Una goccia d’olio per Karol

L’uomo soggioga la terra mediante il lavoro sfruttando le risorse naturali. A scriverlo è stato Giovanni Paolo II, il grande pontefice di cui possiamo sentirci orgogliosi di essergli stati contemporanei. Karol Wojtyla è stato beatificato proprio oggi, domenica primo maggio, festa dei lavoratori. Un buon motivo per ricordarlo citando la sua celebre enciclica Laborem exercens, pubblicata nel 1981. Il dominio dell’uomo sulla terra si compie nel lavoro e mediante il lavoro. Non dimentichiamo questa grande verità.

Ecco un brano:

(…) L’uomo domina la terra già per il fatto che addomestica gli animali, allevandoli e ricavandone per sé il cibo e gli indumenti necessari, e per il fatto che può estrarre dalla terra e dal mare diverse risorse naturali. Molto di più, però, l’uomo soggioga la terra, quando comincia a coltivarla e successivamente rielabora i suoi prodotti, adattandoli alle proprie necessità. L’agricoltura costituisce cosi un campo primario dell’attività economica e un indispensabile fattore, mediante il lavoro umano, della produzione. (…)

E, a proposito del duro lavoro nei campi e della dignità del lavoro agricolo:

(…) Il lavoro dei campi conosce non lievi difficoltà, quali lo sforzo fisico continuo e talvolta estenuante, lo scarso apprezzamento, con cui è socialmente considerato, al punto da creare presso gli uomini dell’agricoltura il sentimento di essere socialmente degli emarginati, e da accelerare in essi il fenomeno della fuga in massa dalla campagna verso le città e purtroppo verso condizioni di vita ancor più disumanizzanti. Si aggiungano la mancanza di adeguata formazione professionale e di attrezzi appropriati, un certo individualismo serpeggiante ed anche situazioni obiettivamente ingiuste. In taluni Paesi in via di sviluppo, milioni di uomini sono costretti a coltivare i terreni di altri e vengono sfruttati dai latifondisti senza la speranza di poter mai accedere al possesso neanche di un minimo pezzo di terra in proprio. Mancano forme di tutela legale per la persona del lavoratore agricolo e per la sua famiglia in caso di vecchiaia, di malattia o di mancanza di lavoro. Lunghe giornate di duro lavoro fisico vengono miseramente pagate. Terreni coltivabili vengono lasciati abbandonati dai proprietari. titoli legali al possesso di un piccolo terreno, coltivato in proprio da anni, vengono trascurati o rimangono senza difesa di fronte alla fame di terra di individui o di gruppi più potenti. Ma anche nei Paesi economicamente sviluppati, dove la ricerca scientifica, le conquiste tecnologiche o la politica dello Stato hanno portato l’agricoltura ad un livello molto avanzato, il diritto al lavoro può essere leso quando si nega al contadino la facoltà di partecipare alle scelte decisionali concernenti le sue prestazioni lavorative, o quando viene negato il diritto alla libera associazione in vista della giusta promozione sociale, culturale ed economica del lavoratore agricolo. In molte situazioni sono dunque necessari cambiamenti radicali ed urgenti per ridare all’agricoltura – ed agli uomini dei campi – il giusto valore come base di una sana economia, nell’insieme dello sviluppo della comunità sociale. Perciò occorre proclamare e promuovere la dignità del lavoro, di ogni lavoro, e specialmente del lavoro agricolo, nel quale l’uomo in modo tanto eloquente soggioga la terra ricevuta in dono da Dio ed afferma il suo dominio nel mondo visibile.  (…)

 

Idealmente quest’oggi io immagino tutte le brave persone del mondo unirsi nel nome di Karol, offrendogli ciascuna di esse una goccia d’olio…


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4 risposte a Una goccia d’olio per Karol

  1. lucio scrive:

    Luigi, quello che riporti è vero, ma la gelata è devastante nell’animo umano che ha passione nel lavoro di contadino, ma poi sai bene che con altre energie si ritorna nuovamente alla messa a dimora delle piante. Quindi un Olio esprime anche queste sensazioni

    buon Olio

  2. lucio scrive:

    grazie di cuore Luigi per aver pubblicato questo passo dell’enciclica di questo uomo profondo, essenziale non a caso è il Papa. La figura dell’agricoltore è ben rappresentata e sicuramente l’enciclica approfondisce anche l’anima, l’energia dell’uomo agricoltore e vorrei aggiungerei una mia esperienza personale vissuta con il babbo Giuseppe inverno 1985-1986, la grande gelata. Luigi, vedere un uomo piangere come un bambino, scosso, frastornato nel vedere le sue piante perdere le foglie e poi essere risultate “congelate” non è facile ma l’uomo agricoltore -contadino ha reagito e c’è la poi fatta. Questo è il Contadino.

    • Luigi Caricato scrive:

      Ogni tanto ci vuole. Stiamo perdendo i punti di riferimento, invece occorre dimostrare il coraggio di cercare sempre, e desiderare, tali icone di bellezza, purezza e verità. Karol, inutile ripeterlo, è tra questi punti fermi.

      Capisco. So benissimo cosa significhi conoscere la sconfitta dopo un’esperienza bruciante come può essere una gelata o una grandinata, e perdere il raccolto di un anno o di tanti anni; ma poi si reagisce sempre, nonostante tutto. L’agricoltore incarna perfettamente tale figura mitica, ancorché negletta dalla società

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