giardino agro-alimentare creato intorno alla scultura di Ceroli in corso Vittorio Emanuele, per “Extra”, è da guardare con profondità. E non perché ci sono gli ulivi, i pomodori, le zucche immerse nella terra o gli altri semplici elementi che appaiono in una tavola frugale o come base di cucina sofisticata, ma per scoprirne la bellezza diversa e colorata che ne farà il decoro della città di domani. Occorre fare presto, continuiamo a dirci con l’amico ritrovato dopo anni, Mimmo Lacirignola, sentendoci investiti in maniera responsabile dal problema dell’alimentazione, e abbiamo deciso che questo “Giardino delle Delizie” diventi il messaggio di “Extra” rivolto alla città.

Comincia l’attesa dell’Expo di Milano, che dovrebbe fare di Milano il polo di attenzione globale sul tema dell’alimentazione, per garantirne il successo e renderla manifestazione vincente. Ma è fondamentale che da subito questa città diventi il luogo dove si sperimentano le politiche più innovative sui temi della riduzione della fame del mondo, e occorre affiancarla tutti, soprattutto la vostra Puglia, che col suo sole abbagliante e le sue ombre rinfrescanti trae dalla terra rossa la forza dell’ulivo e dell’olio. Occorre sperimentare le politiche più innovative sui temi della riduzione della fame, dell’agricoltura urbana, delle coltivazioni sostenibili, della cooperazione alimentare. Occorre unire i temi dell’agricoltura con quelli dello sviluppo urbano. E far tornare l’agricoltura ad essere linfa vitale, non solo nei piccoli spazi lasciati vuoti da una espansione edile dissennata, ma con essa ridefinire le mura di cinta di Bari.

Occorre una agricoltura plurale promossa da politiche urbane rinnovate. Le superfici vegetali possono essere create anche sui tetti, ai lati delle strade, nei posti di degrado, per creare ovunque occasioni di lavoro e di attenzione ambientale.

In una terra generosa nell’accoglienza dei migranti come la vostra, si potrebbe creare  un collegamento fra la questione dell’alimentazione e quella dell’accoglienza. E la Puglia potrebbe incrementare la produzione e commercializzazione del cibo in un progetto che aiuti la comunità ospitate a muovere una diffusa imprenditoria alimentare, cedendo loro spazi dismessi ai margini della città, come spazi logistici.

Il piccolo “Giardino delle Delizie” è un invito a riflettere su come creare i nostri balconi, adornare i nostri terrazzi, creare giardini commestibili, per ritornare al gesto semplice di cogliere un’oliva  o di coltivare il proprio orto. E dopo negozi che suggeriscono la presenza dell’olio nell’alimentazione, nel colore, nella cura di se stessi, nel legno, nella letteratura e nell’illuminare, importante diventa la sosta in libreria per scoprire l’olio in versi grazie a Luigi Caricato, immergersi nella musica di Giulia Kent che nel rapporto coi sensi tante somiglianze ha con l’olio, e poi ritrovarsi tutti insieme a guardare il “Giardino delle Delizie”. Fermarsi in esso per osservare, riflettere, capire qualcosa che era sfuggito, e arginare l’ansia di un futuro.
E così un piccolo giardino agro-alimentare potrà diventare “Orto narrativo di speranza”.

Giorgio Correggiari

 

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