Non si può sempre tacere

Lo so di scrivere qualcosa di scomodo, ma alle volte è necessario. Non si può sempre tacere. In un Paese la cui economia agricola è fondata per lo più sul vino e sull’olio, perdere posizioni è delittuoso. E’ sufficiente soffermarsi sul settore oleario italiano per rendersi conto dello stato della realtà. Vi sono almeno due elementi critici emersi di recente in maniera drammatica. Il primo: FederDop e Unaprol hanno ammesso nei giorni scorsi il fallimento delle denominazioni di origine protetta. E’ inaudito. Il secondo: il pernicioso eccesso di burocrazia sta contribuendo all’abbandono del settore da parte di molti operatori. E’ terribile.

Le Dop. In realtà, continuo a credere che tali attestazioni di specificità siano effettivamente uno strumento molto importante per rilanciare il comparto. Certo, la situazione non è rosea, ma sappiamo anche che vi sono responsabilità ben precise al riguardo. Se da una parte possiamo essere orgogliosi di avere trentanove Dop per gli oli italiani e una Igp, con in più altre tre Dop prossime al riconoscimento definitivo, dall’altra possiamo benissimo sostenere che una tale ricchezza di Dop riconosciute serve a ben poco se non vi è una adeguata incidenza sul mercato.

Purtroppo l’analisi del mercato delle denominazioni di origine oliandole è impietosa: in vent’anni di investimenti sulle Dop, ad oggi si copre solo l’1% del mercato, ed è a dir poco scandaloso.

La mia prima reazione? Chi ha responsabilità, paghi.

Se il mercato non premia, la causa è da ricercare in chi ha mal gestito le Dop in tutti questi anni, non nella sfortuna o nell’ignoranza del consumatore che non apprezza.

Finora a rispondere con grande efficacia è stato solo il centro Nord, che si è per sua fortuna avvalso di consorzi di tutela capaci. Pur disponendo di minori risorse, il centro Nord ha raccolto i migliori risultati.

Intanto a Trieste si è alle prese con la sesta edizione di Olio Capitale, manifestazione fieristica in programmazione per marzo 2012, ma nel frattempo si svolgerà il 16 settembre un focus sulle Dop. Obiettivo: imprimere una svolta. Solo mi chiedo: a che serve darsi da fare se l’altro punto critico, irrisolto per l’Italia, è la nostra innata vocazione al masochismo?

Dall’1 luglio sono stati resi infattti obbligatori i registri telematici del Sian! Una vera tegola sulla testa per i produttori, sia per gli alti costi da sostenere, sia per le responsabilità che ricadono tutte sugli operatori.

Siamo proprio un Paese alla frutta: incapace di garantire trasparenza, lo Stato anziché alleggerire le aziende, le sovraccarica con vessazioni inopportune. Senza peraltro considerare che in molte aree rurali del Paese la banda larga per chi voglia coollegarsi a internet è ancora un sogno lontano, molto lontano dall’avverarsi.

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Una risposta a Non si può sempre tacere

  1. Caro Luigi, con sofferenza oggi mi sono reso conto che per quanto riguarda il registro telematico al Sian non solo bisogna rispettare perentoriamente i termini infrasettimanali per l’invio dei dati, ma subiamo un radicale sconvolgimento della ns. coontabilità di magazzino!! Infatti si è passati dal 1 luglio a un magazziono da gestire per Lotti di confezionato. Ogni articolo può avere più lotti in magazziono e per tutti gli articoli diventa un calvario!! Chi gestisce tutto questo? Assumiamo un ragioniere?

    Inoltre perchè imporre di comunicare la vendita di un confezionato entro 6 giorni al ns. turista estivo? Non basta comunicare ciò solo per la pproduzione e acquisti di olio entro tale termine?

    Direi che sarebbe ragionevole distituire le movimentazioni interne e di confezionato dagli acquisti o produzione dell’olio, con tempistica differente.

    Speriamo di non vendere confezionato durante le ferie allora, altrimenti chi cominicherà al Sian!!!

    Saluti

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